Urlare al razzismo per un pugno di click

Non ho voluto commentare i fatti di Fermo; una rissa nella quale c’è purtroppo scappato il morto ma non il “romanzo” che certi giornalisti e certi politici hanno immaginato.
Però sto notando che, siccome il dibattito razzismo sì/no ha fatto vendere i giornali si stanno lanciando a scrivere articoli dove vedono razzismo anche nel fatto che negli scacchi inizino sempre i bianchi.
Come questo, pessimo, articolo del fatto,

Un tassista si rifiuta di accompagnare dal medico una ragazza che si sente male. Lei è una diciottenne nigeriana, da aprile in Italia, a Ferrara, seguita dal Centro XXX. Lunedì mattina le sue inquiline chiamano la mediatrice culturale del centro: la giovane sta male, accusa forti dolori alla pancia. La mediatrice, Maria, 40 anni, anche lei nigeriana, corre a vederla. I dolori sono così forti che le impediscono di camminare. L’accompagna poco distante, sul piazzale della stazione, per prendere un taxi.

“Mi ha detto bruscamente che lui se la ragazza sta male non la prendeva su. Che il suo taxi non è un’ambulanza”. Maria, esterrefatta, ha provato a convincerlo: “Non le sto chiedendo di curarla, solo di accompagnarla dal medico”. E l’uomo: “No, io non la prendo su”. (…)

Quanto invece all’episodio del taxi negato “non mi è mai capitata una cosa del genere” dice Maria a ilfattoquotidiano.it. E se fosse stata un’italiana a chiedere il passaggio, il tassista avrebbe accettato? “Sono sicura di sì”. La pensa così anche il Centro XXX: “Vista la nazionalità dell’operatrice e della ragazza, si ipotizza che tale comportamento e inadempimento ai propri doveri sia dovuto ad una evidente discriminazione etnica e pertanto chiediamo che tale segnalazione venga presa in considerazione e venga seguita da una adeguata risposta”.

che sembra quasi lamentarsi del razzismo del taxista che si rifiuta di soccorrere una ragazza solo perché di colore. Peccato che chi ha sbagliato, e alla grande, in quella vicenda non è stato il taxista ma la mediatrice culturale.

Come ha scritto, giustamente, un commentatore:

“La ragazza nigeriana (risponde citando la frase di un commento riguardo all’agire della mediatrice NdR) ha agito nel migliore dei modi rispetto agli standard dei Paesi più avanzati”. Davvero? Non dimentichiamo che la ragazza malata era ospite di una struttura di accoglienza o qualcosa di simile. Ebbene, nei Paesi più avanzati nei centri di accoglienza DEVE esistere un protocollo di intervento medico in caso di malore degli ospiti, protocollo che non consiste certamente nell’uscire per strada a cercare un mezzo di trasporto per recarsi dal dottore. Peggio ancora l’idea di far camminare una persona che si sente tanto male e accusa forti dolori. Delle due l’una: o questo centro non dispone di un protocollo di intervento medico – fatto gravissimo – o la mediatrice culturale ha ignorato tale protocollo agendo di testa propria, in maniera peraltro assolutamente pericolosa per la salute della ragazza, che è altrettanto grave. E il problema secondo costei sarebbe il tassista?

Se la ragazza, come dice l’articolo, aveva forti dolori, da non riuscire a camminare, la cosa giusta da fare era allertare il 118 e consultarsi con loro, non agire di testa propria. Avrebbero fatto le domande appropriate e avrebbero gestito, come loro dovere d’altronde, l’emergenza decidendo il da farsi.  Non è il taxista che ha discriminato, è stata la mediatrice ad aver preso una cantonata colossale. Prima di pensare a riprendere il taxista, come scrive anche il commento sopra citato, io penserei all’esistenza di un protocollo di emergenza e cosa ci sia scritto sopra. Poi vedrei di capire se la mediatrice conosce ed ha applicato quel protocollo o ha agito di testa sua, prendendo anche gli opportuni provvedimenti del caso. In certe situazioni meglio non improvvisare. Poi dopo, ma con calma, con molta calma, chiederei al taxista come mai non ha pensato lui di chiamare il 118.

Articoli simili, dove per cercare un poco di razzismo cui lagnarsi si presentano come meritori comportamenti dissennati: per una emergenza medica si chiama il 118 non si cerca un taxi; e come razzismo quello che è banale buon senso, finiscono a far pensare che molte accuse di razzismo siano solo piagnistei per giustificare i propri capricci e coprire le proprie stronzate. Il rischio è che quando qualcuno sarà realmente discriminato molti alzeranno le spalle con un “i soliti capricci”…

PS

da notare come i commenti dei lettori molto spesso aiutino a capire e valutare bene la quantità di fuffa di un articolo.

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2 pensieri su “Urlare al razzismo per un pugno di click

    • Infatti. Una con forti dolori addominali che non riesce neppure a camminare mi farebbe pensare ad appendicite o qualcosa di simile. Roba da chiamare con urgenza il 118 non cercare un taxi. Quello che a me ha fatto girare è stato il giornalista che ha trascritto “paro paro” le dichiarazioni della mediatrice, condite con qualche aneddoto per dimostrare quanto siamo brutti sporchi e razzisti, senza porsi, e porle, la domanda: ma esiste un protocollo di intervento per emergenza sanitaria nella casa? se sì perché diavolo non è stato rispettato? ma che professionalità avete ?
      No, nulla, nella vicenda son state fatte un sacco di cavolate ma l’articolo sembra solo voler denunciare il razzismo dei tassisti.
      Ma alla fine se anche il buon senso, chiamare il 118 per emergenze di quel tipo, è razzismo, allora vien proprio da dire viva il razzismo e i razzisti.

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