Perché rischiare?

Attenzione, articolo fortemente polemico

Stavo leggendo, fra i vari articoli sul terremoto, questo articolo sul fatto quotidiano

Siamo ancora molto provate dalla tragedia che ha colpito il centro Italia. Nomi, volti, storie di vite umane spazzate via. E oggi capisco meglio la paura , il terrore, il limite. Alle 3.36 del 24 agosto mi trovavo in Abruzzo, in una zona non colpita dal terremoto ma dove le scosse sono state forti abbastanza da svegliare me e le mie figlie più piccole.(…)

Tutti in strada. Io no. Noi no. Ho provato la sensazione terribile di dovermi chiedere quali figlie mettere in salvo. Al terzo piano. Montascale lento, Diletta a letto sotto farmaci e di fatto intrasportabile. Non potevo lasciarla sola. Ma non potevo non mettere al sicuro le altre due figlie. Ho pregato che fosse finita. Dopo un po’ un’altra scossa, che forse ci è sembrata più forte a causa del terrore che avevamo addosso. Chiedo alle due mie figlie minori di scendere e di mettersi in salvo con i vicini che erano già in macchina.

La maggiore mi guarda con le lacrime agli occhi. Letteralmente terrorizzata mi dice testualmente : “Scordatelo mamma, noi rimaniamo tutte insieme come sempre. Vuol dire che moriremo tutte insieme”. Non riesco ancora a spiegare cosa ho provato. Ma siamo rimaste lì. Abbracciate ad attendere il giorno. Una sensazione assurda e bruttissima. Ho capito che con Diletta noi non avremmo potuto metterci in salvo. Non avremmo potuto neanche provarci. Spostare Diletta per sei rampe di scale sarebbe stato impossibile. E comunque, per la sua condizione così grave, sarebbe morta comunque.

Oggi scrivo da Roma. Ho anticipato il rientro per arrivare al mio piano terra rialzato. Leggo e ascolto attonita gli aggiornamenti. Non so commentare. E’ talmente inutile. Provo, come tutti, un dolore profondo. Con questa testimonianza desidero solo essere particolarmente vicina a chi ha dovuto scegliere davvero. A chi oggi non può più raccontare. La mia preghiera per chi ha dovuto scegliere di rimanere insieme in un ultimo tragico abbraccio.

Devo dire che mi ha lasciato molto perplesso. La prima cosa che ho pensato è: disabile con difficoltà di deambulazione in una casa non antisismica, in zona sismica, significa fargli correre dei rischi. E a mente fredda ho anche pensato a quello che aveva scritto Mattia quando era capitato il terremoto d’abruzzo: se c’è un terremoto correre in strada è una cosa sbagliata, c’è il rischio di prendersi in testa balconi e comignoli. Se la casa è antisismica la cosa più sicura è rimanere in casa, magari lontano da mensole, librerie od oggetti che possono cadere addosso ma rimanere in casa. I morti a seguito del terremoto, mi dispiace dirlo perché adesso sembra uno sciacallaggio o un voler fare il puffo saputello però bisogna dirlo e ribadirlo a iosa, sono morti evitabili. E questo è quello che causa molta rabbia, il sapere che tutti quei morti sono morti evitabili.

Quindi mi chiedo perché andare in una casa non a norma in zona sismica? perché andare in una casa dalla quale un disabile con difficoltà motorie non può allontanarsi agevolmente qualora lo si debba fare; non è detto che sia il terremoto ma può anche essere un allagamento o un incendio. Perché correre rischi gratuiti?

Molte delle tragedie in italia capitano a causa della colpevole incuria delle autorità e dei cittadini(1). Quando è capitato il terremoto dell’aquila si è iniziato a parlare seriamente dei rischi che chi abita in zona sismica in case non a norma sta correndo? si è parlato delle possibili soluzioni? No, si è preferito processare i geologi per non aver previsto il terremoto quasi che la condanna per la loro colpa immaginaria potesse assolvere chi aveva colpe reali.

In sardegna ci sono due villaggi abbandonati, gairo vecchia e osini vecchia abbandonati a causa della minaccia di frane e ricostruiti in posizioni più sicure. Capisco che ci vogliano soldi e risorse, che non è facile dire alle persone che devono abbandonare le case o spendere molto per metterle in sicurezza però, far finta di niente e maledire la sorte quando capita il patatrac non è una soluzione ottimale.

Ecco perché, in fondo l’articolo non mi è piaciuto, parla di una persona che consciamente o inconsapevolmente ha accettato di correre dei rischi, che non si  è resa conto del rischio che ha corso e che non ha pensato ai sistemi per ridurre tale rischio. Sarò cinico ma in certi casi non c’è bisogno della commozione ma del buon senso(2). Si possono costruire abitazioni sicure e antisismiche? si può copiare dal giappone come convivere e gestire i terremoti? si può intervenire sull’edilizia popolare cercando di riparare errori gravi commessi in passato? Penso sia più utile e più proficuo iniziare ad affrontare quei problemi che piangere adesso sul latte versato. Lo stato ha le sue innegabili colpe, vero, ma tali colpe non mondano i cittadini dalle loro.

(1) Le autorità hanno le loro innegabili colpe ma anche i cittadini; chi ha fatto ristrutturazioni “allegre” in casa? chi acquista con forti sconti senza verificare il rispetto delle norme? chi si è fatto il balcone/veranda/quel che è? Non di certo Renzi. Sì, lo stato può aver la colpa di non aver controllato e vietato, ma la colpa principale è di chi ha fatto non di chi non ha impedito di fare. Come aveva giustamente scritto Uriel in per un altro terremoto:

il cittadino (…) crede davvero che la responsabilita’ delle SUE azioni sia di chi NON gli ha impedito di fare delle cazzate, anziche’ di chi le cazzate le ha fatte.

(2) Quello vero non quello degli antivax antiscia anticervello. I loro deliri, anche se li chiamano in quel modo, non sono buon senso.

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2 pensieri su “Perché rischiare?

  1. Concordo con Uriel sul disorso delle responsabilità. Perché tante cose non le facciamo o le facciamo male? Per accidia, pigrizia, fatalismo, menefreghismo… vuoi che succeda proprio a me ora? Poi quando succede la disgrazia, ci si rifiuta di credere che la responsabilità sia (anche, quantomeno) propria. Nel caso dei terremoti nei cenrti storici però sono decenni se non secoli che si parla di prevenzione… poi si fa poco, o niente, a iniziare dagli edifici pubblici. Certo, come dicevi anche nell’altro articolo, quelli messi ad amministrare sono stati votati… e magari rivotati… e se il cittadino preferisce non pagare l’ICI piuttosto che avere i soldi per le ristrutturazioni… togliamogli l’ICI.

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