Invalsi, noi siamo numeri invece.

Stavo leggendo del boicottaggio dell’invalsi; a quanto pare il numero di classi che hanno sostenuto la prova è stata di poco superiore al 90% (fonte invalsi). A quanto pare molti stanno iniziando a rendersi conto che il boicottare la bilancia per dimagrire è solo una azione stupida e senza senso. Buon segno di maturità della scuola.

Quello che, puntualmente, invece mi ha fatto divertire son le puntuali dichiarazioni dei sindacalisti, studenteschi e non, che come nella migliore tradizione italiana dicono di aver vinto.  Non spiegano in cosa hanno vinto, come hanno vinto o perché si debba riconoscere loro la vittoria, ma hanno vinto, punto.

La dichiarazione che comunque ho trovato più “umoristica” è stata questa (grassetti miei):

“Noi crediamo – dichiara Danilo Lampis, coordinatore dell’Unione degli Studenti – che i test Invalsi siano dannosi e che creino discriminazioni. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test. La valutazione è parte integrante del percorso formativo, non è il fine. Per questo proponiamo modelli di valutazione narrativa, ossia una descrizione che motivi il voto per aiutarci a comprendere cosa migliorare nelle singole materie, ed una nuova valutazione di sistema campionaria, indipendente e partecipata”. [fonte: il fatto quotidiano]

La valutazione narrativa l’ho conosciuta alle medie con i famigerati giudizi, paragrafi “politically correct” sulla falsariga del: “il risultato è inferiore a quello ottenibile mediante l’attuazione completa delle potenzialità del ragazzo”, “il mostrare un impegno discontinuo, tende a mascherare le potenzialità e penalizzare il rendimento scolastico”. Tante parole per non dire niente e per non offendere i genitori convinti di allevare baby Einstein.  Per il resto la dichiarazione è la solita sequenza di uomini di paglia sull’invalsi tutti, tranne il “non siamo numeri”, già ampiamente confutati.

Quello di cui vorrei parlare quindi è il “non siamo numeri”.

E’ giusto che il voto venga spiegato e che i docenti illustrino dove uno studente sbaglia e quali siano le sue lacune affinché le possa colmare, cosa che si dovrebbe fare ad ogni interrogazione e ad ogni compito in classe (e l’invalsi non è un compito in classe); però se devo confrontare la valutazione di Tizio con quella di Caio alla fine devo avere qualcosa che posso facilmente confrontare, e questo qualcosa è “il numero”.  Tizio a risposto giusto a 40 domande su 60, Caio a 20 su 60. Chi è stato il più capace di rispondere? la risposta è facile e immediata. Invece se dobbiamo confrontare due “romanzi” sulla valutazione magari riusciamo a stabilire che Tizio sia migliore di Caio ma di certo non si riuscirà a capire quanto o cosa debba fare Caio per arrivare al livello di Tizio.

L’aveva intuito Galileo, se vuoi descrivere un fenomeno in maniera rigorosa devi cercare di trasformarlo in numeri. La legge di gravitazione universale tiene conto del colore delle masse? del loro stato fisico? No, tiene conto solo del valore numerico della massa.

Allo stesso modo se voglio analizzare la scuola e capire come funziona ho bisogno di numeri che riassumono, non di romanzi sulla vita di ogni singolo studente. A livello di ministero sono inutili. Il guardare le cose da un punto di vista elevato ovviamente, e questo la scuola dovrebbe insegnarlo nelle scienze, maschera i dettagli irrilevanti per quel livello di analisi. Per intenderci parlo del concetto di “punto materiale” utilizzatissimo in fisica.
Nella mappa catastale della mia casa c’è la mia cucina. Nella carta stradale del comune c’è la mia strada e la mia casa, non c’è più la cucina. Nella carta della provincia ci sono alcune strade del mio comune non tutte. In una carta stradale nazionale il mio comune è un punto. Man mano che si sale si eliminano le informazioni non rilevanti per la scala cui si vuole svolgere l’analisi. Gli studenti stanno chiedendo che l’invalsi (la cartina stradale nazionale) abbia le stesse informazioni della mappa catastale di casa loro, cosa assurda.

Ribadisco: i problemi di Carlo o perché Alice vada male a scuola interessano ai loro docenti, sono loro che devono indagare e nel caso provvedere non l’invalsi. L’invalsi è una indagine statistica usata per ricavare indicazioni numeriche su come funziona la scuola; sì anche quella di come la scuola riesca a colmare il gap culturale di partenza fra uno studente proveniente da una famiglia povera e ignorante e uno studente proveniente da una famiglia colta e ricca. A cosa pensate che serva il questionario, a compilazione opzionale, che affianca i test? Ma per far ciò servono i numeri, i dannati numeri.

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