Premio “il manifesto” edizione elezioni americane 2016

Il vincitore del premio “il manifesto” edizione campagna elettorale americana 2016.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/08/elezioni-usa-2016-perche-hillary-sara-la-prima-presidente/3176829/

Elezioni Usa 2016, perché Hillary Clinton sarà la prima presidente
di Sciltian Gastaldi | 8 novembre 2016

Sono rimasto un po’ sorpreso dal grado di allarmismo notato su diverse testate italiane in questi ultimi giorni prima del voto per le elezioni presidenziali statunitensi. Soprattutto paragonandolo alla relativa tranquillità dei principali centri di previsione Usa, che danno tutti Hillary Clinton favorita, dal 99% del Princeton Election Consortium, al 71% del blog FiveThirtyEight, passando per l’84% del New York Times.

Da quando Donald Trump è riuscito a imporsi nella nomination del Partito Repubblicano, ho pensato che i democratici avrebbero potuto candidare anche Pongo, il famoso cane dalmata protagonista de La carica dei 101, e sarebbero tornati alla Casa Bianca. L’immagine del cane dalmata la possiamo sostituire con qualcosa di ancora meno plausibile, stando alla storia politica americana: perfino se le primarie dem se le fosse aggiudicate il socialista Bernie Sanders, uomo che per altro io stimo moltissimo e che avrei votato sopra a Hillary, ci sarebbero state ottime possibilità di sconfiggere un candidato così improbabile come Donald Trump.

Sparare sulla croce rossa sarebbe facile; il giornalista ha preso una solenne cantonata come la prese il manifesto quando spacciò per realtà accertata il suo sogno, ovvero la vittoria di Kerry su Bush.  Succede, sono i rischi di giocare al piccolo indovino, anche se, personalmente, considero malafede da parte dei giornalisti lo spacciare le opinioni per la realtà. Avesse scritto “io penso che…” sarebbe stato molto più corretto. L’articolo comunque l’ho trovato molto più interessante per altri motivi; i grassetti nelle parti citate sono i miei.

So già che a questo punto del post diversi lettori staranno toccando ferro e no: non sottovaluto la capacità populistica di Trump. Né sottovaluto la particolarissima congiuntura in cui càpita la sua candidatura, con il vento che spira in poppa di tutti i movimenti populistici e qualunquisti. Vedo anche io l’ondata di analfabeti funzionali e di ignoranti che si sentono particolarmente fieri del loro status di allergici alla verifica e all’approfondimento. (…)

E invece no: perché poi alla fine dei giochi, c’è che per vincere le elezioni ti devi far votare da un sacco di gente diversa. Non bastano gli ignoranti, gli integralisti del Winchester o della Bibbia e gli uomini bianchi disoccupati.Occorre far breccia anche nel resto del mondo, quello che magari in casa tiene qualche libro in più delle Sacre Scritture, o che se sa che parli delle donne come “f***e da afferrare” gli dài la nausea. Insomma, Trump fra alcune categorie di elettori che rappresentano, tutte sommate insieme, la grande maggioranza del corpo elettorale americano è in netta minoranza. Fra le donne, fra i giovani, fra i diplomati, fra i laureati, fra gli afroamericani, fra i latini, fra gli asiatici, fra le persone Lgbtq, fra gli intellettuali, fra gli abitanti delle grandi metropoli e gli abitanti dei piccoli centri universitari, Trump prenderebbe meno voti di un qualunque opponente democratico. Figurarsi poi se quell’opponente è una persona competente e agguerrita come Hillary Clinton.

(…). Io penso vincerà soprattutto in quelli semi-disabitati che esprimono una maggioranza bianca, o agli Stati ricchi solo di analfabeti funzionali e integralisti o, al limite, di petrolio e miliardari in attività o in pensione.

