la strage dei colpevoli (al concorso magistrale)

spiace dirlo ma se vuoi avere qualità devi fare un robusto controllo di qualità. Detto questo, e detto che quanto capitato è una prova del tremendo analfabetismo di ritorno, vorrei fare alcune considerazioni. Non è una strage degli innocenti, persone bocciate per il gusto di bocciare; parliamo di persone che dovrebbero essere formate e che dovrebbero già aver messo piede in una scuola. E la domanda sorge spontanea: “ma in che mani stiamo mettendo i nostri figli”?

Ok parlare di strage ma non parlerei di strage degli innocenti; in un concorso, che che ne pensino certi “candidati” non si sega “mentula canis” ma si sega chi non è in grado.

Da notare anche un’altra cosa: oramai la PA non sta più venendo usata come un grosso ammortizzatore sociale per posteggiare persone incapaci di fare altro; e questo è devastante soprattutto per chi ragionava in termini di “pezzo di carta per il posto sotto casa”. Far pulizia nella scuola, ultimo diplomificio, sarà una impresa immane ma serve, l’alternativa è arrivare in una situazione dove avrai una scuola di elité che prepara e prepara bene e una scuola “diplomificio/intrattenimento” per illudere la gente di sapere e che sfornerà orde di ignoranti convinti di essere dottoroni e che si lamenteranno che l’ascensore sociale non funziona (perché incapaci di usare i tasti dell’ascensore).

fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/06/10/news/bologna_ecatombe_ai_concorsi_per_insegnare_a_scuola_piu_posti_che_promossi-167699982/

Bologna, quasi 5mila bocciati al concorso per elementari e materne: “Non hanno idea di come si insegna”

Ecatombe alle prove scritte. Il provveditore dell’Emilia Romagna Stefano Versari lancia l’allarme: “Chiediamoci come stiamo formando i futuri docenti”. I posti per la primaria non saranno nemmeno coperti

di ILARIA VENTURI
10 giugno 2017

BOLOGNA – Si sono presentati alla prova scritta in 3.319. Con molta apprensione e la speranza di diventare maestri di ruolo nella scuola statale. In palio c’erano 1.027 posti, uno su tre poteva farcela. E invece solo 826 di loro sono stati ammessi all’orale. I bocciati al concorso per la primaria in Emilia Romagna sono stati 2.493, una vera e propria falcidia dopo quella che aveva colpito gli aspiranti docenti di latino. Solo che in questo caso i numeri degli esaminandi sono più consistenti. E non è andata meglio al concorso per la scuola dell’infanzia statale, dove solo 448 candidati hanno superato lo scritto su 2.701: è il 16,5 per cento.

da notare che quest’anno non c’è stata la preselezione (50 domande di logica, inglese, informatica e comprensione del testo) vero killer dello scorso concorsone. Molta gente bocciata allo scritto nel precedente concorso non avrebbe passato la preselezione, sic et simpliciter.

Sogni infranti, dunque. Delusione e rabbia corrono sui social all’uscita dei risultati. Mentre l’alto tasso di bocciature preoccupa l’ufficio scolastico regionale, mette in discussione il tipo di preparazione dei futuri insegnanti e il meccanismo di un concorso che dopo un anno non arriva nemmeno a coprire i posti disponibili. È il direttore Stefano Versari a lanciare un grido d’allarme: “Chi si è presentato non aveva la valigia degli attrezzi che occorre per entrare in una classe. Al concorso per l’infanzia il livello culturale dei candidati era basso, negli altri i commissari hanno rilevato una profonda competenza culturale ma uno scarso livello di preparazione di natura didattica”.

Imho penso sia dovuto al vizio dell’istruzione di funzionare per “cicli chiusi” ovvero ogni ordine di scuola fornisce una preparazione fine a sé stessa e non nell’ottica di un futuro lavoro o di un proseguimento degli studi. In particolare spesso l’università tende ad alienarsi completamente dal mondo del lavoro, cosa che capita più di frequente negli indirizzi “umanistici”. E il risultato è questo: persone preparatissime dal punto di vista universitario ma incapaci di applicare od usare quanto studiato.

