Numbers or GTFO

Ho notato che c’è un grande assente nella sceneggiata sulle deportazioni dei docenti in seguito alle assunzioni in ruolo de “la buona scuola”, ovvero i numeri.
Ci si lamenta di doversi spostare e si chiede di rimanere al paese ma nessuno tira fuori un conteggio di quanti docenti servano, diciamo a Cagliari, e di quanti devono partire. Se a Cagliari, per ipotesi, ci son X posti e ci sono Y candidati con Y minore o uguale ad X, spostare una parte di docenti verso altre provincie è una stupidaggine.
Se, sempre per ipotesi, a Cagliari servissero X docenti e in ruolo ci sono Y candidati, con Y molto maggiore di X (Y>>X), che una parte si debba spostare è una banale deduzione matematica.

Beh, nessuno di quelli che protestano ha tirato fuori numeri incontestabili; si lamentano, dicono che esistono i posti anche al sud ma non tirano fuori un numero che uno. E in certi casi, come in questo articolo, propongono sistemi per aumentare artificialmente il numero di posti. Quindi i numeri in realtà non ci sono e le proteste altro non sono che piagnistei.

La vicenda spiega benissimo anche l’avversione verso i numeri da parte di molti, soprattutto i colti umanisti o i sindacalisti; con i numeri è difficile far passare ragionamenti sballati e contrabbandare per vere le supercazzole.

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9 pensieri su “Numbers or GTFO

  1. È una cosa che mi chiedevo anche io: ma se per sbaglio le scuole nella propria città siano sature e ci siano quindi piú professori di quanti se ne possano assumere, non è normale andare a lavorare da un’altra parte o non fare il professore?

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    • Il punto è che una volta deciso di “immetterli tutti in ruolo”, per forza devi trovargli una sede, una volta che uno è in ruolo non puoi dirgli “tu non lavori”. Certo sarebbe lui a prescindere a non dover fare il professore, ma non dimentichiamo che tutti questi vengono dalle GAE: il meccanismo delle GAE per quanto perverso sotto molti aspetti, era anche funzionale e geniale. Tu entri nelle GAE e scegli DOVE (in che provincia) vuoi insegnare, ma se non c’è posto ti devi arrangiare con supplenze, spezzoni ecc. Chi può fa il sacrificio e arrabattandosi resta nella graduatoria, la scala, e alla fine entra in ruolo nella provincia scelta, chi non può o non vuole cambia provincia o molla completamente. Se già la tanta gente nelle GAE era un problema (ma virtuale perché aderendo al meccanismo sai benissimo che funziona così e tutti i piagnistei sul precariato erano una gran cavolata), figurati prenderla tutta e immetterla in ruolo.

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      • i problemi del pasticcio GAE è dovuto a tre fattori:

        1 – teoricamente alle GAE si doveva accedere solo dalla SSIS e i corsi SSIS si sarebbero dovuti attivare solo nei luoghi e per le classi di concorso cui c’era effettivo fabisogno; purtroppo le università, fiutato il denaro, hanno brigato per attivare corsi anche in località e per classi di concorso sature.

        2 – La lotta per riaprirle ad oltranza con tante sanatorie, corsi DM85, corsi PAS etc. etc. con codazzo di ricorsi dei sindacati.

        3 – una procedura europea di infrazione per abuso di precariato, dopo la sentenza che ha visto lo stato soccombente ed obbligato a regolarizzare persone assunte per diversi anni con contratti precari o buttava tutti dentro con una legge o l’avrebbe dovuto fare a furia di ricorsi. Purtroppo il vecchio sistema di gestione del personale creava molto precariato in quanto il docente era titolare di cattedra ed anche se lasciava la cattedra per lungo tempo: congedi parentali, anni sabbatici, distacchi vari, quel posto non poteva essere assegnato a nessuno per il ruolo.

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        • Correttissimo quello che scrivi Shevathas, le università ci hanno marciato alla grande con SSIS e corsi master per far prendere punti a chi era in graduatoria. Si può parlare di “abuso di precariato” quando chi aderiva alle GAE era ben conscio che entrava in un sistema di “gestione del precariato a tempo indeterminato”?

