e adesso?

Ammetto di aver sbagliato le previsioni; ha vinto il no. E adesso?

Renzi si è, giustamente, dimesso ed ora la palla passa di nuovo al parlamento.  Penso che la mossa più furba che possa fare Renzi è l’andare subito alle urne; il fronte del no è troppo vasto ed eterogeneo per poter capitalizzare la vittoria alle politiche. Ed una alleanza (in ordine alfabetico) Berlusconi – Boldrini – Dalema – Grillo – Meloni – Salvini, è semplicemente irrealistica; sarebbero d’accordo solo sul non essere d’accordo su niente, la versione ipertrofica dell’ulivo del 2006.

A questo punto sarei curioso di vedere, tanto peggio tanto meglio, un governo a cinque stelle; per vedere quanto, delle loro tante promesse elettorali, riescono a mantenere…

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25 pensieri su “e adesso?

  1. Magari lo vorrebbe, ma l’andare alle urne non è nella sua disponibilità ma in quella di Mattarella, uomo notoriamente prudente e per niente incline ad avventure. Una bella fetta del suo partito tra l’altro non lo seguirebbe, il suo cerchio magico pure ne esce con le ossa rotte, in primis Boschi e Serracchiani; l’alleato Alfano come al solito quando si tratta di portare voti è praticamente nullo. Si è dato scacco da solo, ora deve mettersi a far politica, se ne ha voglia e capacità. Comunque mi pare un pò troppo giovane per andare in pensione, forse faceva meglio a metter mano alla legge Fornero piuttosto che alla Costituzione.

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    • Purtroppo i semi della fornero sono nella demenziale politica previdenziale pregressa quando i prepensionamenti erano la norma e le pensioni baby, legge rumor degli anni ’70, venivano usate per aumentare artificialmente il turn over nella PA.
      La Fornero non è altro il conto del ristorante per le abbuffate fate in quegli anni…

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      • Secondo me bisogna fare un piccolo sforzo di memoria. Che è quello che, quando c’erano le esagerazioni che elenchi, c’era comunque un patto sociale basato sul fatto che si lavorava. Quando poi il lavoro cessò di essere una preoccupazione (diciamo per semplificare con la seconda repubblica), accettando che una bella fetta di popolazione rimanesse disoccupata, si cominciò a mettere mano alle pensioni, dato che i soldi come al soliti ci si rifiutava di prenderli a chi li aveva. La riforma Dini del 1995, lo “scalone” di Maroni non andato in porto, Monti il salvatore della patria… Con in più la spinta fortissima delle assicurazioni per prendersi la fetta di contributi versati all’Inps. Ora si continua ad accettare che la gente non lavori, si allontana la pensione e (forse) si darà il reddito di cittadinanza. E se invece tornassimo al lavoro e ad andare in pensione prima, non sarebbe meglio per tutti? Ora, tornando all’inizio… un governo laburista (almeno così si spacciava) che non pensa al lavoro, a che serve?

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        • Ma il lavoro ci sarà ancora? Perchè tu parli della situazione degli anni ’70. Nel frattempo diverse cose sono cambiate, dall’innovazione tecnologica all’apprendimento. Non voglio passare per neoluddista ma sulla questione automazione – perdita di posti di lavoro ne parlano ormai in tutto il mondo.

          Sul patto sociale poi, ho personalmente i miei dubbi che fosse in quel senso.

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          • Il lavoro cambia; oggi quanti maniscalchi ci sono, quanti autolavaggi e quanti meccanici rispetto al 1800? Come già capitato nella rivoluzione industriale la tecnologia consente di ridurre ed eliminare i lavori a basso contenuto intellettuale spostandoli a lavori con alto contenuto intellettuale. Il problema è che per svolgere tali lavori occorrono competenze; prima nella catena di montaggio non servivano grandi conoscenze e capacità per lavorarci, erano lavori alla portata di chiunque anche se analfabeta. Oggi invece molti lavori richiedono competenze e capacità abbastanza evolute e si stanno riducendo i lavori di “bassa manovalanza”.

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          • Spero ci sia ancora, a meno che vogliamo che il lavoro lo facciano solo i cinesi e gli indiani… sono d’accordo che l’automazione riduce il lavoro, forse dovremo prendere a martellate i computer! Il patto sociale (per le pensioni) era esattamente quello: i giovani lavoravano, e pagavano le pensioni ai vecchi. Se i giovani non lavorano, salta tutto…

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          • è sbagliato. Usare le entrate correnti solo per pagare le pensioni è indice di un sistema malato. In realtà parte dei soldi delle pensioni che raccogli dovresti investirli e non usarli tutti per pagare le pensioni. Un sistema cui chi lavora paga la pensione a chi è vecchio si regge solo se il rapporto fra pensionati e lavoratori è basso; 1 pensionato ogni 15/20 lavoratori. Altrimenti non si regge in piedi economicamente.

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          • Si è retto finché c’era lavoro. Poi Dini nel 1995 introdusse il contributivo. Poi Monti ci rimise pesantemente mano. In entrambi i casi con l’appoggio del centrosinistra. Secondo me, se facciamo lavorare più gente ci saranno più soldi per le pensioni. Oppure ammazziamo i pensionati, che forse facciamo prima.

