L’allevamento di un baby teppista…

Stavo leggendo questa notizia; imho le reazioni della madre intervistata spiegano benissimo sia la perdita di educazione degli studenti, sia le tante future frustrazioni che incontreranno quei bambini.

Sorgente: Bambini costretti a pulire i bagni nell’Istituto Comprensivo di Elmas Monsignor Saba. L’episodio è accaduto oggi nella scuola media del paese alle porte di Cagliari – Vistanet il quotidiano sardo di informazione online a Cagliari

Bambini costretti a pulire i bagni nell’Istituto Comprensivo di Elmas Monsignor Saba.
L’episodio è accaduto oggi nella scuola media del paese alle porte di Cagliari.

Il fatto, descritto nel gruppo Facebook “Sei di Elmas se” dalla mamma di uno degli studenti coinvolti, è di quelli destinati a far discutere. Dove inizia il compito educativo degli insegnanti? E fin dove arriva? Sembra che la punizione sia scattata in seguito a un atto di vandalismo avvenuto qualche giorno fa nella scuola, quando son stati trovati degli escrementi nei pavimenti dei bagni riservati agli studenti. La decisione, punitiva o educativa a seconda delle sensibilità, è stata netta. Tutti gli alunni, a turno, sono perciò stati costretti ad armarsi di stracci e secchi per pulire. Il tutto, dopo il suono della campanella. La cosa ha fatto infuriare non poco i genitori dei ragazzi coinvolti, che hanno ricevuto la comunicazione dell’accaduto a decisione già presa e lo sfogo sui social è stato immediato.

Spiace dirlo ma la scuola ha ragione; la scuola ti dovrebbe insegnare anche che per le “cazzate” di uno rischiano di passarci tutti, che essere omertosi significa essere complici così come il coprire o l’esaltare le azioni del baby teppista. Certo magari può servire per spararsi pose da “figo” l’aver sporcato i bagni però, se quando te le spari vedi le occhiate assassine dei compagni, costretti anche loro a pulire la tua bravata, l’ego da baby teppista ha un repentino calo.

La punizione “a turno” imho è giusta proprio perché è meglio che tutti capiscano il fatto che nonostante la responsabilità “penale”, penale e non civile, è personale per le cazzate di uno rischiano di pagare tutti. Cazzate che non son solo la cacca nel bagno ma magari una “guida allegra” o una spiritosata con i botti di capodanno.

Sembra non si tratti del primo episodio del genere avvenuto nella scuola media di Elmas. La denuncia di S. M., mamma di una bambina di dodici anni che frequenta la seconda media dell’istituto, è simile a quanto avvenuto questa mattina: «Anche a mia figlia, qualche tempo fa, è stato imposto di pulire l’aula come punizione per averla sporcata con della carta. La professoressa si è presentata con la scopa in mano minacciando mia figlia di trattenerla a scuola oltre l’orario se non avesse pulito in terra. Il tentativo di mia figlia di chiamare i carabinieri è stato fermato dai docenti che le hanno strappato il telefono di mano».

Chiamare i carabinieri perché i docenti impongono di pulire dove si è sporcato? Prendersi cura delle “cose di tutti” è la base dell’educazione. Se domani sporchi su una aiuola perché “non è di nessuno” dopodomani poi non lamentarti se vivi in un immondezzaio e nessuno è venuto a pulire.
Fossi la madre invece di offendermi verso la scuola tirerei un grosso sospiro di sollievo; cosa sarebbe capitato se la ragazza avesse chiamato il 112? Minimo si sarebbe beccata un rimprovero per un procurato allarme e per aver fatto quello ritenuto uno scherzo cretino, e se proprio andava male sarebbero intervenuti i servizi sociali per capire “il disagio” della minore. E la prima a passarci, in quella situazione, è la famiglia. La scuola viene in seconda battuta.

Una politica disciplinare decisamente discutibile per S.M.: «Si tratta di bullismo alla rovescia. I professori, per quanto abbiano un compito educativo nei confronti dei ragazzi, devono astenersi da questi metodi fascisti e mettersi nella testa anche di ragazzini irrequieti cercando di utilizzare maniere diverse per farsi rispettare».

Il solito: l’idea è buona ma i metodi son sbagliati, ci son altri metodi ma ci si guarda bene dal dire quali essi siano. Peccato che il giornalista non abbia posto alla madre una semplice domanda: “lei signora come avrebbe agito in quella situazione?”. Criticare è facile, proporre un poco meno.

Da notare anche il “metodi fascisti”. Se è fascista il pretendere che le persone abbiano cura delle cose di tutti, che siano educate e che trasformino il luogo in un immondezzaio poi non ci si stupisca se molti sognano uno sdoganamento del fascismo.

La mamma in questione contesta anche un’altra decisione della scuola, avvenuta anch’essa stamattina: «All’ingresso delle classi sono state apposte delle cassette all’interno delle quali i nostri figli sono stati costretti a lasciare i cellulari, pena il divieto all’ingresso nella scuola». La decisione di S.M., scandalizzata dai provvedimenti dell’istituto, è categorica: «Ritirerò mia figlia da quella scuola. Se una ragazzina di dodici anni subisce queste vessazioni non dai compagni, ma addirittura dagli insegnanti, non ci si deve stupire dal tasso di abbandono una volta terminato il ciclo scolastico obbligatorio».

Vessazioni il non poter usare il cellulare in classe? Naturalmente la signora non avrà nulla da protestare se parcheggio la macchina attaccata alla sua porta di casa, e spero che mi difenda dalle “vessazioni” dei vigili urbani. Se abitui una ragazzina che le regole son vessazioni… stai preparando una baby teppista incapace di rispettare le regole. Puoi scegliere di non rispettare le regole ma, in tal caso poi non si pianga quando arriva il conto da pagare.

Dalla parte della scuola e del suo dirigente scolastico Annalisa Flaviani, si schiera invece l’ex docente dell’Istituto Saba, Emanuele Garau: «Molte persone non hanno idea dei comportamenti scorretti e della totale mancanza di civiltà che si vive nelle aule di molte scuole. La Flaviani non fa altro che indirizzare i nostri alunni e figli a diventare cittadini del domani che sappiano rispettare le regole del vivere civile».

Quest’ultima frase sarebbe da stampare ed incidere a lettere dorate all’ingresso della scuola.

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