Giustizia di pancia e xylella

A proposito di medioevo prossimo venturo segnalo un interessante articolo di Next Quotidiano sul pasticciaccio brutto della xylella. Che dire? Mi sembra un altro caso da manuale di giustizia “di pancia” con indagini fatte per carpire simpatie e non per trovare torti o ragioni.  Oramai una sentenza di condanna in primo grado, per quanto pressapochista, scalcinata e sconclusionata, non si nega a nessuno. Poi tanto l’appello rimette le cose a posto senza alcuna conseguenza per chi ha pronunciato la sentenza poi ribaltata.

http://www.nextquotidiano.it/ordinanza-pm-lecce-xylella/

Alcuni estratti (che fanno riflettere)

Stavano già studiando la Xylella, sono colpevoli!
(…) A leggerla bene però l’indagine dei magistrati leccesi risulta essere piena di contraddizioni (e di qualche errore). In alcuni punti i magistrati danno la colpa ai ricercatori di aver importato il batterio durante un workshop sulla Xylella, eppure anche i periti della Procura hanno evidenziato che la subspecie del batterio che aggredisce gli ulivi pugliesi non è tra quelle importate per il workshop. In altri passaggi però si dice che la Xylella era presente da molti anni in Puglia (quindi perché la responsabilità dovrebbe essere dei ricercatori?) e non è la causa del disseccamento rapido, ma che la responsabilità è dell’utilizzo di un erbicida prodotto dalla Monsanto. Oppure si suggerisce che lo IAM sta creando una varietà di olivi resistenti al batterio dal quale potrebbe trarre enormi profitti. Infine si cita il fatto che allo IAM si studiasse la Xylella come “coincidenza singolare” prima dell’esplosione dell’epidemia. (…)

La motivazione della Procura del Lecce è semplice:

È singolare la coincidenza della comparsa dei primi sintomi di disseccamento con l’avvio delle attività di cui al succitato progetto “OLVIVA” e con il proliferare di convegno sul tema del disseccamento degli olivi e sulla formazione di personale qualificato per il trattamento della Xylella.

In buona sostanza l’esistenza di un progetto che coinvolgeva ventidue istituti di ricerca in dodici regioni italiane è messo in correlazione unicamente con la comparsa dei primi sintomi di disseccamento in una regione, la Puglia, e l’insorgere dell’emergenza Xylella. (…)Il convegno invece è quello “famoso” tenutosi nell’ottobre 2010 presso lo IAM di Bari a Valenzano sulla Xylella per la definizione di protocolli e la formazione di personale per contrastare il batterio Xylella in occasione del quale sarebbe stato importato il batterio che poi si sarebbe diffuso nell’ambiente. Anche qui, il fatto che ricercatori di un istituto agronomico stessero studiando il fenomeno e abbiano organizzato uno workshop internazionale è messo in correlazione con la diffusione della Xylella in Puglia. Tra le sottospecie di Xylella fatte arrivare per il workshop dall’Olanda però non figura la sottospecie pauca (quella ritenuta responsabile del disseccamento rapido) e di questo gli inquirenti non riescono a darsi spiegazione pertanto ritengono poco plausibile che siano state importate tutte le sottospecie ad eccezione della pauca. Nell’ordinanza manca solo un “coincidenze? Noi di voyager etc etc“.

(…)

Il grido d’allarme del super esperto di Xylella
Una buona parte delle informazioni in base alle quali la Procura ha emanato l’ordinanza sono desunte da ricerche sul Web. Succede però alle volte che il Web sia traditore. Ad esempio per quanto riguarda il piano di abbattimenti (il c.d. Piano Silletti) al fine di creare un cordone fitosanitario di contenimento del CoDiRO i magistrati leccesi fanno riferimento a quanto detto dal massimo esperto mondiale di Xyllela Alexander Purcell durante un workshop dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) che avrebbe dichiarato «Non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante». (…) Il problema è che Purcell non ha mai detto – durante quel convegno – quella frase riguardo l’abbattimento delle piante. In una lettera pubblicata dal Foglio a giugno, nella quale deplorava l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dei ricercatori pugliesi accusati di essere untori, Purcell spiegava che le strategie di contenimento possono variare, e che quello che non ha sortito “effetti degni di nota” in California, è stato essenziale in Brasile.

Le strategie di lotta che funzionano in una determinata regione o su di una specifica coltura possono non essere altrettanto efficaci su altre colture, o sulla medesima coltura ma in condizioni pedoclimatiche differenti. Ad esempio, la tempestiva eliminazione delle viti colpite dalla malattia di Pierce non ha sortito effetti degni di nota in California, mentre la stessa operazione condotta Brasile sugli agrumi è risultata essenziale per contenere gli attacchi di “clorosi variegata”, una malattia anch’essa indotta da X. fastidiosa. Inoltre, in tre differenti aree californiane vengono adottati tre diversi metodi di lotta contro la malattia di Pierce. Ciò a causa della presenza e attività di differenti insetti vettori e delle condizioni climatiche locali.

 

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