Adottare bambini o acquistare cuccioli pucciosi/3?

Ho letto un articolo su la 27 ora che, sinceramente, mi ha fatto agghiacciare. Lasciando perdere i soliti uomini di paglia che i retrogradi lottano per il diritto dei bambini ad avere un padre ed una madre, in realtà il diritto del bambino per cui mi sento di lottare è quello di non essere considerato come merce ed essere oggetto di compravendita, quanto riportato nell’articolo mi ricorda tanto l’acquisto di cuccioli di razza con pedigree da prestigiosi allevamenti.

Il mio viaggio nella clinica dove si affittano gli uteri (grassetti miei)

Prendere un appuntamento per avere un figlio con una madre surrogata è facile. Sul sito California Premium Surrogacy si clicca su «genitori intenzionali» e si compila un modulo in cui si forniscono nome, cognome, email, accompagnati da un breve messaggio. La risposta arriva entro poche ore. La mattina dopo ci presentiamo alla Santa Monica Fertility Clinic nell’omonimo boulevard di questa cittadina baciata dal sole dove ogni desiderio sembra a portata di mano.

«Buongiorno Monica sono Julie Webb, la coordinatrice dei pazienti, sono contenta che tu sia venuta a trovarci dall’Italia». Capello corto, viso acqua e sapone, abbigliamento casual, ci fa fare il giro della clinica, un appartamento a pian terreno dall’aspetto modesto ma confortevole: «La comodità — dice — è che facciamo tutto qui, dal pick up degli ovuli della donatrice al transfer dell’embrione nell’utero della portatrice. Voi non dovete preoccuparvi di nulla, pensa a tutto il dottor Jain. Se non potete venire dall’Italia possiamo sentirci su Skype. Se al momento del parto avete un impedimento andiamo in clinica io e l’avvocato per prenderci cura del neonato».

Io e l’avvocato… magari la signora è anche ostetrica infermiera ma cosa ci sta a fare l’avvocato?

Ma la mamma surrogata potrebbe cambiare idea e tenersi il bambino? «La mamma sei tu — precisa Julie — lei è la portatrice. E sei tu che decidi tutto, anche se farla abortire. La legge ha più volte stabilito che lei non ha alcun diritto. Sarà scritto tutto nel contratto che firmerete con l’avvocato. Una volta fatto l’accordo si va dal giudice e si fa un atto di prenascita così è già chiaro che siete voi i genitori. Il bimbo, se volete, avrà la cittadinanza americana». A 51 anni è impossibile pensare di usare i propri ovuli, e così scorriamo insieme i profili delle donatrici di ovuli.

Insomma la madre surrogata non è altro che un pupazzetto nelle mani di chi paga. Qualcuno può spiegarmi che differenza c’è con la schiavitu dei negri?

Ce ne sono di tutti i tipi: bionde, brune, ricce, lisce, nere, asiatiche, bianche. Nella scheda sono segnate età, altezza, peso, colore degli occhi, scuole frequentate, voti ottenuti, passioni e hobby. C’è persino la storia clinica della famiglia. «Le nostre ragazze hanno fatto tutti i controlli medici possibili. Potete stare tranquilli» dice la coordinatrice. Chiediamo consiglio sul profilo da scegliere dal catalogo: «Dovrebbe essere una donna il più possibile vicina ai miei tratti somatici, giusto?». Scuote la testa: «Dipende dai gusti. Ognuno fa come vuole. Mi ricordo una paziente cinese che ha scelto ovuli di una donna bianca».

E quando nasce il bimbo cosa succede? Potremo portarlo subito via? Dovrà stare con la surrogata qualche giorno? «Decidi tu — spiega Julie — puoi stare nella stanza accanto e ti portano il bambino. Se vuoi la surrogata si tira il latte e tu glielo dai col biberon, i primi giorni fa bene al piccolo perché c’è il colostro e anche a lei perché tirandosi il latte aiuta l’utero a tornare a dimensioni normali».

Quando posso prendere il mio gattino dall’allevamento?

Quanto ci vuole per trovare la surrogata giusta? «Dipende! Le nostre sono tutte della zona, facciamo uno screening accuratissimo, andiamo a vedere dove vivono, come mangiano, controlliamo la fedina penale e poi le sottoponiamo a screening psicologi. Siamo molto, molto severi per evitare sorprese dopo. Solo il 10% delle domande viene accettata». Ma perché lo fanno? «Beh è un gesto ben visto dalla società perché è altruistico, per aiutare una coppia in difficoltà e poi chiaramente per i soldi che per legge non devono servire a sopravvivere ma a stare meglio. Una surrogata non può essere senza casa o dipendente dai sussidi dello Stato».

E qui vedo tonnellate di ipocrisia, se la prostituzione è squallida è squallida sia che si faccia per un piatto di minestra che per una borsa all’ultima moda, se non lo è non lo è in nessun caso. Questo del “non devono servire a sopravvivere ma a stare meglio” è l’apoteosi dell’ipocrisia.