          Le assunzioni di anno in anno con contratti precari spesso erano dovute al fatto che la scuola non riceveva i fondi per aprire una “vera” cattedra di ruolo (instabilità degli iscritti, tagli ai fondi ecc) e al dettaglio che chi paga i “supplenti” non è lo stesso che paga gli insegnanti in ruolo. Anche qui, malagestione e malcostume, scarsa coordinazione tra i vari sistemi.

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          • solo una cosa sull’abuso di precariato; le condizioni della scuola erano quelle, vero, ma tali condizioni erano in contrasto con le norme europee sul lavoro precario recepite dall’italia. Da lì è partita la bacchettata dell’Europa che ha costretto a modificare la gestione del personale e del reclutamento e fare l’ultima grande infornata.

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  2. Comunque guarda che è anche successo quello che tu definisci un assurdo, ovvero insegnanti che avevano scelto milano ed erano stati assunti a Milano nel periodo di prova, poi riassegnati dopo la mobilità ad altre provincie perché scalzati da insegnanti con più punteggio provenienti da altre provincie che non avevano posto nella loro provincia nonostante il punteggio alto. Magari perchè, per non saper né leggere né scrivere, hanno messo il loro pesello come prima scelta e Milano come seconda.

    E aggiungo un bit che non a tutti è chiaro: mentre l’immissione in ruolo avveniva sulla base di una graduatoria puramente di merito (anni di insegnamento, titoli di specializzazione e aggiornamento), quella della mobilità è una graduatoria in cui valgono titoli “familiari” quali figli, mariti ecc, quindi meritocrazia bye bye

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      • Si certo, ma “da sempre” i trasferimenti obbligatori vengono fatti dopo l’anno di prova scegliendo una rosa di scuole, non su ambito nazionale. Ma non è tanto questo il punto, il punto è che la messa in ruolo sull’organico potenziato è una cosa “nuova” e si è voluto trattarla in accordo con regole che avevano molto senso nel vecchio sistema, e poco senso per il nuovo sistema. Chi parla e scrive gli articoli fa riferimento a norme che ha leggiucchiato e le paragona a cose che valevano in modalità completamente diverse. Ad esempio la certificazione CLIL che comporta una preparazione notevole per tenere lezioni in inglese (non basta sapere l’inglese, ci sono corsi davvero intensi per acquisire le modalità di insegnamento anglosassoni) vale UN punto, fare un figlio vale quattro punti. Da cui il mio “meritocrazia bye bye”. Si è mischiato merito e diritto al riavvicinamento, incrociando assegnazioni territoriali e punteggi di mobilità che poi varranno anche a pari titoli nella risposta ai bandi emessi dalle scuole.

        Detto questo io auguro ai lamentosi insegnanti del sud di venire a milano e spendere un bel po’ di soldi per vivere in una città costosa, spero che si trovino in una di quelle scuole che fanno trottare gli insegnanti. Perché c’è gente che da subito ha deciso di spostarsi a milano per sfruttare le maggiori potenziali opportunità, ma è gente che magari non ha tanti figli (a milano mica è cos’ a buonmercato sfornare pargoli a ripetizione) e ora deve lasciare il posto a questi che per dieci anni hanno vissuto al paesello al sud spendendo una frazione di quello che costa la vita a milano, hanno accumulato punti per esperienza e figli con le famiglie vicino a occuparsi dei pargoli. Tutto è lecito per carità, l’algoritmo privilegia il punteggio quindi ora che vengano pure a milano a fare la botta 😀

        Senza poi contare che, ad erodere ulteriormente i posti disponibili per i veri “giovani” (gente con pochi anni di esperienza ma che si è già spostata nella città in cui voleva insegnare), ci sono gli “idonei” dal concorso, una figura creata ad hoc dal sindacato che ha innumerevoli vantaggi: lecitamente hanno punti in più sulla mobilità, un po’ più arbitrariamente non partecipano alla fase nazionale, e sono considerati “abilitati” come chi ha speso anni e soldi in SISS anche se il loro è un concorso “a cattedra” e quindi non abilitante.

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