webeti, giornalisti e filtri all’informazione

In certi casi ho come l’impressione che la notizia del giorno sia la (ri)scoperta dell’acqua calda. Qualcuno si sveglia e parla dei mirabolanti effetti dell’acqua calda e tutti ne parlano come una cosa mai vista. Mi riferisco in particolare a mentana e ai suoi webeti. Beh troll, rompiscatole, multinick, gente che si divertiva a caotizzare volutamente il discorso(1) ne ho visti da quando ho iniziato a bazzicare in internet dai server dell’università nei newsgroups e nei forum. Anche prima di internet, con radio parolaccia, radio radicale che trasmetteva senza filtri le telefonate degli ascoltatori, si son sentiti tanti comportamenti da webeti, ergo i webeti non sono una creazione di internet; esistevano già da prima.

Quindi non capisco la novità del “webeti”, perché sollevare adesso la questione? Penso perché grazie a social e internet i giornalisti hanno perso la rendita di posizione dovuta al fatto di essere gli unici a poter filtrare, diciamo “edulcorare”, l’informazione da comunicare alle persone.  Prendiamo ad esempio i social e le lettere ai giornali. Nel caso delle lettere ai giornali io posso, giocando di selezione e di ordinamento far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Quello che veniva chiamato il gioco del sandwich; ad esempio voglio favorire la proposta X; prima intervisto qualcuno “pro”, poi qualcuno “contro”, e infine faccio concludere le interviste con qualcuno “pro”. Se garantisco gli stessi tempi a “pro” e “contro” formalmente ho rispettato la par condicio, praticamente ho favorito la parte pro. Magari posso far passare qualche grave atto di cronaca nera come un “atto sporadico”o “caso isolato” o viceversa generare una psicosi, vedi il femminicidio ad esempio. Pur non stravolgendola possono alterare l’informazione alterando la cornice, enfatizzando o minimizzando alcune informazioni.

Con i social e l’immediatezza dell’informazione questi giochetti non si possono fare; non puoi intervenire sull’ordine degli interventi su FB oppure nascondere o minimizzare alcuni e enfatizzare altri, o meglio non così facilmente come quando monti un servizio televisivo o impagini un quotidiano. Chiunque può verificare la realtà facilmente invece di fidarsi del giornalista; e questo può fare a pezzi la credibilità del giornalista stesso se, il medesimo, viene scoperto ad usare troppe “licenze poetiche”.

L’assenza di filtri ovviamente aumenta, e di molto, il rumore ma contemporaneamente riduce le distorsioni indotte dal filtro. Si tratta di un bene o di un male? non sono in grado di rispondere, entrambe le opzioni filtro sì, filtro no, hanno i pro e i contro. Io personalmente forse preferisco l’ambiente mezzo anarcoide che c’era a suo tempo nei newsgroup dove si poteva parlare liberamente anche se avevi disturbatori(2) e dovevi pensare tu ad eliminare la spazzatura ad ambienti più asettici che danno una impressione di pulizia, come uno studio televisivo. Anche perché il passaparola esisteva da sempre, il non mostrarlo in piazza permette di far credere che non esista ma non riesce ad eliminarlo. FB non l’ha creato, non ha fatto altro che velocizzarlo al massimo.

(1) Chi seguiva punto informatico sa.

(2) Inventori pazzoidi megalomani, alternativi ad oltranza, palloni gonfiati con l’ego ipertrofico, monomaniaci, paladini da strappazzo, polinick. C’era molta fauna in certi gruppi e alcuni erano anche divertenti con le loro boiate colossali e le risse telematiche.

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