I tempi per la procedura non sono biblici. Se accettiamo, a febbraio potremo fare il primo transfer e il bambino potrebbe arrivare entro la fine del prossimo anno. «Io ho già una portatrice ready to go — spiega Julie con un mezzo sorriso — che se dovessi fare io questo percorso prenderei subito. È lesbica, molto coscienziosa ma non ansiosa. Perfetta secondo me. È alla prima gravidanza surrogata ma ha già due figli suoi. Tieni conto che le surrogate che l’hanno già fatto costano di più, vedi qui sul catalogo c’è scritto premium vuol dire che sono le più gettonate. Molti preferiscono una portatrice lesbica perché non ha rapporti sessuali con penetrazione e in gravidanza è sempre meglio evitare».

Toh guarda, la fattrice scelta sulla base dei gusti sessuali…

Parliamo di soldi che sono in tre tranche. Per la donazione di ovuli ci vogliono quasi 40mila dollari. Per la madre surrogata si parte con 58mila cui si devono poi aggiungere altri 77mila per un totale di 135mila dollari. La portatrice prende un compenso a ogni passo: alla prima iniezione, al transfer, alla conferma del battito, per i viaggi, per i vestiti e una paghetta mensile. In tutto nelle tasche della donna entrano 40mila dollari. Il colloquio dura un’ora, non ci viene chiesto perché facciamo questa scelta, né se abbiamo figli. Mentre ci accompagna alla porta Julie sembra soddisfatta «Sono molto eccitata per voi che state iniziando questo percorso».

Due minuti dopo arriva l’email con la password per scegliere la donatrice di ovuli.

Sinceramente, l’articolo mi ha fatto pensare all’acquisto di gattini di razza, scegli i genitori sulla base del pedigree, magari elimini i gattini “sbagliati” e hai una bella cucciolata con cui vantarti con gli amici. Ma qui non si parla di gatti, si parla di un bambino. Si parla di qualcuno che, al momento della nascita, ha tutti i diritti irrinunciabili di ogni essere umano, diritti fra i quali c’è quello di non essere considerato merce, di non essere oggetto di commercio.  In questo articolo sia il bambino, sia le madri surrogate son considerate cose, prodotti da acquistare, non esseri umani. E non so quanto sia illuminista questo.

 

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8 pensieri su “Adottare bambini o acquistare cuccioli pucciosi/3?

  1. Sono d’accordissimo con la tua conclusione. Di illuminista, di progressista, di conquista di diritti non c’è niente. E’ uno squallido e aberrante mercimonio, per la vanità e l’egoismo di qualcuno con soldi che pensa e opera come se con i soldi si possa far tutto. Quando poi la cosa è fatta da chi ideologicamente si professa contrario al mercato ed allo sfruttamento, fa vomitare. Sono duro, scusa, ma mi sento proprio tradito in questa vicenda. E poi sostenevano che la Stepchild Adoption non serviva per i figli degli uteri in affitto! Nel paese delle libertà… bella libertà, quella di vendere e comprare bambini.

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      • Quindi che? Ha potuto farlo, l’ha fatto perché ha i soldi come un borghesuccio qualsiasi, è felice di fare il papà o la mamma, buon per lui. Io continuo a pensare che comprare e vendere figli sia un’aberrazione, sia che lo faccia un omo sia che lo faccia un etero. Se lui vuol spacciarla come una conquista civile o un diritto, liberissimo. Ogni tempo ha i diritti che merita, evidentemente.

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        • intendevo dire che come al solito si è capito roma x toma,e la tanto vituperata stepchild adoption c’entra solo in modo marginale con l’utero in affitto e solo nelle sue conseguenze che,tra l’altro, possono riguardare gente che nn ha mai affittato uteri.
          per quel che riguarda il Nikki,lui spaccia la sua x cultura,quello che fa x vivere x amministrazione,il suo gruppo di sodali x un partito politico….ha una certa esperienza nello spacciare cazzate.

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  2. Ce ne sono di tutti i tipi: bionde, brune, ricce, lisce, nere, asiatiche, bianche. Nella scheda sono segnate età, altezza, peso, colore degli occhi, scuole frequentate, voti ottenuti, passioni e hobby. C’è persino la storia clinica della famiglia. «Le nostre ragazze hanno fatto tutti i controlli medici possibili. Potete stare tranquilli»

    Effettivamente a me più che l’acquisto di un gattino pare l’ingresso in un bordello, con la matrona che fa sfilare le ragazze, una per tutti i gusti. C’è pure per la raccomandazione che le ragazze sono pulite e fanno tutti i controlli.

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  3. Peggio che schiave, macchine in tutto e per tutto.

    Il sogno bagnato di Flamigni, che trent’anni fa sperimentava ”gli uteri esterni”…

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