Il problema degli amministrativi che non capiscono un cazzo.

Talvolta capita che un tecnico informatico debba predisporre dei progetti e che si materializzi il suo peggiore incubo: che il progetto prima di essere consegnato ai  tecnici informatici dell’altra parte venga vagliato, e corretto, dagli amministrativi, che di informatica non capiscono un cazzo e che si limitano a ripetere  quattro slogan alla moda generando situazioni fra il drammatico e il surreale.

A me son capitati alcuni episodi; agli albori dell’informatica (~AD 2002 circa) mi era stato chiesto di predisporre la rete LAN di un’aula di informatica e configurare il router e i PC affinché andassero in rete. E scrivere un rapportino da consegnare al tecnico che avrebbe seguito la rete. Lo faccio e preparo due paginette: gli indirizzi dei PC sono questi, il DNS è quest’altro, il gateway questo, gli switch son questi altri. Due paginette scarne con le informazioni essenziali sulla rete e sugli apparati. Consegno il documento al mio referente amministrativo, lo guarda e mi dice che era troppo scarno. Che doveva essere di almeno 60 (sessanta!!!) pagine e 5 (cinque!!!) diagrammi per essere considerato accurato.
Preparo il documento richiesto scrivendo un sacco di cavolate inutili come il datasheet completo delle schede di rete, diagrammi scontati in cui specifico che tutti i PC sono collegati fra loro ed al router attraverso lo switch, che i cavi di rete son da collegare alla presa di rete dei PC  e alla placca presente in stanza (il IV segreto di fatima) e lo consegno.
Due giorni dopo mi arriva una telefonata dal collega, informatico, che mi chiedere perché avevo scritto tutte quelle stronzate invece di fargli avere due paginette scarne…

Altri episodi che capitano sono che mentre tu parli di cosa vorresti ottenere loro si concentrano sul come ottenerlo e viceversa: “Dunque il portale avrà delle maschere per interagire con gli utenti e permettere loro di segnalare questo e quello. Ma perché non si usa il prodotto XYZ?”
Richieste di evidenziare parti che, per un tecnico sono scontate; roba del tipo: “Ma perché non hai specificato che quando treno si ferma alla stazione allora non si sta muovendo?”.
E l’interazione con i tecnici della controparte è difficoltosa, sopratutto se il messaggio non è trasmesso “AS IS” ma viene interpretato e viene trasmessa l’interpretazione; la richiesta: “posso avere la struttura della base dati comprensiva della descrizione delle chiavi e delle relazioni” viene tradotta in “potete darci il database delle chiavi completo?

Qual’è il problema dell’approccio: “non capisco un cazzo ma voglio mettermi in mezzo per far vedere che io so fare (grandi cazzate?)” Essenzialmente due:

la prima è che una volta che arriva il documento “corretto” ai tecnici della controparte penseranno che sia stato scritto da un qualche incompetente che si guardava hackers mentre era in overdose di allucinogeni e quindi non capisci se hai a che fare con una persona capace tecnicamente che ha la sfortuna di essere diretto da un incompetente che si vuole mettere in mezzo oppure hai a che fare con in perfetto imbecille. Informazione fondamentale per valutare quanto possa essere proficuo adottare la soluzione di scavalcare gli amministrativi quando c’è da discutere di questioni prettamente tecniche.

E la seconda è che si deve perdere tempo a spiegare ad un non tecnico questioni che, per mancanza di informazioni e di background tecnico, non può capire pienamente e cercare di tenere il progetto coerente e corretto in maniera che passi sia la valutazione amministrativa che quella tecnica. Purtroppo l’amministrativo pensa che il progetto sia destinato al suo corrispondente dell’altra parte e quindi sia capibile da lui e non pensa che prima o dopo, spesso purtroppo dopo, ci sarà anche la valutazione tecnica. E questo spiega come molti progetti, ben disegnati e descritti si trasformano in pastrocchi pasticciati e infarciti di buzzword perché,devono far colpo sul commerciale dell’altra parte, per poi finire cassati dalla parte tecnica perché pastrocchi pasticciati e infarciti di inutili buzzword. (E ovviamente la colpa è dell’informatico che non capisce nulla…)

 

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7 pensieri su “Il problema degli amministrativi che non capiscono un cazzo.

  1. Bisogna studiare un codice che trasmetta le due paginette scarne all’informatico pur compiacendo con 184 pagine l’amministrativo.
    O almeno che tutti gli informatici abbiano accesso ad un network in cui scaricare il riassuntino senza manco leggere il papiello.

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  2. Non ho capito se poi hai specificato di dover collegare i computer alla rete elettrica attraverso l’apposito cavo di alimentazione collegato l’alimentatore e dopodiché premere il pulsante d’accensione. Prima di adoperare il tutto.
    Le istruzioni per login e prima configurazione del sistema operativo dovrebbero stare in una sezione a parte, ovviamente.

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  3. L’unica soluzione plausibile che vedo è steganografare il documento tecnico all’interno di quello amministrativo. Il rapporto rumore/segnale è sufficientemente alto da rendere la cosa fattibile senza che il documento da dare agli amministrativi venga alterato in modo (da loro) percepibile.

    Si potrebbe pensare ad una RFC che descriva il procedimento nel dettaglio, in modo che non sia necessaria un’handshake preventiva tra i tecnici delle due parti, le probabilità che l’amministrativo di turno scopra il tutto sono comunque nell’ordine della costante di Planck.

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  4. agli albori dell’informatica (~AD 2002 circa)
    HAHAHAHAHAHAHA! Io smanettavo col DOS senza disco fisso quasi vent’anni prima, e NON eravamo agli albori dell’informatica!
    A parte questo, ricordo una volta che è toccato a me redigere il verbale di un consiglio di classe. Lo scrivo, lo consegno al preside e lui dice “troppo poco”. Perché? – dico – Cosa manca? Niente, ma è troppo poco. Ma c’è qualcosa che è stato detto e che io non ho scritto e che lei considera importante? (cosa possibile, dato che si parlava teoricamente in tedesco, in realtà in dialetto tirolese, lontanissimo dal tedesco in cui mi ero laureata. Per due anni non ho capito una sola parola, poi mi sono dovuta decidere a impararlo, ma senza libri né grammatiche né vocabolari, mi sono ovviamente rimaste lacune, e capitava che alcune cose mi sfuggissero). No, dice, non manca niente, ma deve scrivere di più. Qualunque cosa si dovesse scrivere, l’imperativo categorico era farlo più lungo possibile, e per riuscirci si doveva ricorrere ai trucchetti più ignobili: se diventa qualora, meglio se dovesse accadere che, meglio ancora qualora si dovesse verificare l’ipotesi che, quando diventa allorquando, cinque misere battute in più, ma sempre meglio che niente, io penso approda a un patetico dopo lunga riflessione sono arrivato alla conclusione che. Eccetera. E uno pagato per lavorare deve in realtà buttare via il suo tempo in puttanate di questo genere.

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    • Ok, agli albori dell’informatica “per tutti”. In realtà io conosco cosa significa la formula esoterica “SYS64738” avendola utilizzata frequentemente nel primo primo personal computer…
      Riguardo alla tua ultima osservazione spesso si cercano criteri quantitativi (numero di righe scritte) per evitare la rogna di dover usare quelli qualitativi (cioè leggere e capire quanto realmente vale quello che è stato scritto).

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