Referendum sulle trivelle, io non vado a votare.

Tra due settimane circa c’è quello che nella vulgata viene chiamato “referendum sulle trivelle”, l’ennesimo referendum su questioni marginali spacciato per decisione strategica sul nostro futuro. Personalmente ero già orientato per l’astensione per i seguenti motivi:

  1. La domanda non c’entra nulla sulle nuove trivellazioni a 12 miglia (già proibite dalla legge) ma riguarda una eventuale proroga delle concessioni.
  2. Avere 10 persone che devono decidere assieme significa avere 10 potenziali corrotti, averne uno significa aver solo un potenziale corrotto, ma è più facile da controllare.
  3. Le grandi opere causano disagi ma servono, ormai in italia qualunque cosa si proponga è “non nel mio giardino”.
  4. Come al solito al referendum si sono accodati tutti i pseudoecologisti che sperano, con un mix di racconti dell’orrore e di fantascienza (un mondo bucolico a energia solare) di rifarsi un credito politico dopo le legnate “tombali” del 2008.

Interessante comunque il confronto fra due siti, uno pro http://ottimistierazionali.it/ e uno contro http://www.fermaletrivelle.it/.

Il sito protriv, favorevole all’astensione, presenta numeri, articoli in cui si discute di scenari, cerca di divulgare e presenta opinioni supportate da numeri e dati, quello contro le trivelle, ovvero a favore del sì al referendum, invece ha pochi articoli di approfondimento e tanti slogan, e questo non mi convince per niente.  Io penso che uno dei problemi dell’italia sia proprio il non fare politica, intesa come amministrazione della polis, analisi di pro e contro di ogni scelta ma si facciano troppe gare di scimmie urlatrici dove chi urla più forte gli slogan ha ragione. Questo articolo sembra venga direttamente dagli anni ’70, ne condivide il lessico e lo sciocco idealismo. Purtroppo le automobili vanno a benzina, e la benzina viene gestita dalle multinazionali petrolifere. E per contrastare tali multinazionali più che scrivere tazebao conviene prendere una auto ibrida come la prius o qualche auto puramente elettrica, spostarsi con i mezzi pubblici invece che con il mezzo privato. Eppure nel sito antitriv consigli come questo non ne ho letto, ho letto solo desideri, slogan e articoli sugli uomini immagine del movimento.

Penso che il referendum sulle trivelle sia una nuova incarnazione del referendum sul nucleare, un referendum che grazie alla paura e all’ignoranza ha impedito di nuovo che l’italia si dotasse di una politica energetica diversificando le fonti di approvvigionamento. Ah, una cosa al margine: nonostante il referendum stiamo ancora continuando a comprare energia nucleare dalla francia proprio perché a bassissimo costo. Eppure non ho visto nessun ecofondamentalista lamentarsi di ciò e proporre di sostituire tale energia con pannelli fotovoltaici.  Perché? Forse perché i sogni ecologisti svaniscono quando si scontrano con i freddi numeri e la fredda realtà.

Fra le scienza “scienza” e la scienza delle “iene”(1) preferisco la prima. Piaccia o no si è progrediti grazie ad un certo Galileo Galilei ed al suo metodo e non grazie alla superstizione ed agli “ipse dixit”.

Il 17 andrò a farmi qualche bel trekking, magari un percorso di “archeologia industriale” nel sulcis-iglesiente ma di certo non andrò a votare.

(1) Come nel caso stamina ciò che è vero non lo decide l’esperimento ma il volere del bobolo.

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6 pensieri su “Referendum sulle trivelle, io non vado a votare.

  1. Refuso: hai indicato entrambe le fazioni come “pro”.
    Anche se si può intuire dai toni del post, non è chiaro quante sia il lato della Forza che si sostiene a slogan e quale a numeri.
    Per il resto, post interessante, come sempre.

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  2. “…Le grandi opere causano disagi ma servono…”

    Certo. Servono a comprare cemento invendibile e perfettamente inutile e rifilare il conto ai contribuenti che pagano le tasse. E’ questa la tecnica scelta da noi italiani per andare in bancarotta: e devo ammettere che sta funzionando piuttosto bene.

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