Tirar fuori a sproposito il sessismo.

Su twitter qualcuno ha segnalato questo articolo.

“Cara Virginia, hai firmato un licenziamento in bianco. Un’umiliazione per le donne”

“Come puoi vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150mila euro?”

(…) C’è una cosa più importante che vorrei discutere da donna a donna. La forza di tutte le donne è la battaglia per la libertà e l’indipendenza, personale, professionale e lavorativa, familiare e culturale.

(…)Tu invece hai affermato che se il tuo capo, un uomo, te lo chiedesse ti dimetteresti. Che figura ci facciamo tutte noi?

Scusa la crudezza, ma davvero sei disposta a vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150.000 euro? Non ci posso credere. Come è possibile?

Abbiamo lottato per anni per evitare che le donne dovessero firmare licenziamenti anticipati in bianco magari perché costrette o per impedire che l’attesa di un figlio le sbattesse fuori. Ti prego di non umiliarci tutte con questa specie di asservimento, le donne non sopportano catene o taglie sulla loro libertà. Ritira quella firma e facciamola insieme questa battaglia.

Perché non mi è piaciuto? Per due motivi; il primo è che, personalmente, l’ho trovato sessista. Mi chiedo, e se invece di Virginia e Beppe si parlasse di Virginie Beppe, di Virginio e  Peppa oppure di Virginia e Peppa cambierebbe qualcosa nella storia della penale di 150K euro e delle promesse dei candidati M5S?
Io penso di no, quindi cosa c’entra, nella vicenda, che cosa hanno in mezzo alle gambe i protagonisti? Il vedere la vicenda come una oppressione del maschio sulla femmina, oltre ad essere sbagliata, il documento è stato chiesto anche ai candidati con il pisello, può diventare anche nociva. Nociva perché può far pensare che la storiella “mi discriminano in quanto donna” sia solo un pretesto dialettico per avere ragione. Un poco come quando qualcuno o qualcuna ci rimane a causa dei suoi colpi di genio, se è un lui è un premio darwin, se invece è una lei allora è victim blaming.

E veniamo al secondo punto: una parlamentare esperta come l’autrice dovrebbe sapere che quei documenti non valgono la carta cui sono scritti e che quelle penali sono inesigibili. Il contratto secondo il quale un candidato si impegna a votare e a seguire le direttive di chi che sia è illegale ergo sono nulle tutte le sue clausole. Certo se il sindaco si mette in rotta con il partito, il partito ha tutti i diritti del mondo di buttarlo fuori a calci. Non può però pretenderne le dimissioni o pretendere risarcimenti per l’esercizio della libertà di coscienza dell’eletto ad una carica elettiva riguardo alle azioni che compie come eletto a tale carica. Volendo proprio fare i cattivi quel documento potrebbe essere considerato prova plateale di voto di scambio. Più che “ritira quella firma” avrei concluso con “smettila con quella pagliacciata”.

 

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