Lesbiche omofobe o banale paraculismo gender neutral?

Come avevo già scritto ai tempi dell’approvazione della Cirinnà, la questione matrimonio omosessuale/utero in affitto è diventa oramai una questione fondamentale per la religione dell’ammmore. E come molte religioni è spietata soprattutto contro i propri eretici, persone da additare al pubblico ludibrio e censurare.

Da notare comunque che in questo caso si è preferito censurare in silenzio invece di tirar fuori il solito coretto: chi dice questo è un fasci omofobo che ci attacca solo per omofobia, come già capitato nelle discussioni sul bambino acquistato da Vendola e compagno.

fonte: 27esimaora (grassetti miei)

Il no alla maternità surrogata delle lesbiche divide il movimento gay

Un libro imbarazza la comunità gay italiana, al punto che sabato scorso ad Udine Arcilesbica decide di disdire all’ultimo minuto la presentazione annunciata da mesi di Contract Children: questioning surrogacy (Bambini su commissione: domande sulla maternità surrogata) scritto dalla sociologa e ricercatrice dell’Università di Milano Daniela Danna che, in una lettera al Messaggero Veneto, parla di «un grave episodio di censura, che l’associazione ha deciso sulla base di pressioni di altre parti del movimento Lgbt che rifiutano di discutere pubblicamente di questa pratica volendo mascherare il fatto che chiedono di introdurre in Italia la compravendita di bambini. Io sono contraria a ciò, per questo mi viene impedito di parlare» (nella foto Daniela Danna ad Udine per la presentazione del libro).

Ma guarda, cadono nello stesso peccato che denunciano in tutte le piazze: il rifiuto a voler ascoltare l’altro ed a confrontarsi con le sue idee. Sarà che stavolta la trita e ritrita accusa di omofobia, oramai uno jolly buono per vincere qualsiasi dibattito non si può usare?

Nel suo libro Danna analizza la questione della Gestazione per altri (Gpa) nei diversi Paesi per arrivare alla conclusione che, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’operazione commerciale in cui la maternità diventa un lavoro a pagamento. Una tesi condivisa ufficialmente da Arcilesbica che in occasione del Congresso del 2012 aveva detto sì alla gestazione per altri solo se altruistica, volontaria e gratuita. Ma non è questo il caso della gran parte dei contratti per surrogacy che prevedono un pagamento in denaro, e anche alto, in cambio di un prodotto: il bambino. Di qui l’imbarazzo e anche la tensione con quei movimenti gay che invece vorrebbero legalizzare la Gestazione per altri in Italia.

Tra questi Famiglie Arcobaleno, l’associazione di famiglie omosessuali di cui Danna, che è dichiaratamente lesbica, ha fatto parte fino a dieci anni fa quando non è stata contestata per aver redatto, insieme ad altre, una carta etica «in cui – in sostanza – proponevamo di rifiutare i contratti di surrogazione, in quanto coercitivi sulla reale volontà della donna che materialmente fa un bambino». (…)

Ha ragione; la maternità surrogata è, per le donne schiavismo e prostituzione, e per i bambini compravendita di esseri umani. Un bambino non è un cucciolo che ti puoi comprare al negozio di animali e pretendere che sia su misura per te, è un essere umano e come tutti gli esseri umani ha i suoi diritti inviolabili. E il diritto che non può essere violato non è l’uomo di paglia che si tira fuori per confutare le critiche, cioè che il bambino abbia diritto ad un padre e una madre. Quel diritto non esiste e non è mai esistito. Il diritto “reale” è invece il diritto a non essere considerato merce e non essere oggetto di compravendita. Quello è il diritto reale ed irrinunciabile, non il diritto a mammà e papà.

«Quello che è successo in Famiglie Arcobaleno non è stato un episodio isolato – dice Danna alla 27simaora – ma solo l’inizio di una campagna, già verbalmente violenta e intimidatoria, con l’obiettivo di ottenere mano libera da parte di ricchi nell’acquisto di neonati dalle donne più povere grazie all’introduzione di una regolamentazione della maternità surrogata anche in Italia, che evidentemente beneficia soprattutto le coppie etero. Ma è l’intero movimento Lgbt che ora appare come campione di questa incivile battaglia: l’estensione del mercato del capitalismo neoliberale alla produzione di figli». (…)

Di ciò se ne accorse anche il manifesto, giornale che non vedo molto come il gazzettino della parrocchia. Molti si sono accorti che l’idealismo e la religione dell’ammmore, il sostenere che si fa tutto per ammmore e chi non ci crede è contro l’ammmore, è un ottimo sistema per verniciare di idealismo di legittimità morale i propri porci comodi.

«I censori nel movimento Lgbt, femminista, queer, pensano forse che se nessuno/a di noi lo dice, che il contratto configura una compravendita di bambini, nessuno se ne accorgerà. 

Molti se ne sono accorti, e sono anche infastiditi dal sentirsi dare del baciapile se si prova a dire che un bambino non è un cucciolo puccioso. Sì porcate ne esistono anche con gli etero, bambini concepiti per salvare una relazione, bambini voluti per sfizio, per noia o per sbaglio. Ma che una cosa possa capitare “per disgrazia” non significa che sia giusto farla capitare pianificandola a tavolino.

Quanto capitato con il referendum sulla fecondazione assistita non ha insegnato niente, si sta continuando a ripetere, testardamente, gli stessi errori di comunicazione: il rifiutarsi di argomentare preferendo insultare, accusare gli altri e fare vittimismo, il presentarsi come unici buoni e chi non è d’accordo o chi ha idee diverse è solo un miserabile baciapile reazionario e (aggiungere insulti a piacimento…). Occhio che a lanciare la merda contro il ventilatore c’è il rischio che buona parte torni indietro.

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