la disobbedienza civile come paraculismo 2

Ricordate la vicenda di Erri de Luca, inquisito per apologia di reato e poi assolto “perché il fatto non sussiste”, a causa delle sue dichiarazioni sulla TAV? Ricordate come era tutto uno sperticarsi di voltairiani che sostenevano appassionate difese della libertà di parola? ricordate le innumerevoli citazioni dell’articolo 21 della costituzione? Gli strepiti al voler chiudere la bocca all’opposizione grazie alla magistratura?  Beh questo è il pensiero del De Luca riguardo alla querela presentata dal sindaco di napoli, De Magistris, contro Massimo Giletti reo, secondo il sindaco, di aver diffamato Napoli. Fonte: http://www.illibraio.it/erri-de-luca-giletti-264149/

Erri De Luca finisce sotto accusa in rete per le sue dichiarazioni relative alla querela del sindaco di Napoli Luigi De Magistris nei confronti del conduttore Massimo Giletti. Su ilLibraio.it lo scrittore (di recente assolto dall’accusa di istigazione a delinquere per le sue parole sulla vicenda No Tav) chiarisce la sua posizione: “Nel mio caso il reato era l’istigazione, in questo la diffamazione. Stiamo dunque parlando di cose diverse. Io non sono d’accordo con chi diffama, e…” –

(…)

Nella puntata di domenica 1 novembre de L’Arena, su Rai 1, dedicata ai problemi della città partenopea, Giletti, sbottando contro i politici, ha detto: “Iniziate a far andare avanti la vostra città, fatela mettere a posto, che è indecorosa in alcuni punti, abbandonata. Se lei esce dalla stazione trova solo immondizia in tutti i vicoli. E i cittadini onesti di Napoli stanno ancora aspettando che qualcosa si pulisca…”. Molti cittadini napoletani si sono indignati e il sindaco De Magistris ha deciso di querelare il conduttore perché le sue dichiarazioni avrebbero screditato la città, chiedendo un risarcimento di 10 milioni di euro(1).

Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’ottava edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani, a cui ieri ha preso parte anche Erri De Luca (oltre allo stesso sindaco), lo scrittore ha commentato: “Quelle su Napoli sono accuse stonate: non le sanno cantare. Per cercare di moderare i termini di quelli che si ‘allargano’ troppo nei nostri confronti può essere che serva la querela, può essere che serva. Può essere che serva”. In rete la reazione è stata immediata: ma come? Dopo aver difeso la libertà di opinione, ora De Luca approva la querela contro un giornalista che ha espresso la propria idea?

Questa mattina ilLibraio.it ha raggiunto al telefono Erri De Luca per provare a capire meglio la sua presa di posizione e commentare le critiche piovute nelle ultime ore: “Se il sindaco di Napoli ha ritenuto che la città sia stata offesa davanti a milioni di spettatori, sulla tv di Stato, da un presentatore Rai, non ho nulla da obiettare. Si tratta di un’iniziativa del sindaco a difesa della sua città. Poi, ovviamente, spetterà alla magistratura valutare la querela. Quanto ai paragoni che vengono fatti con il processo che mi ha visto di recente coinvolto, nel mio caso il reato era l’istigazione, in questo la diffamazione. Stiamo dunque parlando di cose diverse. Io non sono d’accordo con chi diffama, e anche il sistema giuridico italiano non lo è, a quanto mi risulta. E no, in questo caso non penso di essere in contraddizione. Ho detto, e ribadisco, che ‘può essere che serva, la querela’. Ma non sono io a querelare, sia chiaro”. (…)

E tornando alle critiche che in queste ore vengono rivolte in rete a De Luca, lo scrittore ribadisce: “In questo caso, ripeto, non mi sento in contraddizione. E comunque, si è liberi di criticare. Anch’io spesso mi auto-critico. In dialetto…”.

Delle due una, o Gilletti ha detto una balla colossale o ha detto la verità. Nel primo caso sarebbe stata utile insieme alla querela anche una smentita, magari qualche bella foto dei vicoli lindi come le vie principali dei paesini svizzeri. Se invece Giletti ha detto alcune semplici verità:

  1. Che napoli in alcuni punti è sporca
  2. Che il compito di amministrare una città spetti al sindaco ed ai consiglieri comunali ivi eletti.

Non mi sembra che quanto detto da Giletti diffami gravemente Napoli, soprattutto se quanto detto corrisponde al vero. La querela sembra solo un modo per far chiudere il becco e cercare, a colpi di sentenza, di costruire una verità “giudiziaria” diversa dalla verità reale(1).

Da notare comunque i mille distinguo di De Luca per giustificare questo giro di valzer, paradossalmente se Giletti avesse detto: “diamo fuoco a Napoli”, sarebbe stata apologia di reato e quindi, secondo “la libertà di parola 2.0” una frase perfettamente lecita. E ciò dimostra che la grande battaglia democratica fatta per Erri non era una battaglia per un principio come la libertà di parola ma una battaglia perché era lui l’inquisito.

Io comunque rimango della mia vecchia opinione: si è per la libertà di parola solo se, in suo nome, si è disposti a sentire anche cose che non vanno a genio, altrimenti non si è per la libertà di parola, si è per il proprio culo.

(1)Supponiamo che Tizio sia stato condannato per furto con sentenza passata in giudicato. Se io dessi pubblicamente a Tizio del “ladro” potrei, in certi casi, essere condannato per diffamazione in quanto sto ledendo il suo onore. Ma la mia condanna per diffamazione a causa dell’aver dato del ladro a Tizio significa che io ho leso l’onore di Tizio, non che Tizio non sia mai stato condannato per furto.

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Un pensiero su “la disobbedienza civile come paraculismo 2

  1. Solo oggi leggevo di Salman Rushdie, quello che per trent’anni ha vissuto in località segrete e sotto scorta per la fatwa di Khomeini, che in un’intervista sostiene che la libertà di parola è un aut-aut, non appena dici ‘Sì, ma’ significa che non credi nella libertà di parola come diritto.
    Le leggi italiane attualmente non proteggono la libertà di parola, in quanto come hai detto te a riguardo della diffamazione, la denuncia di De Magistris parte di sicuro a causa della lesione dell’onorabilità dei napoletani, non penso sia una questione di verità o menzogna da farsi stabilire in sede giudiziale…
    Questo secondo me andrebbe emendato nel codice penale, in quanto è solo fonte di schiamazzi e ricerca di denaro facile da parte di individui come l’ex giornalista Croce (quello dell’AIDAA).
    Secondo me andrebbero anche appiccate le teste del 90% dei giornalisti italiani, individui per i quali l’attuale diffamazione costituisce un argine forte (ma non sufficiente) al fango che tirano per guadagnare.
    Quindi non c’è niente da fare, ci dobbiamo tenere sia gli uni che l’altra.

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