Il prof dei voti bassi? Aveva ragione – Corriere.it

Su twitter Mauro mi aveva segnalato questo articolo, che sinceramente ho trovato agghiacciante. (grassetti miei)

Sorgente: Il prof dei voti bassi? Aveva ragione – Corriere.it

LA STORIA
Il prof dei voti bassi? Aveva ragione
Sospeso per i criteri di valutazione: dopo 5 anni il giudice lo riabilita. «Non sono severo, ma alle superiori sbagliavano test da IV elementare» di Valentina Santarpia

A distanza di cinque anni, ha avuto ragione: una sentenza del giudice del lavoro di Lecce ha annullato la sanzione disciplinare che l’allora preside dell’istituto tecnico commerciale di Casarano, Prof. Bruno Contini, aveva inflitto al professore che dava voti troppo bassi. Il giudice ha anche condannato la scuola a pagare le spese legali, con conseguente danno erariale per l’Amministrazione Pubblica. Eppure lui, un cinquantenne salentino, che preferisce non far pubblicare nome e faccia per evitare un nuovo clamore sul suo caso, non è «soddisfatto», anzi: la sua voce ha il suono amaro della rassegnazione. «È vero, dopo molti anni ho capito che non si possono valutare davvero i ragazzi per quello che valgono, e quindi spingerli a lavorare e studiare di più. Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano, non verrebbe promosso più del 20%». (…)

Quando sono entrato per la prima volta nell’istituto di Casarano, quello dove è scoppiato il caso, ho sottoposto i ragazzi di prima superiore ad un test matematico che viene proposto dal Miur per bambini di IV e V elementare, volevo valutare le loro condizioni di partenza. E per evitare polemiche ho usato quesiti riconosciuti, non inventati da me. Ma i risultati sono stati imbarazzanti, i ragazzi non erano in grado di rispondere a domande semplicissime: così ho messo loro voti bassi, come meritavano».

Apriti cielo: «In questo modo si creava una situazione di panico nelle classi che sfociava nelle proteste degli studenti e le preoccupazioni che le famiglie manifestavano al dirigente- racconta il preside nella memoria difensiva presentata in tribunale- al fine di sedare gli animi e far rientrare la situazione nella normalità, veniva convocato il docente, ma nonostante le sollecitazioni ad un dialogo costruttivo con gli studenti non si riscontrava alcuna collaborazione da parte del prof». (…) Eppure la decisione del giudice, che «riabilita» il professore all’epoca criticato per i suoi metodi didattici, rilancia il dibattito su un sistema scolastico contraddittorio, che assiste impotente alla debacle degli studenti pugliesi nelle valutazioni Ocse-Pisa e poi premia quegli stessi studenti con il record di lodi all’esame di maturità.

Com’è possibile? «Perché è molto più semplice accettare il sistema- sostiene il prof- che prevede poche regole chiare e non scritte. Non si possono bocciare più di 6-7 ragazzi all’anno altrimenti non si formano le classi successive: un tempo accadeva e nessuno si scandalizzava, oggi sarebbe impensabile- racconta il prof- Le scuole devono avere un nome solido per potersi permettere di bocciare, altrimenti si fanno terra bruciata intorno. E la stessa cosa vale per i professori: quelli che mettono voti reali, come me, vengono guardati male e costretti a giustificare ogni virgola, per cui quasi tutti si adattano mettendo sufficienze anche a chi non se lo merita. Ed è praticamente impossibile per le famiglie o per la scuola mandare via un docente che non insegna bene: i punteggi in graduatoria dipendono in gran parte dall’anzianità piu’ che dalla capacità di un professore e dalla sua preparazione».

Che dire? oramai si è scambiato il diritto allo studio per il diritto al conseguimento del titolo di studio. La scuola non è più formazione ma un campionato dove magari retrocedono (bocciati) solo le ultime tre e le altre possono vivacchiare, basta che non si avvicinino alla zona retrocessione. La vicenda del professore spiega benissimo anche la guerra ai test invalsi, test di ammissione all’università ed a tutto ciò che “rompa” il quieto vivere della scuola ove si evita di bocciare e di mettere i ragazzi davanti alla loro ignoranza ed impreparazione. Certo il quieto vivere viene ammantato, come al solito, di altissimi ideali: il non lasciare nessuno indietro, la scuola dell’inclusione, i ragazzi in fase di crescita.

