il diritto al posto pubblico.

L’articolo che avevo scritto sui concorsi pubblici e su quanto fosse facile o difficile barare e fare il gioco delle tre carte è stato l’articolo più visto del blog. Credo perché  il posto pubblico è ancora molto desiderato.  Il fatto quotidiano pubblica un articolo che dimostra come molti intendano il posto pubblico: non un posto di “civil servant”, come direbbero gli anglo sassoni, un posto per essere al servizio del pubblico ma un posto dove si ha il diritto divino e insindacabile al posto fisso.  L’articolo mi è sembrato un piagnisteo ininterrotto.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/03/concorsi-pubblici-la-storia-del-43enne-idoneo-a-19-bandi-e-ancora-disoccupato-da-anni-la-mia-vita-e-congelata/3128126/

Concorsi pubblici, la storia del 43enne idoneo a 19 bandi e ancora disoccupato: “Da anni la mia vita è congelata”

E’ laureato in giurisprudenza, sbarca il lunario collaborando con alcuni enti pubblici per due o tre mesi all’anno. Eppure ha partecipato a una sessantina di selezioni, superandone un terzo e spendendo migliaia di euro in trasferte e preparazione agli esami. Ha provato a vivere da solo, è dovuto tornare a casa dei genitori in assenza di stipendio fisso: “Con questa situazione è impossibile pensare di sposarsi, mettere su casa, formare una propria famiglia”. E a gennaio scadono 16 delle 19 graduatorie che lo vedono tra i papabili assunti

Ha partecipato a una sessantina di concorsi, a 19 è risultato idoneo, ha speso migliaia di euro in trasferte e preparazione. Ai primi bandi ha preso parte già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del nuovo millennio. Il prossimo 31 dicembre, però, il suo nome comparirà solo in tre graduatorie, perché le altre saranno tutte scadute. La storia è quella di Fabio Apicella, nome di fantasia, un 43enne originario della provincia di Salerno. È uno degli idonei ai concorsi che a fine anno vedranno sfumare il loro lavoro e i loro sacrifici. In realtà il suo è un caso limite: lo Stato ha speso soldi per selezionarlo 19 volte. “Eppure la mia vita è ancora congelata” racconta a ilfattoquotidiano.it. Oggi è disoccupato, sbarca il lunario lavorando due o tre mesi all’anno, o se va bene per periodi più lunghi.

da notare da una parte o la palese malafede o la plateale incompetenza del giornalista; “idoneo” non significa “vincitore di concorso” ma significa solamente che  è stata presa la sufficienza a scritto ed orale nelle prove concorsuali. In qualsiasi concorso viene fatta una graduatoria. Se il concorso era per 10 posti vengono assunti i primi 10, le persone inserite in graduatoria dalla undicesima posizione in poi possono, nota bene possono, essere assunte se, nota bene se, nei trentasei mesi di validità della graduatoria si liberano posti, altrimenti non hanno diritto all’assunzione. Lo Stato non l’ha esaminato. Se Fabio fosse stato uno che ha “vinto” 19 concorsi ed è sempre rimasto al palo allora avrebbe tutti i diritti di incavolarsi e denunciare sprechi, ma è un idoneo non un vincitore. Le graduatorie perenni si son viste nella scuola; nel caso dei concorsi per la docenza la graduatoria di merito non decadeva mai e questo, in attesa che venisse assunto qualche somaro arrivato millesimo o giù di lì ma idoneo ha bloccato l’assunzione di persone più preparate. Ha partecipato a 60 concorsi, è arrivato idoneo a 19, non ne ha vinto nessuno e, come idoneo, non si è mai piazzato talmente in alto da poter ricevere i “posti bonus”, e allora? Partecipare non significa ipso facto vincere; e questo dovrebbe essere noto dalle prime partitelle di calcio all’oratorio o dal torneo di biliardino fatto in prima media.

