L’ignoranza come scusa

Stavo leggendo le vicende legate al fallimento della banca dell’Etruria, dei risparmi bruciati e il solito codazzo di polemiche ove, come più classici casi di disturbo bipolare da una parte si chiede di condannare le banche e gli speculatori e dall’altra si chiede che lo Stato si faccia carico di coprire il culo a chi ha perso soldi speculando con le azioni delle banche.

I giornali e altri, cinicamente, fanno confusione fra correntista, chi deposita i soldi in un conto corrente presso tale banca, e chi invece ha investito o acquistando azioni o acquistando altri prodotti finanziari proposti dalle banche cercando di far passare gli uni per gli altri. I correntisti in realtà non corrono alcun rischio, fino alla somma di centomila euro i conti correnti son coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, quindi i correntisti non perdono un euro.

Diverso il discorso per gli investitori, ovvero chi aveva acquistato prodotti finanziari proposti dalla banca, i loro soldi di fatto sono persi. E, per quanto possa apparire cinico, penso sia giusto così. In italia ci son già stati i casi della bolla della New Economy, dei Tango Bond e delle obbligazioni Parmalat, eppure pochi hanno imparato, da quei casi, che “investire” significa “rischiare”. Certo possono averti dato informazioni false che ti hanno fatto sottovalutare il rischio, comportamento penalmente perseguibile ed è giusto che i responsabili paghino.

Però mi chiedo anche quanto gli investitori siano stati coscienti di quello che hanno fatto, di che prodotti finanziari hanno acquistato e a che condizioni o se, come al solito, hanno firmato il solito quintale di carta senza neppure leggere e capire cosa stavano firmando. In tal caso direi che la perdita dei risparmi è una logica conseguenza dell’ignoranza, per acquistare una macchina si chiede a 3 meccanici, si leggono 12 riviste e si fanno le prove, invece per acquistare prodotti finanziari con cifre importanti ci si fida ciecamente della banca o del consulente senza chiedere un parere ad un terzo. Spiace dirlo ma è un comportamento stupido tanto quanto andare al casinò e giocare d’azzardo senza conoscere i giochi e le regole, il rischio di perdita rimane molto, molto alto.

Per giocare con i prodotti finanziari le regole base sono poche e semplici, alla portata di chiunque.

  1. Mai chiedere all’oste se il suo vino è buono, se non si capisce niente di vini chiedere un parere ad un sommelier terzo.
  2. Il rendimento è legato al rischio, alto rendimento potenziale uguale alto rischio di perdere i soldi.
  3. Mai puntare tutto su un solo cavallo.

Poche regole semplici ed alla portata di tutti.  Non serve avere master in finanza per capire che chi vende un prodotto magnifica i pregi e minimizza di difetti, non occorre essere dei guru del calcolo delle probabilità per capire che i giochi dove hai un premio più alto son quelli dove hai meno possibilità di vincere.

Dobbiamo finirla di considerare l’ignoranza una scusa e salvare il fesso che piagnucola dalle conseguenze delle sue azioni.

L’ignoranza non deve più essere una giustificazione, anzi deve essere una colpa.

 

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