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          • il contributivo è un sistema di calcolo della pensione, che lega la pensione a quanto versi. Prima c’era il rettributivo; la pensione era basata sugli ultimi stipendi presi. E posso raccontarti dei trucchetti fatti, soprattutto negli enti pubblici, per alzare la pensione. Uno dei tanti era far figurare uno stipendio basso per pagare il minimo di contributi tranne l’ultimo anno (e poi gli ultimi 5 anni) dove lo stipendio saliva vertiginosamente.
            Purtroppo a voler fare troppi i troppo furbi si finisce tutti fessi.

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        • Il lavoro è produzione non è un contentino da dare al popolo per farlo stare tranquillo. Non viviamo più in una monarchia dove la gente andava a chiedere il pane al re. Se si ha bisogno di un lavoro, lo si trova, lo so inventa. Se si ha bisogno di una casa, la di compra o la di costruisce.
          Come si può pensare di essere un paese competente con gli altri se si arranca?
          Ma soprattutto dove troveresti i soldi per quello che proponi?

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          • Il lavoro è innanzitutto dignità e libertà. Mi sembra che ormai si sia rinunciato all’idea della piena occupazione; preferiamo pagare i redditi di cittadinanza piuttosto che far lavorare la gente (anche con lavori poco utili, perché no… e poi chi decide se un lavoro è utile? fabbricare auto è più utile che tenere pulite le strade? La cassiera non è più utile perché ci sono le casse automatiche? Tutti noi potremo essere rimpiazzati, tra poco, non faremo più niente?) Il lavoro non tutti sono in grado di inventarlo, o di diventare imprenditori di se stessi (eufemismo per definire il precariato a vita). Dobbiamo diventare tutti un popolo che si “arrangia”? Io non credo . Credo che lo Stato abbia ancora il diritto ed anzi il dovere di intervenire. Quest’idea di lasciare indietro la zavorra, i non adatti, gli inutili appunto mi è odiosa. I soldi non sono mai stati un problema. Si prendono dove ci sono ed a chi più ne ha.

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          • I lavori da te citati sono tutti lavori utili e produttivi. Inventarsi lavori statali da scrivania così tanto per fare contenti i cittadini invece lo trovo sbagliato.

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          • Infatti; lavoro improduttivo potrebbe essere l’assumere “spazzaneve” a Cagliari oppure un sacco di bagnini per il soccorso in mare al comune di Nuoro.

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          • Sulla scrivania siamo d’accordo. Per me bisogna dare la zappa… lo scrissi qualche tempo fa: quasi l’intera isola di Filicudi è ormai abbandonata: zappa e martello!

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        • il “patto sociale” era finanziato facendo debiti su debiti e giocando in maniera spregiudicata con l’inflazione. Esempi di lavoro “assistenzialista” ne ho visto un sacco in sardegna e molte realtà, fatte nascere non per tenersi n piedi da sole ma solo per distribuire buste paga, come ad esempio il polo dell’alluminio a portovesme, alla lunga hanno impoverito il territorio. Hanno impoverito il territorio perché adesso dragano un sacco di risorse per fare sterile assistenzialismo invece di investirle per costruire qualcosa che possa camminare con le sue gambe. Il sulcis è un territorio ricchissimo di manufatti di archeologia industriale e mineraria; il parco geominerario potrebbe essere un fortissimo attrattore economico ma invece di investire in quello si preferisce continuare a foraggiare aziende, tecnicamente morte.

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          • Non difendo lo stato assistenzialista. Anche se ora si parla di reddito di cittadinanza per far fronte alla mancanza di lavoro, mi sembra meglio far lavorare la gente anche se inutilmente. Lo Stato deve creare le condizioni, dare l’impulso per creare lavoro ma in mancanza crearlo in proprio. Pensando sempre prima a quelli che stanno peggio… L’inflazione è stata dipenta come il male assoluto, ma dai creditori e da chi ha redditi, non certo dai debitori. Un pò di inflazione ora ci farebbe un gran bene, non è certo con la deflazione che si può rientrare dai debiti. Sulla Sardegna credo che le tue idee siano giuste, pensare al futuro bisogna, ma senza lasciare a piedi nessuno possibilmente…

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          • Scusa, prima dici di non essere per lo stato assistenzialista e poi dici meglio un lavoro anche inutile, basta che lavorino tutti.
            Poi se ho capito bene la discussione è partita dal fatto che c’è un patto sociale dove i giovani lavoravano per pagare le pensioni ai vecchi, ma almeno lavoravano. E questa sarebbe libertà? Chiamatemi pure egoista, ma io lavoro per soddisfare i bisogni miei, non per pagare le pensioni a qualcun altro. Riguardo allo splendido mondo degli anni ’70, se a un certo punto la gente nei primi anni ’90 c’è stata una rottura che ha portato alla fine della I repubblica qualcosina il patto sociale “compagno compagno lavora che io magno” avrà influito.
            Poi magari sarà stata una rivoluzione colorata eterodiretta dai poteri forti, chi lo sà.

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  2. Un ”ULIVO 2 – La vendetta”, remake sotto steroidi dell’originale, potrebbe essere il capolavoro trash del nuovo millennio.

    C’è pure il cambio di gender (politico) come il Ghostbusters al femminile!

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  3. Ancora con il mito dell’Italia degli anni 70 e dello Stato assistenzialista che si occupa solo di dare stipendi.

    Quella roba ha fallito. Ovunque. E specialmente in Italia. L’Italia del Sud è in condizioni che definire indegne per un paese occidentale è dire poco.

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