all’università iniziano a svegliarsi, per fortuna.

Stavo leggendo le polemiche legate all’appello dei 600 docenti universitari riguardo alle competenze linguistiche degli studenti universitari.

Che dire? alla fine tutti i nodi stanno venendo al pettine; in un mondo “globale” dove l’area cui avviene la contesa non è la piazza del paesello, non è la città ma è tutto il mondo è difficile nascondere la polvere sotto il tappeto. Prima delle prove standardizzate “PISA” era facile cercare giustificazioni nelle specificità italiane e nell’impossibilità di confrontare i risultati di Calogero con quelli di Carlotta, e quelli di Carlotta con quelli di Hans e di Mary. Favoriti dal fatto che “o mangiavi la minestra, ovvero ti accontentavi dell’uscita dell’università locale, o saltavi la finestra”. Oggi invece “è facile” e quindi si comincia a ragionare sulle misure, senza considerare che spostarsi è più facile. E il risultato è impietoso.

Capisco il perché di una lettera così accorata; sinceramente: “chi assumerebbe per un profilo da laureato uno che parla e scrive come un bambino di terza elementare? vi fidereste della documentazione su un prodotto, progetto “critico” prodotta da lui? Penso di no. E questa risposta spiega anche una buona parte della disoccupazione di alcuni laureati; pur avendo conseguito la laurea son rimasti funzionalmente analfabeti. E questo porta alla conseguenza che la laurea smette di “dimostrare” le competenze della persona che l’ha conseguita, non diventa più un titolo credibile. E la perdita di credibilità del titolo porta automaticamente alla perdita di credibilità dell’istituzione che tale titolo rilascia. Conseguenza diretta di ciò è che molti inizieranno a ritenere non conveniente investire tempo e denaro per conseguire titoli “inutili” e sceglieranno altri percorsi formativi snobbando un università costretta, causa la mancanza di selezione negli anni precedenti, in un superliceo che deve promuovere tutti pena l’essere accusata di elitarismo e discriminazione.

Adesso che viene valutata l’uscita media dall’università e viene bocciata, i docenti iniziano a porsi il problema delle persone in ingresso al sistema. Speriamo bene; il sogno che basti il mero possesso di un pezzo di carta per acquisire, come per miracolo, le competenze che tale pezzo di carta dovrebbe implicare ha già fatto troppi danni.

 

 

 

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5 pensieri su “all’università iniziano a svegliarsi, per fortuna.

  1. Comunque, per quanto riguarda la lingua, io posso solo dire che qui in azienda sono costretto a correggere il tedesco dei miei colleghi tedeschi.
    Talvolta non si capisce cosa vogliono dire (e non parlo di calligrafia).

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  2. Mio padre diceva che ai suoi tempi gli annunci dicevano tranquillamente: “cercasi laureato in X, voto minimo Y, non proveniente da facoltá meridionale”. Non ci vuole la globalizzazione per sapere che certe facoltá fanno schifo e sfornano capre

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    • Ovvio. Il problema, per certe università, è che grazie alla facilità di spostamento e delocalizzazione, sta diventando facile, anche per le aziende del posto schifare il prodotto locale a favore del miglior prodotto “estero”.
      E mentre prima “il pezzo di carta” garantiva almeno un posto da docente nella locale scuola media, oggi non è garantito neppure quello; il “pezzo di carta”, per il resto del mondo, ha più o meno lo stesso valore di una laurea “honoris causa” rilasciata, per la modica cifra di 500 euro, da una qualche rinomata università ammerrigana.
      Risultato? chi mira alto cerca di prendersi, altrove, una laurea non considerata farlocca, chi mira basso preferisce spendere 500 euro ed avere subito la laurea. E l’università perde iscritti, con tutto quello che ne consegue…

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