Le “okkupazioni”: uno stupido e vecchio rito

Ottimo articolo sull’argomento “okkupazioni”. Da leggere anche il commento a firma di Teo, 15 punti che mostrano le contraddizioni delle “okkupazioni”.

Il blog del Prof. Massimo Rossi Docente di Italiano, Latino e Greco nel Liceo Classico

Ho letto in questi giorni che il Liceo “Virgilio” di Roma, una scuola di ben 1500 studenti, è occupata da un limitato gruppo di facinorosi che, con la protervia e la prepotenza consuete in casi simili, impediscono il regolare svolgimento delle lezioni e tengono in ostaggio centinaia di loro coetanei e relative famiglie che vorrebbero invece andare regolarmente a scuola. La Dirigente dell’Istituto sta cercando di sbloccare la situazione, ma cerca di farlo in modo “soft”, senza cioè denunciare gli studenti occupanti – come meriterebbero – e tirando a campare, per così dire, usando cioè l’arma della persuasione, fin qui del tutto inefficace. Oltre a questo grande istituto romano ve ne sono molti altri, in tutta Italia, in cui gli studenti volenterosi e seri debbono subire la gratuita violenza di questi teppisti che considerano la scuola una loro proprietà, anziché un bene pubblico, e credono impunemente di poter calpestare così…

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4 pensieri su “Le “okkupazioni”: uno stupido e vecchio rito

  1. Io penso di aver vissuto una delle prime “autogestioni” della storia moderna, ovviamente quel giorno ero malato, come sempre quando c’era una qualsivoglia possibilità di saltare le lezioni 😀 Ma oggi vedo che l’autogestione è un momento istituzionalizzato. Preside e professori decidono con gli studenti “si ok, allora la settimana tot si fa autogestione”. Trovo che la cosa sia a dir poco ridicola 😀 Per di più i professori devono arrabattarsi a inventarsi attività e percorsi da fare con gli studenti in queste giornate, probabilmente il “corso di teatro” e la “lettura della costituzione” sono il massimo a cui gli studenti da soli potrebbero arrivare, e sono già stati esauriti negli anni passati

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    • Magari facessero realmente “lettura della costituzione”; puntualmente quando ci sono i test per l’accesso ai corsi a numero chiuso è tutto un frignare di articolo 3 ed articolo 34 della costituzione: “tutti sono uguali quindi tutti son capaci e meritevoli…”

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    • Ma magari! Io forse ho qualche anno meno degli altri intervenuti e le autogestioni nella mia scuola erano una grandissima stupidata. Appunto, le vacanze di Natale in anticipo.
      Il momento era “istituzionalizzato” come dici tu. Si arrivava a scuola, facevi l’appello, e poi, se volevi, potevi uscire dall’aula e girare a farti i cazzi tuoi per le varie aule messe a disposizione.
      I “corsi alternativi” variavano dai vari corsi di musica, in cui semplicemente si ascoltava la musica tema del corso (hip hop, reggae, punk, metal) al corso di sessualità, corso sulle droghe (dove giravano cannoni), passando per il corso di fumetti… ed erano una perdita di tempo.
      Purtroppo ricordo ancora che, al primo anno, consideravo l’esperienza come affascinate, forse colpito dalla novità, e vi partecipai; e se il futuro me mi avesse scritto questo stesso commento, non gli avrei dato retta. Retrospettivamente posso solo bocciare l’esperienza, dato che non ne ho quasi alcun ricordo, se non di aver giocato a D&D per quasi tutta la settimana… (al corso di Giochi di Ruolo)

      Posso rispondere anche a La Voce Idealista, almeno in parte: quando ero in terza o in quarta superiore, quindi circa 15 anni fa, il preside effettivamente si rifiutò di dare l’autorizzazione per l’autogestione (a causa di vari bordelli successi l’anno prima). Ci furono picchetti fuori da scuola, aule occupate, gente che si rifiutava di entrare… Il primo giorno stetti fuori, con alcuni amici; il secondo entrai a scuola.
      Ricordo reazioni “miste” da parte dei docenti. La maggior parte “erano con gli studenti”. Inteso come “con gli studenti che vogliono star fuori a non fare un cazzo” non con quelli che volevano comunque presentarsi a lezione. Visto che la classe era ridotta, comunque, fermavano il programma. I più insopportabili parlavano con nostalgia dei casini che, ai loro tempi, combinarono a scuola o in università.
      Lo stesso preside, a parte negare l’autorizzazione, alla fine esentò tutti quelli che durante la settimana di bordello non si erano presentati a lezione dalla necessità di presentare una giustificazione scritta, e dopo il terzo giorno, ma qui potrei ricordare male io, si fece nebbia…

      Quindi i miei due cent sono che spesso presidi e insegnanti “tollerano questa follia” o perché a loro volta la considerano positiva dal punto di vista educativo o – e propendo per questa seconda cosa – perché a loro volta hanno voglia di anticipare le vacanze di Natale e di lavorare il meno possibile.

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  2. Secondo me gli “occupati” andrebbero trattati con la forza e processati per interruzione di pubblico servizio più varie ed eventuali. Per quale motivo i presidi e gli insegnanti tollerano questa follia? Anche pagare per le proprie azioni o abusi può avere una funzione educativa, questi giovani devono capire che non possono fare tutto ciò che vogliono e che a ogni scelta o azione corrispondono delle conseguenze.
    Tollerando invece la scuola non effettua di fatto alcuna funzione educativa.

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