Corso di gombloddologia teorica per giornalisti !!!!UNOUNOUNOUNDICIUNO

Stavo leggendo questo articolo del fatto quotidiano: Corsi de il Fatto Quotidiano, il giornalismo scientifico non deve dar voce solo agli addetti ai lavori e devo dire che mi ha divertito, divertito per non piangere perché l’autore dimostra platealmente di non aver capito cosa sia il giornalismo scientifico. Proprio vero che in italia chi sa fa, chi non sa fare insegna come farlo.

Corsi de il Fatto Quotidiano, il giornalismo scientifico non deve dar voce solo agli addetti ai lavori – Il Fatto Quotidiano

ArticoliIl giornalismo scientifico, soprattutto di marca italiana, sembra sposare un atteggiamento “militante-scientista” e cioè fa propria la missione di dar voce alla “Scienza”, invece di sintonizzarsi sull’interesse pubblico.

E già l’attacco è una cavolata; si deve parlare di scienza o si deve parlare dell’interesse pubblico? Son due cose distinte: da una parte il fatto, la scoperta, la teoria scientifica e dall’altra le conseguenze e l’impatto di quest’ultima sulla collettività. A cosa serve mescolarle? Imho solo il poter avere a disposizione tante “fallacie logiche” e “fallacie argomentative” da usare per confutare un fatto scientifico. Perché un fatto scientifico può essere confutato solo da un altro fatto scientifico, non dalle opinioni di sora Cesira o del tronista di turno di Uomini e Donne. Molto pessimo pseudogiornalismo scientifico in italia, si veda il caso stamina, nasce proprio dal voler mettere sullo stesso piano lo scienziato che parla dei risultati “sperimentali” nella sua materia e la vippetta svaporata che invece porta come argomenti quello che pensa la gggente. Come far confrontare durante la moviola calcistica un esperto di calcio e un esperto di cricket che giudica secondo le regole del cricket. Chi dovrebbe essere più attendibile riguardo al fuorigioco?

Spesso i giornalisti invece di fornire ai lettori gli strumenti per un giudizio critico, e di contribuire a porre in un contesto le notizie che provengono dal mondo della scienza, diventano portavoce degli scienziati.

Sarei curioso di sapere quali siano questi mirabolanti strumenti per un giudizio critico; dubito fortemente che si tratti della conoscenza di base del calcolo delle probabilità, di come si debba leggere correttamente una statistica. Il capire che anedotto non significa esperimento o il capire che un caso singolo non può, mai, confutare una media.

Ne parleremo sabato 3 dicembre al corso “Scienza, media e propaganda”, prendendo le mossa da racconto del caso del processo aquilano “Grandi Rischi”, per analizzare le criticità dell’informazione scientifica. Ancora più in dettaglio si mostrerà, in concreto, come certe distorsioni abbiano reso possibile raccontare sul piano mediatico un processo altro – il cosiddetto “Processo alla scienza” -, slegato da quello che effettivamente si stava svolgendo nelle aule di Tribunale.

Parliamone, parliamo di un processo fatto agli scienziati non per quello che avevano detto alla riunione, giudicato da tribunale d’appello come lo stato dell’arte delle conoscenze al momento, ma per quello che aveva capito, da notizie di seconda o terza mano, sora Cesira. Parliamo di tante supercazzole tirate fuori per coprire il fatto che si volevano processare ma non c’erano accuse sensate da fare. Una buona conoscenza della logica avrebbe fatto capire che l’affermazione “aver previsto il non svolgimento del terremoto” è perfettamente equivalente dal punto di vista logico all’affermazione “non aver previsto il terremoto”. Infatti i capi di imputazione erano talmente sgangherati e le motivazioni della condanna talmente inconsistenti che la sentenza di primo grado non è stata riformata ma completamente ribaltata in appello. La sentenza di appello poi è stata confermata in cassazione.

Nella seconda parte della lezione si indagheranno i rapporti tra medicina e mafie, con un focus sulla simulazione della follia per ottenere benefici di giustizia: chi sono i professionisti della salute che si prestano a “insegnare” ai boss di mafia le tecniche più evolute del disagio mentale e come funziona il sistema delle “carte dei pazzi”.

Mah, quello sarebbe da insegnare ai giudici ed ai periti del tribunale come scoprire i simulatori più che ad un Tizio che non ha accesso a tutta la documentazione clinica e che il “paziente” bene o male lo vede per cinque minuti alla televisione. Quindi cosa c’entra quella roba con il corso di giornalismo scientifico? Più che giornalismo scientifico mi fa venire in mente il caso di tanti esperti di “medicina di youtube” pronti a giurare sull’efficacia del caso stamina perché avevano visto, alla televisione, tanti miglioramenti. O il caso della parlamentare che si era messa a confutare le misure sulla potenza del sisma perché lei sentiva che non poteva essere solo del sesto grado.

Ecco perché penso che quello sia un corso di gombloddismo teorico per giornalisti; le stronzate in salsa pseudoscientifica fanno vendere anche se fanno danni.

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5 pensieri su “Corso di gombloddologia teorica per giornalisti !!!!UNOUNOUNOUNDICIUNO

  1. “Spesso i giornalisti invece di fornire ai lettori gli strumenti per un giudizio critico, e di contribuire a porre in un contesto le notizie che provengono dal mondo della scienza, diventano portavoce degli scienziati.”
    semplicemente perché questo non è possibile: non si può erudire il pubblico su argomenti scientifici complessi mediante qualche articolo di quotidiano, servono anni di studi per poter arrivare a padroneggiare il modo di ragionare delle Scienze e quindi sviluppare il senso critico.

    A corsi simili invece sarebbe il caso di insegnare che le opinioni NON hanno tutte lo stesso peso quando si parla di ambito scientifico, ma credo sia inconcepibile per un giornalista.

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    • Mi immagino i commenti dei lettori del fatto nel leggere che non tutte le opinioni hanno lo stesso peso: FASCISTA FASCISTA ANTIDEMOKRATIKO KUESTA E’ LA DITTATURA DELLA KA$TA DEI PROFEXXORONI KE QUANDO PARLANO NN SI KAPISCE NIENTE VIVA BEPPE KE PARLA AL KUORE DELLA GENTE E LA KAPISCE!

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  2. Vuoi vedermi con la bava alla bocca in preda a convulsioni isteriche? Se sí, farci sapere cosa pensa una robaccia come il Fatto Quotidiano sulla scienza e la divulgazione scientifica, è il modo piú rapido e corretto.
    I corsi per imparare a far diffondere le bufale, questo ci mancava!

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