la libertà non è gratis…

Stavo leggendo le polemiche riguardo a Zerocalcare ed al suo account facebook cancellato, e sulla rete è tutto un fiorire di lamentele e piangnistei riguardo alla libertà di espressione ed alla censura fascista di FB.

In quello, mi spiace dirlo, ma vedo tante prove di infantilismo acuto oltre che di analfabetismo funzionale. La costituzione, art. 21, dice questo:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

che è una dichiarazione di principio, e, da notare, non impone alcun obbligo a chi che sia di mettere a disposizione le sue risorse per permettere a Tizio o a Caio di esercitare il proprio diritto.

Brevemente: Tizio ha diritto di dire che sostiene $politico_che_mi_sta_sulle_palle e ne condivide le idee? Sì, liberissimo.

Io ho l’obbligo di ascoltare le idee di Tizio, di condividerle o di ospitare Tizio a casa mia o di mettere a disposizione il mio blog affinché possa divulgarle meglio? Per niente; se non voglio sentire cosa ha da dire tizio o se giudico che i commenti di tizio a questo articolo non siano di mio interesse o semplicemente non voglio che abbia visibilità da questo blog io ho tutti i diritti di censurarli e cancellarli.

Non ho il diritto invece di impedire a tizio di aprirsi un suo blog, di fare i comizi nelle sale che lui ha pagato, di pubblicare i suoi articoli nei giornali disposti a farlo.

In casa mia ho il diritto di decidere io, in casa d’altri chi decide è il padrone di casa e io o rispetto le sue decisioni o devo rassegnarmi a cercare un’altra casa più ospitale.

E faccialibro non è un servizio pubblico, è una società privata che mira al profitto, non sono le orsoline della libertà di pensiero; e l’uso di FB, soprattutto se attraverso account gratuiti, permette a FB di segarti l’account ad minchiam se li gira. Può non piacere ma il contratto che, iscrivendosi a FB si stipula, è chiaro, loro possono segarti l’account a loro piacimento.

Prima di frignare sulle clausole vessatorie che permetto la cancellazione repentina dell’account, ci son da fare alcune considerazioni:

Primo, in internet non esiste solo faccialibro, ci son mille possibilità di pubblicare su internet, blog, siti etc. etc. con altre condizioni. Se quelle di FB non piacciono nulla vieta di andare da qualche altra parte. Essere segato da FB non significa affatto finire chiusi in cella di isolamento senza poter comunicare con il mondo.

Secondo: si tratta di un servizio “gratuito”. Si può pretendere solo ciò che si paga, ciò che invece non si paga non si può pretendere. Se voglio che FB tenga in piedi la mia pagina e non me la chiuda “ad minchiam” devo mettere la mano in tasca e stipulare un contratto oneroso con lui, contratto che prevede obblighi precisi e reciproci. Se si vuole il pasto gratis allora bisogna rassegnarsi a ciò che passa il convento. Come aveva scritto Heinlein nell’opera “la luna è una severa maestra”:

TANSTAAFL “There ain’t no such thing as a free lunch” “Non esistono cose come i pasti gratis”

Nessuno offre pasti gratis, se vuoi il pasto gratis di Zuckemberg devi sottostare alle regole di Mark, se paghi invece tu il pasto allora sei tu che detti le regole. Lottare per la libertà significa anche impegnarsi e “pagare di tasca propria” il palco per il comizio, il sito o l’annuncio sul giornale, non significa frignare contro i cattivoni che non ti prestano un microfono, che pretendono di essere pagati per il sito o per pubblicare. Quello non è lottare per la libertà, è solo far capricci infantili, oltre ad apparire “tirchi”.

 

 

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4 pensieri su “la libertà non è gratis…

  1. Condivido il punto, purtroppo il problema per natura sua è molto complesso. Su twitter c’è stato un caso simile a quello di Zerocalcare, ma in questo caso la “vittima” è stato un conservatore di nome Milo Yannopulos (non so se l’hai mai sentito nominare) e anche là i suoi amici hanno aperto una campagna contro la censura.

    Il problema è che molti considerano i social come una piazza virtuale dove puoi dire quello che ti pare, quando non capiscono che sono solo ospiti di una multinazionale.

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  2. Sarebbe del tutto condivisibile se solo i vari social network non si ponessero, loro stessi, come oasi di libertà; quindi una critica al loro atteggiamento potrebbe essere una giusta critica al loro marketing.

    Detto questo, però, io sono sempre più insofferente verso l’atteggiamento di questi “Antifa di Gucci” (tipo il soggetto da cui è partito tutto), la cui concezione di libertà di parola è sempre che a loro tutti devono permettere di dire quello che vogliono in qualsiasi sede; se qualcuno risponde, però, allora scatta il soccorso dei media compiacenti che usano termini come “censura”, “sassaiola”, “fango”, “populismo” e, ovviamente, “fascismo”, gettando tutte le critiche in un unico calderone.

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  3. Oggi la battaglia da fare è quella contro l imperialismo, principalmente americano, secondariamente cinese

    Magari non qui in Italia, ma la grande questione è quella, anche se ormai penso che l islamismo viva di vita propria

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