Family day e pirellone, criticare il cosa o criticare il perché?

Adesso su internet impazza la discussione sulla scritta “family day(1)”, fatta, usando le luci delle stanze, sul pirellone, il palazzo sede del consiglio regionale della regione lombardia.

Stavo leggendo i commenti e quello che leggo è sconfortante; molti italiani sono incapaci di capire la “generalità” delle leggi ma le vorrebbero piegate ai loro piaceri ed alla convenienza del momento.

Premessa: io ritengo sia sbagliato usare una sede istituzionale per fare propaganda pro l’uno o pro l’altro. Le sedi istituzionali devono essere equidistanti e neutrali, rappresentano l’ente e non le idee di chi, pro tempore, lo occupa. Ergo quella scritta è sbagliata, e lo è, sbagliata, perché l’ente non è solo l’insieme delle idee politiche della maggioranza che, temporaneamente. lo occupa ma è qualcosa di altro e di più profondo. Non perché è pro o contro i gay o pro o contro la famiglia tradizionale.

Detto questo mi fa ridere lo scambio di parti fra i pasdaran del familiy day e gli afficionados della bandiera arcobaleno. La bandiera arcobaleno, simbolo della pace, venne creata quando l’italia, insieme ad altri stati, decise di intervenire nella seconda guerra dell’iraq. E qualche comune decise di esporla all’esterno insieme alle bandiere istituzionali che era obbligato ad esporre (stemma del comune, bandiera italiana e bandiera europea). Anche all’epoca di fu un gran codazzo di polemiche su tali esibizioni fra chi sosteneva la neutralità dell’ente e chi invece sosteneva che l’ente poteva schierarsi politicamente pro o contro qualcosa.

Io son pronto a scommettere che, se invece di “family day” ci fosse stato scritto “gay pride”, avremmo avuto le stesse ed identiche polemiche, solo a parti invertite, e questo mi sconforta perché ciò che viene condannato non è l’azione di usare un palazzo istituzionale per propaganda politica di una fazione (criticare il cosa), per me scorretta in sé, quanto la, diciamo, “vicinanza politica” a chi compie tale azione (criticare il perché).

Ed è sbagliato criticare il perché per il semplice motivo che mostra che le leggi non sono norme generali da rispettare ma son solo pretesti da usare per le proprie battaglie politiche. Se si vuole la laicità dello stato allora qualunque cosa dica il papa riguardo allo stato italiano, sia che sia una bacchettata al politico che sta sulle balle, sia che sia una bacchettata al politico che amo, la risposta deve essere: “santità si faccia gli affaracci suoi”. E non “W il papa” o “cloro al clero” a seconda se il bersaglio sia il politico simpatico o quello antipatico. Se critichi il papa solo se “bacchetta” Tizio, politico che ami e e fai il sanfedista se bacchetta Caio che ti sta sulle palle,  non sei per la laicità dello stato ma per arruolare il papa nella tua tifoseria. Poi non stupirti se sua santità poi presenta il conto.

(1) Che comunque considero, come “gay pride”, un atroce anglismo. Che problemi ci sono ad usare l’italiano?

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3 pensieri su “Family day e pirellone, criticare il cosa o criticare il perché?

  1. Purtroppo questa è la situazione politica dal ’94 a questa parte (non so come fosse gli anni precedenti perchè non c’ero).
    Mi viene in mente quella battuta di London Alcatraz quando diceva che l’Italia è più simile all’Afghanistan che a uno stato europeo, non tanto per la questione diritti civili ma perchè è sempre pronta a dividersi in tribù in lotta per il controllo del potere centrale.

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    • La frase “le leggi si applicano ai nemici e si interpretano agli amici” è di Giovanni Giolitti, uno dei principali uomini politici italiani dei primi del 1900, e non è che le cose siano cambiate molto da quando pronunciò quella frase.
      E questo spiega bene lo scarso senso civico: le regole non son regole da rispettare ma clave da usare con i nemici e non qualcosa che tutti devono rispettare.

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  2. Io son pronto a scommettere che, se invece di “family day” ci fosse stato scritto “gay pride”, avremmo avuto le stesse ed identiche polemiche
    Ci sono state molte meno polemiche quando il gonfalone della Toscana partecipò al ToscanaPride, o lo striscione del comune di Roma al Gay Pride.
    Eppure, è la stessa identica cosa: usare un simbolo istituzionale per una campagna di una parte politica.

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