Tollerare l’intolleranza

In seguito ai fatti di Parigi e, grazie a determinate decisioni delle scuole di vietare i canti natalizi o la costruzione del presepio, stanno partendo i soliti pipponi sulla tolleranza, sul dover tollerare il diverso, apertura mentale eccetera eccetera.

Due cose sulla tolleranza che, magari, sfuggono agli apostoli della tolleranza sempre ovunque e comunque:

Primo: la tolleranza deve essere reciproca, una tolleranza dove solo uno tollera e l’altro può non tollerare non si chiama “tolleranza” si chiama sottomissione. Sottomissione come quella dello schiavo che “tollera” la frusta del padrone.

Seconda cosa: la tolleranza ha dei limiti dati dal primo punto; deve essere reciproca altrimenti si arriva al paradosso di dover tollerare anche gli intolleranti.

Detto questo, considero quanto fatto dalle scuole: divieto di presepe o canti natalizi una emerita stronzata, e, se l’hanno fatto per “tolleranza” una stronzata al quadrato.  Se i presidi avessero deciso, in nome della laicità della scuola, di bandire i simboli religiosi avrei rispettato la scelta. Anche se il presepe, o la recita, più che un simbolo religioso lo vedo come un qualcosa di diverso dalla scuola da fare tutti assieme.

Non lo accetto invece se la decisione viene fatta passare come “scelta per tolleranza”, i motivi son gli stessi che scrissi in questo articolo, riguardo ad una preside che aveva vietato la benedizione pasquale a scuola

La preside non ha voluto sospendere l’attività per rispettare le minoranze religiose e i piccoli studenti musulmani (una decina).  cosa significa per rispettare le minoranze religiose? significa che le minoranze sono offese dai riti religiosi della maggioranza, nello specifico il gettare un poco di acqua dicendo una preghiera? Se la risposta è si quello che si sta dicendo è che le minoranze sono intolleranti e cosa più grave si sdogana e si insegna, con l’esempio, il rispetto per l’intolleranza. Se si impedisce al prete di benedire per rispettare Ahmed poi, con che faccia si dirà a Carlo che è sbagliato protestare e offendersi per il velo di Amina? La tolleranza deve essere reciproca, l’essere minoranza non può e non deve diventare un pretesto per l’intolleranza. Perché se cominci a dover rispettare qualsiasi pippa mentale di chichessia la situazione finisce in merda immediatamente. 

Molti quando parlano di tolleranza in realtà pensano due cose, entrambe molto spiacevoli

  1. Pretesti da usare nelle loro polemiche contro santa romana chiesa.
  2. Sottomissione dello schiavo che così pensa nella benevolenza del padrone.

Sul primo punto c’è poco da dire: se hai coraggio parli della laicità della scuola e del fatto che debba essere areligiosa, se il coraggio non l’hai cerchi invece la scusetta che ti copre le spalle, scaricando parte delle polemiche e dell’astio sulla parte usata come pretesto. Quanto odio verso gli islamici è dovuto al fatto che vengono usati come pretesto nelle polemichette fra uaar e chiesa(1)?

Riguardo al secondo è un comportamento da servi, ognuno è libero di scegliere il padrone da servire ma sia consapevole che scelto il padrone da servire è il padrone a decidere come deve essere servito non lo schiavo.

(1) Che poi, imho, quei due sono come l’elettrone e il positrone, l’uno l’antiparticella dell’altro. Identici in tutto e per tutto tranne che per il segno della carica elettrica. L’uno venera cristo l’altro la “dea ragione” per il resto sono indistinguibili.

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5 pensieri su “Tollerare l’intolleranza

  1. Impedire ai bambini di fare cose come le recite è assurdo, sono occasioni per farli lavorare insieme e per saldare i rapporti tra di loro. Ma cosa hanno questi presidi nella testa?
    Casomai gli intolleranti sono gli eventuali genitori della minoranza che si offendono per la “recita di natale” cui si dovrebbe spiegare che il natale è una festa tipica della cultura italiana ed europea, che costituisce solo un pretesto per fare del lavoro che esula dai normali programmi scolastici. Se al genitore non sta bene, che venga mandato a quel paese senza troppe cerimonie: non si può cercare di ragionare coi fondamentalisti ed essi non meritano tutto questo rispetto.

    Invece di costruire scandali del genere, sarebbe interessante fare ai bambini delle lezioni tematiche sulle ricorrenze delle religioni presenti in minoranza all’interno del gruppo classe, perché ci può essere rispetto e tolleranza solo se le parti si conoscono (a parte certe sette religiose che secondo me andrebbero dichiarate illegali). Ma a volte penso che molti dirigenti scolastici abbiano la segatura nella testa: riescono sempre a cascare nella rete dei media che non aspettano altro che diffondere simili notizie.

    P.S. quelli della UAAR sono dei pazzi, riescono a giustificare persino l’antispecismo che tutto è tranne che prodotto dalla ragione di una mente sana.

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  2. La situazione in certi casi è anche peggio. Sono i presidi che “motu proprio” decidono di eliminare i riferimenti alla tradizione cattolica usando il fatto che “possono offendere i non cattolici” come pretesto. Così facendo mettono in imbarazzo i “non cattolici” che si vedono usati come pretesto e addittati come responsabili del fatto. mentre per loro nulla osta che i bambini cantino i canti tradizionali e facciano il presepe.
    Questo è uno dei casi dove un antirazzismo “imbecille e scriteriato” crea più danni di un borghezio.

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    • Non conosco neanche un mussulmano a cui diano fastidio le celebrazioni del Natale, anzi, l’unica volta in cui nel mio piccolo paese c’era un pakistano mussulmano a scuola, questo faceva religione (e insegnava il curato, ai tempi) e per la prima volta nella storia c’era un Re Magio “nero” senza bisogno di trucco.
      La sospensione delle feste natalizie in questo caso non è data da una voglia di rispetto nei confronti dei mussulmani, ma da una malcelata anti-cristianità. Tra l’altro questa motivazione pretestuosa ingenera altro odio verso i mussulmani, come se non ce ne fosse già abbastanza…

      Abbiano il coraggio delle loro opinioni (legittime) e non buttino la colpa a chi non ne ha.

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