Patenti di legittimità morale

Stavo leggendo, divertito, la polemica ANPI – Renzi sulla riforma costituzionale. L’ANPI s’è prestata, non so quanto consciamente e non so se sperando di lucrarci, al solito gioco della sinistra noto: “solo noi possiamo parlare perché moralmente legittimati”. Con il berlusco capitava spessissimo; le persone di destra dovevano stare zitte perché erano i rozzi evasori che parcheggiavano in doppia fila, mentre i girotondisti erano colti e morali e solo loro potevano tenere i sermoni. E ovviamente la benedizione dei girotondisti, colti e morali, rendeva ipso facto, chiunque la ricevesse colto e morale.

Cioè si eliminava il confronto tenendolo non sul campo dialettico dove si confrontavano due idee, due proposte ognuna con i suoi aspetti positivi e negativi ma spostandolo sul piano morale dove il bene (quello dei buoni buonissimi) si scontrava contro il male (dei cattivi cattivissimi). E fra bene e male non ci può essere trattativa, sono scontro all’ultimo sangue.

Idem l’ANPI, ennesimo ente che cerca di lucrare dando patenti di moralità e certificati di antifascisti doc. E questo è un comportamento stupido e controproducente; stupido perché se la lotta dei partigiani nella seconda guerra viene utilizzata come arma politica “attuale” legittima anche l’uso dei nemici dei partigiani nella lotta politica attuale, e invece di avere una memoria storica condivisa che riconosca quanto capitato in quegli anni drammatici con le loro luci e le loro ombre abbiamo due tifoserie opposte che si scontrano a colpi di insulti e di sfottò. Senza considerare anche il rischio di annacquamento della memoria.

Controproducente perché una volta che diventi un ente “certificatore di moralità” alla prima macchia vieni fatto fuori da qualcuno più morale di te, basta vedere cosa è capitato al movimento dei girotondi ed ai suoi caporioni dopo la vittoria di prodi contro l’odiato caimano nel 2006. Esplosero distrutti dalle proprie contraddizioni interne. Contraddizioni che sto vedendo anche nel movimento dei pasdaran della costituzione. I punti critici son sempre i soliti: l’articolo 15 e l’abuso delle intercettazioni, la presunzione di innocenza, la responsabilità penale personale e gli adoratissimi processi mediatici sulla pubblica piazza da parte del Torquemada di turno e le dichiarazioni dissennate del dima. I 150K euro nel contratto di candidatura e l’assenza di vincoli di mandato per deputati e senatori.

La questione è semplice: puoi essere super partes o in partes, entrambe le scelte sono legittime; però se sei super partes devi essere super partes e rispondere no a chiunque ti tiri per la giacchetta, se invece sei in partes allora non puoi usare la tua neutralità per “nobilitare” la parte cui tieni ed evitare le critiche da parte dell’altera partes. Si è scelto di essere in partes, diano prova di democrazia e accettino senza frignare le critiche che arrivano dall’altra parte. Nota bene: accettare non significa per forza condividere ma avere la maturità di capire che l’altra parte ha lo stesso diritto di sostenere le proprie posizioni e criticare chi sostiene quelle opposte.

 

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