Peccato che ciò significhi solo ritardare il momento in cui si dovrà realmente dimostrare di essere capaci e preparati e se non lo si è arriverà la bocciatura. E in quel momento saranno dolori, perché se l’essere bocciato, il non passare una selezione può irritare, lo scoprire di non essere così capace e preparato come ci si credeva di essere può essere devastante. Molta della rabbia dei gggiovani si spiega benissimo con il: hanno scoperto di essere capre e non dei novelli Einstein come li avevano illusi a scuola.

Cambiare il sistema? sarà certamente doloroso; oggi purtroppo non corri solo nella tua città o nella tua provincia ma la gara oramai è europea e mondiale1. Puoi cullarti nell’illusione e frignare cercando di contrabbandare il diritto al titolo di studio come diritto allo studio. Il risveglio, salvo che per pochi fortunati, sarà però tragico.


  1. Due parole sui cervelli in fuga: un caso singolo non può confutare una media. Il fatto che l’1% dei migliori studenti italiani ha successo all’estero non confuta il livello medio del restante 99%. In termini più chiari: il fatto che la Juventus sia arrivata in semifinale di Champions non confuta la, bassa, qualità del corrente campionato di serie A e non confuta certe figuracce fatte, in europa, da squadre italiane. 
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14 pensieri su “Il prof dei voti bassi? Aveva ragione – Corriere.it

  1. Che dire? oramai si è scambiato il diritto allo studio per il diritto al conseguimento del titolo di studio.

    Lo stesso concetto che sta alla base delle quote (rosa o di qualsiasi altro colore o significato).
    Si scambia il diritto (che è sacrosanto, anche se difficile da mettere in pratica) a uguali punti di partenza col diritto (che non esiste proprio) a uguali punti di arrivo.

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    • Grazie; in quel caso la colpa la darei alla demenzialità della legge che stabilisce, obbligatoriamente, che la scuola deve far svolgere i corsi di recupero e, se la scuola è mancante ai suoi doveri, il tar giocoforza deve dar ragione ai genitori.
      Anche se io, genitore, qualche domanda sulla reale preparazione della ragazza me la farei.

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      • Chiaro che in questo a far danni è la legge, non la scuola in sè… ma anche questo contribuisce a rovinare la scuola.
        Sui genitori non conterei: il ricorso al TAR probabilmente lo avranno loro non la ragazza.

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    • Mauro, ai vecchi tempi i professori rimandavano a cazzo di cane, poi se volevi passare l’esame dovevi andare a fare le lezioni private col suo amico. Lui nel frattempo faceva lo stesso con i ragazzi della sua classe. Almeno con i corsi di recupero organizzati dalla scuola si mette un fine a questa mafietta.

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      • Caro Rettiliano Verace, non so dove e quando sei andato a scuola… ma ai miei tempi (anni ’70-’80) ciò nella mia Genova valeva solo per le scuole private. Nelle scuole pubbliche questa “mafietta” non esisteva.

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        • Mi pare assurdo, la scuola privata e’ notoriamente un diplomificio dove in cambio di una cifra assurda lo “studente” viene promosso con tutti i 10 in pagella, anche se non ha mai aperto libro. Nessuna scuola privata rimanderebbe uno studente. Io mi riferivo alla terronia saudita degli anni 90, ma a quanto so io queste cose capitavano dappertutto.

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          • Come scritto io posso parlare della Genova degli anni ’70-’80 e ti garantisco che casi del genere erano veramente pochissimi, isolati. E quesi pochi capitavano quasi esclusivamente nei Licei Classici…

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    • Di per sé è neutro; se hai la fortuna di trovare un preside valido che vuol far trottare i docenti è un vantaggio; se hai la sfortuna di trovare un preside che bada più al numero dei promossi ed ai cento alla maturità che a preparare studenti e formare persone capaci, quella scuola finirà male, molto male. Ed alla lunga sarà anche uno svantaggio per gli studenti.

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  2. In Alto Adige il problema è stato risolto nel modo più semplice: sono stati aboliti i voti al di sotto del 5. Non è che non siano ammessi, non esistono proprio, come un -7 o un 23.
    PS: io per tutti e tre gli anni di liceo sono stata rimandata in greco; sono stata rimandata perché ero una catastrofe, nessuno mi ha suggerito insegnanti da cui prendere lezione, ho passato l’estate a studiare da sola e a settembre sono stata promossa. Tutti e tre gli anni. In tre anni di medie e cinque di liceo, con classi abbondantemente sopra i 30 alunni, non ho mai visto rimandare un compagno che non lo meritasse al 100%. E solo una, fra tutti questi, è stata bocciata a settembre, perché il prof era leggermente fanatico.

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