Insomma, candidati dall’età media di 35 anni pronti dal punto di vista teorico, ma incapaci di tradurre quanto studiato sui libri in una lezione. Per non parlare dei tanti che sono scivolati sulla grammatica: apostrofi in libertà, sintassi claudicante. “Purtroppo abbiamo visto anche questo nelle correzioni, c’era da mettersi le mani nei capelli”, racconta Emilio Porcaro, presidente coordinatore delle commissioni al concorso per la materna dove a bando, in regione, ci sono 349 posti. La prova era composta da domande su sei argomenti, come le indicazioni nazionali sulla scuola dell’infanzia, un’attività da fare coi bimbi, l’accoglienza dei piccoli. Poi il test sulla lingua straniera.

Una barzelletta recita:

Quando un tedesco non sa una cosa, la impara.
Quando un americano non sa una cosa, paga per saperla.
Quando un inglese non sa una cosa, ci scommette sopra.
Quando un francese non sa una cosa, fa finta di saperla.
Quando uno spagnolo non sa una cosa, chiede che gli sia spiegata.
Quando un greco non sa una cosa, ti sfida a chi ha ragione.
Quando un irlandese non sa una cosa, ci beve sopra.
Quando uno svizzero non sa una cosa, ci studia sopra.
Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

“Le bocciature sono dovute a risposte superficiali, banali o troppo teoriche, non calate nella situazione reale. Dispiace, si percepiva che mancava la pratica”, continua Porcaro. Versari invita a non a puntare il dito contro le commissioni: “Hanno giudicato senza rigori eccessivi – dice -. L’interrogativo da porsi è su come si stanno formando a livello universitario questi insegnanti. Un tempo uscivano dai vecchi istituti magistrali, magari non solidi sulla teoria ma più preparati a insegnare. Ora siamo passati a una formazione eccessivamente tecnica e disciplinare. Ancora non abbiamo centrato l’obiettivo”. Ma come è possibile che nemmeno con un “concorsone” si riescano a selezionare i docenti necessari alla scuola? “La fatica è improba e di fronte a tante bocciature ha poco senso – ammette Versari –. Il meccanismo è farraginoso, ma non è quello che ha determinato il fallimento. I bocciati non avevano le competenze fondamentali. Per entrare in una scuola ci vuole mestiere nel senso più alto del termine”.

Se si vuole qualità si deve selezionare chi raggiunge il livello minimo di qualità richiesto. La domanda del giornalista mi ricorda le tante discussioni in consiglio di classe dove, se per avere la classe l’anno successivo devi promuovere X ragazzi, allora promuovi X ragazzi anche se l’ultimo classificato viene promosso con quattro materie a debito e due materie “condonate” (ovvero meriti il debito anche in quelle ma ti abbiamo messo la sufficienza per promuoverti).

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5 pensieri su “la strage dei colpevoli (al concorso magistrale)

  1. Sempre pensato che questa roba del numero minimo per formare le classi sia una stronzata. Io alle superiori stavo in una classe piccola: 15 alunni, quattro o cinque erano sopra la sufficienza, tutti gli altri il buio totale. Se si constata che in una classe il 90% sono caproni non si può che prenderne atto. Quindi mi chiedo, ha senso questa norma burocratica? Non sarebbe meglio fare un po’ come in altri paesi dove ogni studente sceglie il corso e personalizza la propria pagella?

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    • ha senso perché non ha alcuna logica dover fare tre terze con 8 studenti l’una; in tal caso si fa un unica classe con 24 studenti riunendo i promossi delle varie classi.
      Quando io ero alle superiori succedeva: le prime superiori arrivavano fino alla sezione Q, le seconde fino alla sezione N e poi via via il numero delle sezioni si stabilizzava.

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      • Ma la scuola sta lì per dare un impiego pubblico a della gente, funzione, questa, che verrebbe meno riducendo il numero delle classi.
        Detto questo, quella dei bocciati al concorso, TAR del Lazio permettendo, mi pare un’ottima notizia.

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  2. Hai linkato Corlazzoli… io non so (logicamente) come sia come insegnante, ma a leggere il suo blog sul Fatto (e già che sia sul Fatto…) uno si fa l’idea che sia uno un po’ alla Montessori… uno per cui tutti gli scolari sono genii, ma non tutti compresi.

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  3. A me non spiace dirlo: per la qualità serve un controllo di qualità serio e duro.
    Le chiacchiere stanno a zero: chi si lamenta per questa rigidità si lamenta quando ha a che fare professionalmente con qualcuno poco qualificato.

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