Giustizia “de panza”

Ho sempre detto che la giustizia di pancia, quella dove le sentenze non son pronunciate sulla base delle norme ma sulla base dei volubili voleri del bobolo, è una giustizia che a me fa paura. Fa paura perché non la vedo come giustizia ma come linciaggio vendetta contro chi si è deciso essere colpevole. Purtroppo in italia ci son molti che vedono i giudici non come le persone che devono giudicare torti e ragioni ma come i giustizieri vendicatori che devono punire i malvagerrimi. Come capitato ad esempio nei casi di Scattone o di Sollecito.

Emblematico è questo caso, riportato dal Fatto Quotidiano, insieme ai suoi commenti.

Doina Matei, sospesa la semilibertà alla “killer dell’ombrello” dopo le foto in bikini postate su Facebook

Nel 2007 aveva ucciso con la punta di un ombrello la ventitreenne Vanessa Russo. Ottenuto un permesso premio, la donna ha trascorso le giornate al mare, postando le foto ricordo sui social network: scelta che ha portato all’intervento del giudice di sorveglianza. “Non sapevo di non poter usare internet”, si è difesa lei

Io considero un errore la revoca della semilibertà solo per aver postato foto sorridenti al mare su FB, se il regime di semilibertà non impone il divieto di utilizzo dei social network, lo considero un prostituirsi alla pancia del bobolo. Un giudice dovrebbe giudicare secondo le norme e non secondo i risultati del televoto alla barbara d’urso.  Se non è vietato, in semilibertà, andare al mare e usare FB la tizia non ha commesso alcun reato facendolo, quindi il revocare la semilibertà per tali fatti è un’arbitrio indecente, indegno di un moderno stato di diritto.
Si può discutere se la condanna sia stata dura o benevola, si può discutere se il regime di semilibertà è meglio farlo iniziare prima o dopo, si può chiedere di variare le leggi, son tutte cose giuste, lecite e legittime. Quello che invece non è giusto, oltre che alquanto stupido, è il pretendere che le leggi vengano piegate o applicate “mentula canis” sulla base delle urla della piazza. Come avevo scritto in un altro post: “la giustizia dovrebbe essere amministrata dai giudici e non dalla pancia dell’opinione pubblica con il televoto. Il televoto lo ammetto per decidere chi buttar fuori dalla casa del grande fratello non per la giustizia penale. E il giudice deve essere terzo fra le parti. L’alternativa, che ogni parte decida la sua giustizia, la Sardegna l’ha conosciuta benissimo, una lunga storia di faide sanguinose e non ho il piacere di ritornare a quel periodo.”.

di seguito una selezioni di commenti particolarmente forcaioli:

Noto con disgusto che c’è moltissima gente che ha più pietà per i carnefici che per le vittime. Sembra che la vita rovinata sia quella dell’omicida e che la colpa sia della vittima e dei suoi familiari che non rispondono alle sue chiamate. Poi sicuramente influirà il fatto che sia una prostituta rumena, quindi scusabile per antonomasia secondo certa logica cattobuonista, sicuramente se la nazionalità di vittima e carnefice fosse stata invertita, tutti quelli che ora si sbracciano per i diritti dei detenuti diventerebbero i peggiori forcaioli. Fatto sta che mentre una ragazza è stata privata giovanissima del bene più prezioso e la sua famiglia distrutta, la carnefice ha un lavoro, cosa che manca a moltissima gente onesta, se la gode al mare e non ha paura di mostrarlo a tutti. Io credo che ci sia un limite alla tolleranza verso le ingiustizie, per qualcuno invece la vita di una povera ragazza passa in secondo piano davanti ai diritti del misero criminale, compreso chi specula scrivendo un libro dal titolo squallido. Comici poi quelli che dicono: “se fosse capitato a un mio familiare cercherei vendetta, ma da esterno devo dire che la pena è giusta”, ma la sapete provare un briciolo di compassione anche per chi si è visto privare di una figlia??

***

C’è gente qui che si indigna che si possa pensare che la ragazza non possa farsi foto o sorridere
Andassero a dirlo in faccia ai genitori di Vanessa

I due commenti sono simili, sfruttano la compassione verso i genitori per giustificare una pena infinita e la vendetta di stato, sostituendo alla legge la loro morale. In uno stato civile le pene, e le condanne vengono decise dalla legge e non dai desideri dei parenti delle vittime. Provo compassione per il loro dolore ma ciò non autorizza i parenti delle vittime, ad ergersi a giudici o giustizieri, e men che meno autorizza a farlo i loro autonominatisi avvocati difensori.

Ma che il popolino sbraiti e urli “sangue, sangue” non mi stupisce ne scandalizza, come non mi scandalizzano i leoni da tastiera e i rivoluzionari di youtube. Quello che mi spaventa sono i giudici che, vuoi per pavidità vuoi per calcolo politico, reggono il bordone a quella gente.

 

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6 pensieri su “Giustizia “de panza”

  1. Ricordo uno splendido articolo di Uriel sul funerale di Priebke e di come giustamente faceva notare che quei signori che presero a calci la bara erano la dimostrazione lampante di come il mondo di Priebke abbia vinto.
    Ci sono ovviamente i dovuti distinguo tra quel caso e questo, ma se avevamo bisogno di altre prove…

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    • Uriel aveva completamente ragione. Tanti si sparano pose da paladini solo per avere una “coperta morale” che giustifichi e, peggio, in certi casi santifichi i loro travasi di bile e il loro agire da teppisti.
      Mi sa che ci faccio un post sui wannabe paladino.

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    • Visto che l’hai citato, per completezza lo riporto qui.

      fonte: https://nientestronzate.wordpress.com/2013/10/18/la-professione-di-fede/

      Mi spiace, ma tutta la storia mi lascia pensare una cosa. Una cosa molto semplice.
      Che Priebke, in fondo, ha vinto.
      Il suo mondo, ove l’odio basta a diventare condanna, ove l’odio e’ piu’ importante della legge, ove una condanna finita per legge e’ estesa per odio, e’ ancora li’, vivo e vegeto.
      Si, Priebke e’ ancora vivo. E ha vinto.
      E voi , eroici calciatori di bare, siete la bandiera della sua vittoria.
      Voi siete il mondo che voleva lui, dove l’odio diventa condanna, in spregio alla legge.
      Uriel

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  2. Sottoscrivo ogni parola, in particolare

    Il televoto lo ammetto per decidere chi buttar fuori dalla casa del grande fratello non per la giustizia penale.

    A me il televoto nei reality dà fastidio¹, figurati per amministrare la giustizia penale…

    ¹ Sì, ci sono anche reality senza il televoto, per esempio Pechino Express

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  3. […] Queste sono le differenze fra uno stato di diritto ed uno stato medievale dove l’inquisito viene condannato sulla base delle urla della folla, dove oltre alla pena prevista dalla legge ci son pene accessorie decise dalla pancia del bobolo, pene la cui severità e durata viene lasciata agli umori della folla, come, ad esempio, nel caso di Scattone o di Doina Matei. […]

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