Ma nonostante tutto domattina ci sveglieremo con Hillary Clinton presidente con una maggioranza in termini di grandi elettori che per me sfonderà i 300 su 538. Se poi Hillary dovesse perdere tutti gli stati incerti e vincere solo in Pennsylvania, allora magari la vittoria sarà molto più contenuta. Se poi dovessi sbagliarmi, mi sbrigo a cambiare nome e identità, ché la vendetta di Donald sarà feroce e arriverà di sicuro anche sui blogger de Il Fatto Quotidiano.

di Sciltian Gastaldi | 8 novembre 2016

Gli errori sono i soliti, gli stessi che lanciarono berlusconi: il non voler capire chi preferisce votare per l’altra parte, quali sono le sue motivazioni e i suoi desideri ma limitarsi a bollarli come “feccia”. La solita, e solenne, zappa sui piedi di chi pensa che chi vota il proprio candidato è buono bello saggio e intelligente mentre chi vota l’altro un penoso buzzurro. Vedi ad esempio le elezioni italiane cui ha partecipato berlusconi. Il leggere una competizione elettorale non come uno scontro fra due modelli, due proposte, due idee ma come un bene contro male. Peccato che la realtà non sia un film e il non capire perché e percome le persone votano significa automaticamente rinunciare al loro voto. Allo stesso modo l’essere convinto che basti essere il buono per essere, ipso facto, votato dai buoni significa che non si sta facendo nulla per convincere “i buoni” a votarti. E il risultato è che alla fine vince il cattivo. Quanto capitato in italia nel 2001 e nel 2008 non ha insegnato niente.

Un ultima cattiveria sul cambio di nome: penso sia opportuno più per aver contrabbandato una opinione come fatto accertato, cosa che per un giornalista è sintomo di scarsa professionalità.

 

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4 pensieri su “Premio “il manifesto” edizione elezioni americane 2016

  1. I miei due centesimi.
    Non avrei scommesso un centesimo su Trump, e invece a dispetto di tutto ha vinto, comunque paragonare la sua vittoria con quella di di Berlusconi mi sembra sbagliato.
    Trump ha avuto realmente tutto contro, non (solo) una simil gioiosa macchina di guerra in stile ochettiana memoria, ma soldi tanti e influenza tanta, il quantitativo di $$ spesi dal comitato di Hillary è stato impressionante, la copertura TV spaventosa, l’appoggio dei media al 99,9% pro Hillary, la copertura mediatica verso il repubblicano è stata ostile e schierata come mai prima, parte stessa del suo partito gli è stato contro a cominciare dai #nevertrump repubblicani che ci hanno provato fino all’ultimo a farlo perdere, e poi i finanziamenti e l’influenza di tutti i granosi pieni di $$ tutti pro democratici, per non parlare dell’ostracismo & l’ostilità verso i supporters di Trump che stranamente i media mainstream hanno ignorato.
    In caso contrario credo si sarebbe parlato di strisciante squadrismo, o di fascismo all’olio di ricino, ma si vede che per i “buoni” i deplorables se lo meritavano…

    Fossi un giornalista mi farei delle domande, invece già ora si parla di decisivo(?) voto dei “maschi bianchi”, la dove Obama per due volte ha vinto alla grande.
    Mah è proprio tempo di sorprese, con l’arancione alla casa bianca e il (mito del) giornalismo imparziale che si fa domande e cerca risposte, morto e sepolto.

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    • L’italia non è l’america e l’uno non è l’altro. Di simile nei due casi ci son stati tanti opinionisti che hanno contrabbandato le loro opinioni e i loro desideri come fatti e un voler “leggere” lo scontro come se fosse un fumetto “buoni verso cattivi”. Riguardo a ciò l’articolo che ho citato è emblematico.

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  2. I giornalisti sono anche quelli che hanno strombazzato che la Brexit era stata votata dai vecchi contro i giovani… salvo poi scoprire guarda un pò che i giovani non sono andati a votare. Una bella zappa anche a loro non farebbe male.

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