Fedez, inventarsi la censura per farsi pubblicità

Non so quanto sia capace fedez come cantante ma di sicuro ha buoni consulenti sul marketing. Tanto per spararsi pose da artista scomodo e perseguitato dal regime (oh raga che poi si alzano gli ascolti della trasmissione su rai2 con l’altro perseguitato dal sistema J-Ax) s’è inventato una censura inesistente della copertina del suo nuovo album.

Il lancio dell’ansa descrive bene la vicenda, per chi è capace di leggerlo e capirlo.

“Il ministero dello Sviluppo economico ha dichiarato fuorilegge la copertina del mio album!”. Fedez lancia “la bomba” dai suoi profili social e in poche ore l’hashtag #hocompratounalbumillegale scala la classifica dei trends di Twitter. E’ su Facebook, invece, che il rapper esplicita le accuse e in un video, insieme al suo avvocato, spiega che il marchio Pop-Hoolista, titolo dell’ultimo lavoro del rapper uscito nel 2014, è stato ritenuto in una comunicazione arrivata dagli uffici di via Veneto “contrario all’ordine pubblico perché è ritratto un poliziotto e al buon costume perché vomito un arcobaleno”.

A quanto pare il ministero dello sviluppo economico censura? già questo, per chi conosce un poco come funzioni lo stato suona strano. Generalmente le censure sono decise o dal ministero dell’interno oppure dalla magistratura. Da notare quanto l’accusa di censura sia stata funzionale a far parlare dell’album. La solita “tecnica sanremo” o dello scandaletto pilotato.

Non è bastata la precisazione del ministero a placare le accuse di censura, che hanno riportato alla mente gli storici stop, da parte della Rai, a brani come Dio è morto di Francesco Guccini o 4 marzo 1943 di Lucio Dalla. Nulla di tutto ciò, secondo il Mise, che parla solo di una richiesta di chiarimenti sul marchio che il cantante chiedeva di registrare. “I contenuti – precisa una nota -, ed in particolare l’immagine di un poliziotto che sembra picchiare un personaggio che sta vomitando, sono sembrati all’Ufficio italiano dei marchi e dei brevetti come non rispondenti alla normativa che regola la tutela dei brand”. Il riferimento è al Codice della proprietà industriale, contenuto nel decreto legislativo n.30 del 2005. Nell’articolo 14 si precisa che “non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”. In base all’articolo 173 è stato quindi chiesto a Fedez di illustrare meglio la sua domanda di tutela del marchio: la legge prevede che abbia due mesi di tempo, prorogabili fino a sei.

La grave “censura” è il rifiuto di registrare la copertina dell’album come marchio registrato. Cioè non il contenuto dell’album, le canzoni, la copertina. La questione per me è questa: se la copertina dell’album fosse una anonima copertina bianca, il messaggio delle canzoni perderebbe forza? le canzoni perderebbero significato? se la risposta è sì, ci sarebbe da chiedersi quanto valga realmente come cantante il fedez. Cosa è più importante, cosa porta il vero messaggio, la copertina dell’album o le canzoni?

Nel frattempo ovviamente – fa sapere il Mise – il suo album potrà tranquillamente circolare ed essere venduto“. Per il rapper, però, l’azione del ministero “a esser buoni, ha il sapore dell’ottusità retrograda e, a voler essere maliziosi, puzza di censura”. Un’opinione condivisa da molti sostenitori sul web: la maggior parte cita l’art.21 della Costituzione sulla libertà di espressione, ma c’è anche chi si dice felice di andare in prigione per Fedez, chi fa vestire al rapper i panni di Robin Hood, nuovo fuorilegge assoluto, chi paragona il vomitare arcobaleni al rapinare banche e chi ritrae Maurizio Gasparri (che più di una volta ha battibeccato con il cantante) con in mano l’album incriminato e la didascalia: “il Gaspy felicissimo del suo acquisto illegale”.

