Breivik e lo stato di diritto

Su G+ stavo discutendo della sentenza che aveva riconosciuto come “disumano” il trattamento in carcere di Breivik. Io penso che il tizio, stragista a sangue freddo, sia molto difficilmente recuperabile e che sia da tenere sotto strettissimo controllo per tutto il resto della sua vita(1). Posso anche capire che una sentenza che riconosce la violazione dei suoi diritti umani possa far pensare che in Norvegia si siano bevuti il cervello.

In ciò io invece vedo un segnale molto positivo: in Norvegia si decide secondo la legge e non secondo la pancia del popolo, la legge è uguale per tutti punto, non si cercano mille aggiramenti per piegarla e contorcerla a seconda dei volubili umori della piazza. Basta pensare alle intercettazioni telefoniche; quanti in italia blaterano di un “diritto a conoscere le intercettazioni” non previsto, anzi espressamente ed esplicitamente vietato dalla costituzione? Quante volte si è tentato, a furia di piazzate, di ribaltare le decisioni della magistratura, come in questo caso? O di accelerare la condanna del colpevole scelto dal bobolo, con la magistratura che talvolta si prostituisce a tali voleri.

L’articolo sotto riportato esprime il mio pensiero con una frase molto bella:

lo Stato di diritto che ha messo la legge al di sopra della forza e della vendetta

Quindi tanto di capello ai magistrati Norvegesi ed alla loro, coraggiosa, decisione di mettere la legge al di sopra della pancia del popolo e di giudicare secondo essa.

Una precisazione: comunque l’essere per la legalità, il credere che debbano esistere le leggi al di sopra di tutti e che un tizio, il magistrato, debba decidere solo in base ad esse, non significa dover prendere per oro colato, senza fiatare, qualsiasi decisione del magistrato. Le sentenze si applicano sì, però, siccome sono comunque opere umane, è giusto, ed anche sano, il dichiararsi non d’accordo, il contestare certe decisioni, ad esempio quelle sul caso stamina oppure il giù citato caso del processo di primo grado del terremoto dell’aquila, il chiedere che certi ragionamenti vengano validamente motivati.  L’errore non è il contestare la sentenza ma il pretendere che venga pronunciata per soddisfare la panza, o nel caso sia stata pronunciata e non condivisa, che venga ribaltata a seguito di chiassate.

Una nota a margine: se si è garantisti si deve essere garantisti sempre, anche se l’imputato è un mostro come breivik, altrimenti non si è garantisti ma solo paraculi che si sparano pose sperando di carpire il gradimento dell’opinione pubblica.  Perché il garantismo non serve, anche se sembra il contrario, a mostri come Breivik, serve più a innocenti accusati di esserlo, come ad esempio un padre accusato di essere stato un orco verso sua figlia, persona che, se si fosse attuata la giustizia del bobolo, sarebbe stata linciata l’indomani mattina sulla pubblica piazza.

Concludo segnalando un articolo del corriere che condivido a pieno, soprattutto nella sua conclusione.

http://www.corriere.it/esteri/16_aprile_20/perche-breivik-non-ha-vinto-utoya-processo-a7bedcc4-070e-11e6-8870-6aa8c10eafcf.shtml

Aveva accusato lo Stato norvegese di trattamento disumano. La sua accusa si basa sulla sacralità della vita che lui per primo ha calpestato uccidendo 77 persone nel 2011
di Maria Serena Natale

Non ha vinto. I giudici hanno riconosciuto come «disumano» il trattamento in carcere di Anders Behring Breivik. Ma al killer di Utoya, che dopo cinque anni di isolamento accusa lo Stato norvegese di volerlo «uccidere» condannandolo alla solitudine e ai mal di testa in una cella fornita di PlayStation e tv, è sfuggito il dato essenziale. La sua stessa accusa si fonda sul principio dell’inviolabilità dei diritti umani e della dignità della vita.
(…)
Sopravvissuti e familiari delle vittime — dei ragazzi inseguiti nel bosco sul fiordo e freddati con un colpo alla testa — rispondono con incredulo dolore ma anche con la consapevolezza che lo Stato di diritto che ha messo la legge al di sopra della forza e della vendetta ha le sue vie, le sue regole, forza sufficiente ad ascoltare le parole di un massacratore per non esiliarlo ma tenerlo dentro la cornice della legalità, con fermezza massima.
Questo resterà di Breivik. Non i deliranti proclami contro il multiculturalismo dell’Occidente e la minaccia dell’islamizzazione forzata. Non il processo giudiziario trasformato in tribuna politica per esaltare il nazionalsocialismo con tanto di braccio destro alzato e testa rasata. Ma la debolezza, la paura vile, la resa.

(1) Tutti gli stati prevedono che, anche se è stata espiata la pena, persone di plateale e manifesta pericolosità sociale possano continuare a ricevere limitazioni alla propria libertà. Un pazzo assassino che annuncia urbi et orbi che una volta uscito dal carcere si vendicherà su tutto e su tutti può, legalmente e legittimamente, essere trattenuto al gabbio. La legge stessa lo prevede.

Annunci

2 pensieri su “Breivik e lo stato di diritto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...