Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere – Wired

Articolo di Wired che ho trovato un poco demenziale ed un poco inquietante. Imho son queste le “zappe” sui piedi che contribuiscono a rendere diffidente la gente verso molti capricci rozzamente mascherati da richieste di non discriminazione. Grassetti miei.

Sorgente: Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere – Wired

Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere
L’ente che monitora le informazioni pubblicitarie, ha pubblicato un testo guida per evitare di cadere nei soliti cliché dannosi per la (libera) crescita dei nostri figli (…)

(…) E tra tutti questi “maestri” – buoni o cattivi che siano – uno dei più forti e persistenti è la pubblicità, che disegna quotidianamente un immaginario del mondo attraverso tutti i canali possibili, e lo fa con uno scopo ben preciso: quello di vendere dei prodotti.

Quindi la pubblicità non ha scopi educativi o di vendere. E visto che oggi il politically correct fa figo e moderno ci si precipita per vendere.
Basta vedere i manifesti pubblicati dopo la vicenda della pubblicità barilla; tutti identici e tutti che giocavano su: “MM, MF e FF sono una famiglia.”.
Brutta cosa che la pubblicità venga considerato come sistema di educazione, brutta cosa.
Far capire ai bambini che la pubblicità è una cosa finta e che la realtà è un’altra cosa è una cosa sanissima da fare quanto prima.

Per questa ragione la Advertising Standards Authority – l’associazione britannica che si occupa di monitorare le informazioni pubblicitarie in stretto raccordo con il Governo – ha pubblicato una serie di linee guida indicando l’urgenza di costruire una serie di restrizioni per evitare che le pubblicità promulghino gli stereotipi di genere.

Per stereotipo di genere si intende tutta quella costruzione di immaginari all’interno dei quali maschi e femmine interpretano ruoli rigidi e predefiniti: nelle pubblicità basate su questa rappresentazione (falsa o parziale) del mondo, le femmine puliscono casa mentre i maschi passano correndo con le scarpe infangate. Gli uomini non si lamentano e non piangono mai. Le bambine giocano con le bambole e i maschi con le macchinine. Le femmine vogliono fare le ballerine e i maschi i calciatori. I ragazzini studiano la matematica e le ragazzine leggono i libri. E, soprattutto, le femmine sono docili, romantiche e un po’ svampite, mentre i maschi sono duri, coraggiosi e sicuri di sé.

la pubblicità mira a specifiche nicchie di mercato e tara la sua comunicazione per convincerle a comperare. Per accorgersene basta prendere una rivista destinata principalmente ad un pubblico femminile ed una destinata ad un pubblico maschile. Nella prima si troveranno tante pubblicità di prodotti di bellezza come rossetti e mascara e nella seconda di prodotti per il fai da te?

Le riviste vogliono imporre stereotipi (come poi?) oppure il 95% di potenziali acquirenti di un rossetto è di sesso femminile e il 95% di potenziali acquirenti di un trapano di sesso maschile?

Secondariamente perché colpire solo gli stereotipi di genere e non gli altri stereotipi usati dalla pubblicità? perché alla guida di auto sportive ci son sempre strafigh* danaros* e non disoccupat* cinquantenn* ?  Perché i costumi da bagno sono indossati da modelli e modelle con corpi statuari e non da persone con pancetta o tanta cellulite? Perché durante le cene, a meno che non sia la pubblicità del detersivo, le tovaglie rimangono immacolate? Perché le camicie escono dalla lavatrice lavate e stirate? Perché i solari son reclamizzati sempre in spiagge bellissime ed esotiche e non nella piscinetta condominiale? E se un* casaling* cade in depressione perché la lavatrice tira fuori le camicie bagnate e spiegazzate e si sente un* perfett* incapace?

I dati, infatti, dimostrano che le donne non sono più a larga maggioranza casalinghe, che scienziati e ricercatori sono spesso di sesso femminile, che i maschi desiderano potersi godere la paternità alla nascita di un figlio e che le donne amministratrici delegate di grandi aziende sono in vertiginoso aumento. Parallelamente, le cronache sportive italiane raccontano di maschi impegnati (e vincenti) in discipline una volta tipicamente femminili, come il nuoto sincronizzato, e il libro di un papà felice e romantico come Matteo Bussola vende oltre 50.000 copie in pochi mesi.

e infatti la pubblicità cambia come cambia la società. Ma che cambi perché cambia la società, guardare qualche vecchio carosello o qualche pubblicità anni ’80 per rendersene conto, è fisiologico. Trovo invece sia sbagliato usare la pubblicità per far cambiare “nella direzione voluta” la società.
Per il resto queste battaglie stranamente son per i posti migliori, difficilmente lottano per i “babbomat” o perché la percentuale di morti bianche sia circa uguale fra uomini e donne.
Questi sono i dati istat, dai quali risulta (tabella b6.4) che:

infortuni mortali 2011-2015 è ancora più interessante; sul totale degli infortuni risulta che la percentuale di maschi è del 91%

Inoltre per quanto riguarda le cause:
– femmine: 56% in itinere (211), 25% sul lavoro con mezzo di trasporto (93), 19% sul lavoro senza mezzo di trasporto (70)
– maschi: 24% in itinere (853), 26% sul lavoro con mezzo di trasporto (946), 50% sul lavoro senza mezzo di trasporto (1.773).
– rapporti assoluti maschi a femmine: in itinere 4 a 1,
sul lavoro con mezzo di trasporto 10 a 1,
sul lavoro senza mezzo di trasporto 25 a 1.

Ciononostante molte pubblicità si ostinano a promuovere un immaginario del mondo falsato e stigmatizzante.
Per queste e molte altre ragioni, l’Inghilterra si doterà presto di una legislazione, basata sulle indicazioni fornite dall’ASA, a cui i pubblicitari dovranno attenersi.
In Italia, invece, per ora dovremo continuare a vedere pubblicità come queste.

La pubblicità riportata nel sito non ha niente di scandaloso, un bambino ed una bambina vestiti normalmente, la bambina rappresentata più tranquilla, il bambino più “agitato”, ovviamente lui è indicato dal pronome maschile, lei da quello femminile, ma se quello è sessismo e discriminazione allora vuol dire che abbiamo raggiunto la parità.

E chi pensa che le indicazioni inglesi siano un po’ bigotte e retrograde, che l’allarmismo sia ingiustificato, e che un conto sono le pubblicità e un altro è la vita, può provare a sperimentare le conseguenze degli stereotipi di genere in prima persona: aprite il gruppo WhatsApp della classe dei vostri figli e scrivete che una vostra amica sta pensando di iscrivere il bambino ad un corso di danza classica, o la bambina ad una scuola di rugby.
E poi godetevi le reazioni.

La mia reazione, con sincerità sarebbe: è la volontà del bambino oppure è la volontà della mamma che vuole fare la conformista “anticontroboicottara”?
Talvolta quando leggo articoli come questo ho come l’impressione che non si voglia mirare ad una parità ma poter usare la specialità come jolly quando mi conviene. Gli stereotipi, che non sono imposizioni altrimenti non si capirebbe come mai esistano ballerini maschi e rugbiste femmine, son semplicemente una rappresentazione della maggioranza. E la soluzione invece di imporre regole inutili e cretine sarebbe insegnare il rispetto per gli altri e le loro scelte, semplicemente.

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