Professionalità dei docenti

Sorgente: Prof in congedo dopo 24 ore, la supplente perde il posto. E la preside: “Perché è tornato?” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Ricompare a scuola il 23 dicembre dopo tre mesi di assenza, poi torna in congedo. E così la supplente che lo sostituiva ha perso il posto e la classe è rimasta, di nuovo, senza docente. (…)

 Il neoprofessore aveva ottenuto la cattedra di Diritto per quest’anno scolastico ma sin dal primo giorno, il 12 settembre, non si era presentato “per motivi familiari”.

Per tre mesi gli studenti sono rimasti senza insegnante, finché il 2 dicembre non è arrivata la supplente. “Giovane, entusiasta e coinvolgente”, scrive la dirigente dell’istituto.

Prima delle vacanze di Natale il titolare è tornato, ma solo per 24 ore. Poi è entrato nuovamente in congedo.

La “volenterosa e capace” sostituta, che aveva reso “contenti” gli studenti e “confortato” i genitori, è stata rimandata a casa e, spiega la preside, “ora non si può richiamare”. (…)

Il comportamento del docente è in perfetto accordo con la legge, perciò è legittimo. Però è parimenti vero che tale comportamento è poco professionale in quanto causa dei disagi agli studenti della sua classe costretti a variare più docenti durante l’anno ed ad attendere che vengano trovati i supplenti. E spesso son questi comportamenti “poco professionali” a svilire la scuola ed a far intendere, alle persone non appartenenti al mondo scolastico, che la scuola più che un ente di formazione sia un “bancomat” per chi ha avuto la fortuna, o la testardaggine di entrarci.

La riforma della buona scuola risolve parzialmente queste storture: il docente non è titolare di cattedra in uno specifico istituto ma a disposizione del provveditorato. E questo consente di migliorare, e di molto, la continuità didattica degli studenti. Sarei curioso di sapere, da chi avversa in ogni modo la riforma renzi, quale sia il modo migliore, secondo lui, per evitare il ripetersi di situazioni simili.

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Un pensiero su “Professionalità dei docenti

  1. In vicende come questa, che troviamo ogni tanto sui giornali (e chissà quante ne succedono di cui non sappiamo nulla) secondo me si sbagliano proprio i fondamentali.
    Infatti qui la domanda giusta da fare all’insegnante non dovrebbe essere: “perché è tornato?” ma “perché mai ha scelto di fare il professore?” (col sottinteso: visto che non ha voglia di fare un cazzo). Poi non è necessario che risponda lui in persona, dato che avrà sicuramente la scusetta pronta; rispondendo a questa domanda, chi legge l’articolo, arriva alle conclusioni giuste.

    Comunque una cosa da dire è sicuramente: tanto di cappello alla Preside. L’ultimo anno di scuola superiore, dal punto di vista della presenza dei docenti, per me è stato un mezzo inferno e la dirigenza scolastica regolarmente adottava la massima del “cane non mangia cane” quando non quella del “non vedo e non sento”. Sono lieto di vedere che almeno in quella scuola le cose non funzionano così.

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