L’ultimo paragrafo chiarisce come l’alternativo in realtà si stia prostituendo al dio marketing e si spari pose da vittima del regime per promuovere il suo prodotto. “il suo album può circolare ed essere venduto“, e nel caso rifiuti definitivamente la registrazione del marchio potrà continuare a circolare con un’altra copertina. Non mi sembra una censura di stampo fascista, fosse stata realmente una censura di stampo fascista Fedez a quest’ora starebbe zitto e muto in qualche angolino invece di impestare i social con le sue pose da martire.
E non è stata neppure una censura di tipo rai/democristiano. Si interveniva anche sui versi cambiando leggermente il significato delle canzoni

Prendiamo come esempio la canzone di lucio dalla 4-marzo-1943, inizialmente si sarebbe dovuta intitolare “gesù bambino” e il verso modificato è:

Per ladri e puttane io sono sempre gesù bambino (lucio dalla 4-marzo-1943) 

trasformato in

Per la gente del porto sono sempre gesù bambino (lucio dalla 4-marzo-1943)

Cosa che non è stata fatta con Fedez. Quello che hanno fatto è che non gli hanno permesso di registrare come marchio la copertina mica hanno toccato i suoi deliri versi. Quindi all’atto pratico cosa ha fatto il mef rifiutando la registrazione come marchio? semplicemente, un marchio non registrato può essere riprodotto da chiunque senza dover pagare dazio al proprietario. Ad esempio in magliette o altri oggetti. Gratta gratta è solo una questione di euro.

Della vicenda comunque trovo preoccupanti alcune cose:

la prima è il quantitativo di gente che condivide e fa partire lo sdegno limitandosi alla lettura del titolo senza leggere (spero) o senza aver capito il corpo dell’articolo, cosa più grave che però conferma il livello di analfabetismo funzionale in italia. In fin dei conti il tipo è diventato il menestrello dei pentastellati.

la seconda è che la continua fascifisticazione di tutto alla fine depotenzia il fascismo e fa pensare che la censura fascista con Gramsci si sia comportata allo stesso modo del MEF con Fedez, e questo è il modo migliore per spalancare le porte ad un nuovo fascismo.

L’ultima è vedere come gli alternativi antisistema siano in realtà pienamente inseriti nel sistema e rispondano perfettamente ai meccanismi del marketing e della pubblicità, vivono a pieno nel sistema che, a parole, dicono di voler cambiare.  Come magistralmente descritto da De Andrè.

 

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8 pensieri su “Fedez, inventarsi la censura per farsi pubblicità

  1. Amara conclusione la tua, piú amara ancora perché veritiera.
    Depotenziare il fascimo ed i totalitarismi in generale è pericolosissimo.
    Parlare di libertà e oppressione solo per nascondere la questione economica è squallido, disgustoso.
    Diciamo che un album che si chiama populista la può dire lunga sul cantante e sul pubblico.

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  2. Fedez è un perfetto prodotto dell’epoca in cui viviamo: un buffone del tutto privo di qualunque bravura o talento che riesce a fare strada solo facendo scandalo. Se dietro non avesse qualcuno bravo nel marketing non sarebbe mai emerso.
    Tra l’altro il paladino della libertà di espressione mi ha bloccato quando gli feci notare che quella famosa manifestazione noEXPO non fu esattamente pacifica.

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    • Federico è bravo ad interpretare il personaggio “Fedez, il rapper alternativo”, ma, come tutti i personaggi Fedez esiste solo sul palco, al di fuori del palco esiste Federico e Federico è attento al portafoglio come tutti. E l’attenzione al portafoglio implica anche l’eliminare quanto possa nuocere al suo personaggio come critiche un pelino più fondate e argomentate delle sparate “alla gasparri”.

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      • E a Federico piace la bella vita, pur essendo anti-sistema.
        Ciò che mi infastidisce è il fatto che uno come lui abbia un successo immeritato grazie al marketing, quando la sua “produzione” sia oggettivamente una schifezza.

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