QUINDICI ANNI DI CONCORSI – Fabio si è laureato nel 2004 in Giurisprudenza. “Nel frattempo, per qualche anno ho anche lavorato, rallentando un po’ gli studi – spiega – e, ancora prima di iniziare l’università, ho iniziato a partecipare ai concorsi”. In quel periodo, infatti, ha partecipato alle prime dieci selezioni portando a casa due idoneità. “Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno”. Fabio ha collezionato 19 graduatorie che, in realtà, sarebbero potute essere anche di più: “Per problemi personali non mi sono potuto presentare in un paio di prove orali”. Nel complesso, dal 2004 in poi, Fabio ha partecipato a circa una sessantina di selezioni. “Solo tra spese di trasporto e pernottamento laddove necessario – spiega – ho speso circa 5mila euro, ma voglio sottolineare che ci sono colleghi che hanno sborsato anche di più perché per prepararsi si sono iscritti a diversi corsi, per ognuno dei quali si può arrivare a pagare tra i 2mila e i 3mila euro”. (…)

Il fatto che uno decida di investire su se stesso, magari frequentando corsi di preparazione ad un concorso, corsi dove magari viene svolto quello che si sarebbe dovuto fare e non è stato svolto a scuola o all’università,  Per il resto il fatto di spendere due, tre, centomila euro non implica che lo stato sia obbligato ad assumerti. Potrei fare un parallelo con il calcio; quanti ragazzi sognano di diventare calciatori di serie A, quanti ci riescono? Dobbiamo far giocare Jimmy Gambone come centravanti del Barcellona solo perché ha speso diecimila euro in scarpette? Ecco. Il partecipare ad una, due, mille gare non da il diritto ad avere una medaglia d’oro.

“LA MIA VITA E’ CONGELATA” – Il costo maggiore, però, è quello pagato sul piano personale. Attualmente Fabio non lavora e non ha un’occupazione da tre mesi. L’ultima è stata presso un Comune. “Sbarco il lunario, mi chiamano in vari Enti per collaborare e ci sono stati anni in cui ho lavorato solo un paio di mesi” racconta a ilfattoquotidiano.it. Il rammarico più grande? “Non è quello di non essere tra i vincitori, ma quello di non vedere rispettato un mio diritto, magari perché certe amministrazioni preferiscono esternalizzare alcuni servizi con costi anche maggiori. (…)

“ma quello di non vedere rispettato un mio diritto” Un idoneo non è un vincitore, l’idoneo non ha il diritto “incondizionato” all’assunzione nell’ente, ha diritto se ci son posti liberi. E un laureato in giurisprudenza dovrebbe conoscere un minimo di diritto amministrativo e di procedure concorsuali.  La domanda che mi porrei quindi è: incompetenza o malafede per avere una assunzione? Piaccia o no son finiti i tempi nei quali la PA era usata come ammortizzatore sociale e i concorsi, quando venivano svolti, erano farloccate fate per assumere più gente possibile. Oggi non siamo in tempi di vacche grasse purtroppo e la PA non è solo una tetta da succhiare.

“Restano in piedi un paio delle graduatorie in cui sono idoneo, ma conosco molti colleghi per cui sarà l’inferno. Come se non avessero mai fatto nulla”.

Hanno l’idoneità ad un concorso, titolo valutabile nei concorsi pubblici successivi. Qui si vede “la cultura del sei”; un idoneo è uno che ha preso la sufficienza, uno che si è qualificato non uno che ha vinto. E il mondo gira nel senso che “vincere” significa arrivare fra i primi non raggiungere, arrancando, la sufficienza. Purtroppo la scuola invece insegna la religione del sei a fare il minimo indispensabile per arrivare al sei e poi frignare di avere il diritto alla promozione perché jabba jabba. Non insegna la competizione. E come  spesso capita, quello che la scuola non vuole insegnarti per non “indisporti” poi, come in questo caso, te lo insegna la vita in maniera molto, ma molto, più dolorosa. Fabio, tanti auguri, ma pensa a quello che non ti ha insegnato la scuola e che adesso ti sta insegnando invece, molto più dolorosamente la vita. Nel concorso, soprattutto oggi che il pubblico non può permettersi di fare da mamma e da ammortizzatore sociale, significa dover lottare per vincere, per arrivare fra i primi, non per prendere una idoneità e sperare che arrivi il miracolo.

 

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2 pensieri su “il diritto al posto pubblico.

  1. Inutile sottolineare che nella recente fase di mobilità “globale” della scuola, gli “idonei” al concorso hanno avuto non solo i punti che legittimamente gli spettano secondo le procedure (12 punti se non erro, mica cotica), ma hanno anche saltato la cosiddetta “fase nazionale” scegliendo direttamente l’ambito in cui andare. Questo grazie all’insistenza dei sindacati che hanno voluto equiparare il più possibile gli ideonei al concorso con i “vincitori” del concorso.

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