Shitstorm/2, Trump e il politcally correct

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Paige Shoemaker è una studentessa della Kansas State University, e ama i social. Così, una volta applicata sul viso una maschera scura, decide di postare una foto insieme ad un’amica con la didascalia:”Che bello finalmente essere nera” (“Feels good to finally be a nigga” in lingua originale NdA). Lo scatto, subito denunciato e stigmazzito da un utente di Twitter collega delle ragazze, Desmund Weathers, è diventato virale. L’accusa di Desmund è quella di razzismo: “Come posso sentirmi a mio agio nel Campus sapendo che c’è gente che si comporta così?”, scrive. La protesta è diventata pubblica, tanto da spingere l’Università a prendere una posizione netta: quella di espellere Paige. Lei, dal canto suo, si è scusata pubblicamente con un post su Facebook: “Vogliamo chiedere scusa, non si deve fare ironia su queste cose. Sappiamo di aver sbagliato”.

Sinceramente mi sembra una prova sia dell’estrema idiozia legata al politically correct senza se e senza ma, diventato una nuova religione civile negli States, sia della coda di paglia delle istituzioni che per evitare di essere toccate da shitstorm sui social prendono decisioni drastiche. La ragazza avrà anche sbagliato ma, anche se ha usato un termine “forte” come nigga che in molti casi è considerato un grave insulto, non mi sembra che il suo comportamento sia stato così grave da giustificare una espulsione ed un “atto da fe'” pubblico. Ha fatto una battuta cretina, magari lo evidenzi, accetti le sue scuse e morta lì.

Invece si preferisce scatenare, non so quanto coscientemente, una shitstorm. Capita di fare battute cretine magari senza nessuna intenzione “cattiva”, se ad ogni battuta cattiva arriva il cartellino rosso a breve i campus saranno affollati quanto l’antartide ad agosto. I problemi per me non li ha la ragazza quanto la persona che ha denunciato. Non puoi pretendere di vivere nel villaggio dei puffi; un minimo devi tollerare se vuoi essere tollerato. La tolleranza deve essere reciproca, altrimenti se ad ogni sbagli altrui fai scattare la ghigliottina poi non stupirti se la ghigliottina poi verrà usata anche contro di te.

C’è anche un’altra questione: capisco il dover rispettare il più possibile gli altri e le loro idee ma ciò deve essere fatto con un limite, non si può dar retta incondizionatamente a tutte le fissazioni di chiunque come il sacro politically correct (PC) pretende.  Statisticamente prima o poi troverai due fissazioni in conflitto, e allora cosa capita? Un assaggio si è visto a capodanno a Colonia dove la fissazione “donne tutte sante uomini tutti maiali” si è scontrata con la fissazione “immigrati tutti santi bianchi tutti colonialisti, razzisti e sfruttatori”. Ricordo una serie di articoli di denuncia dove a furia di capriole si cercava di dare la colpa agli uomini bianchi occidentali e assolvere sia le donne occidentali che gli immigrati extracomunitari(1).

Il politically correct porta a questi assurdi oltre ad essere draconiano ed inflessibile nei suoi giudizi, giudizi rapidi ma poco precisi. Logico che la gente desideri liberarsi da questo clima opprimente e che non voglia essere lapidata se racconta una barzelletta un poco “spinta”. Ciò si traduce nelle simpatie e nel voto verso chi sembra “rompere” quella cappa di ipocrisia del politically correct. Ecco spiegata una parte della simpatia e della popolarità di Trump in america o di Grillo in italia. Persone che “rompevano” la cappa di oppressione e conformismo, pagliacci arruffapopolo vero, ma da molti preferiti rispetto a chi frigna e usa il “dovete rispettare le mie idee” come un maglio per chiudere il becco a chi tali idee non le condivide.

La questione è molto semplice; la cultura del politically correct vuole imporre a tutti di vedere, amare ed adorare la corazzata kotionkin di turno e logicamente quando qualcuno dice quello che molti pensano ma che nessuno ha avuto prima il coraggio di dire avviene esattamente questo:

Ecco spiegato trump in poche parole, non servono profonde analisi sociologiche basta guardare la realtà, peccato che molti accultuVati non possano raccontarla liberamente per paura proprio delle shitstorm da loro tanto amate quando invece colpivano gli avversari.

(1) Sì vabbè poi ci sono le tesi più uguali delle altre; se ciò che è stato detto per le sentinelle in piedi o le perculate fatte ad adinolfi fossero state dette per il gay pride “manifestazione moralmente inaccettabile” si sarebbe scatenata una shitstorm colossale.

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3 pensieri su “Shitstorm/2, Trump e il politcally correct

  1. Il problema è che un estremismo poi genera l’altro. Anch’io penso che denunciare la ragazza per una cazzata gel genere sia ridicolo, e dal modo in cui è scritto uno potrebbe pensare che non ci sia nulla di razzista. Il fatto però è che quelli come Trump o Grillo usano la critica al politically correct per legittimare cazzate sesquipedali, come i vaccini che portano all’autismo o altre amenità. Negli USA tra l’altro molti inteleltuali contro il politicamente corretto (mica ora, da un pezzo!) come Tom Nichols o Jonha Goldberg sono anche dichiaratamente Anti-Trump.
    Mi ricorda quando Sciascia parlava di professionisti dell’antimafia, cambiamo mafia con politicamente corretto e abbiamo lo stesso risultato.

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    • Infatti. Alla fine Trump non è altro che il fantozzi con il microfono che urla: “la corazzata kotionkin è una cagata pazzesca”. Di trump, candidato, giocoforza ne devi parlare, non puoi limitarti ad ignorarlo come gli altri che hai scritto. Speriamo nel politico dietro la macchietta del consenso.

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