Radical chic, un esempio

Definizione da wikipedia:

Radical chic è un’espressione idiomatica mutuata dall’inglese per definire gli appartenenti alla ricca borghesia che per vari motivi (seguire la moda, esibizionismo o per inconfessati interessi personali), ostentano idee e tendenze politiche affini alla sinistra radicale o comunque opposte al loro vero ceto di appartenenza.

(…)

Inoltre tale atteggiamento sovente si identifica con una certa convinzione di superiorità culturale, nonché per l’ostinata esibizione di tale cultura “alta”, o la curata trasandatezza nel vestire e, talora, per la ricercatezza in ambito gastronomico e turistico; considerando insomma come segno distintivo l’imitazione superficiale di atteggiamenti che furono propri di certi artisti controcorrente e che, ridotti a mera apparenza, perdono qualsiasi sostanza denotando l’etichetta snobistica.

questo articolo del fatto trasuda radical chic da ogni riga. Alcuni, spassosi, spezzoni

Perché c’entra che la regista è stata mia compagna di scuola, al liceo Umberto, una scuola di formazione ideologica, anche senza salire sulle barricate.

Il commento migliore alla frase sopra riportata è un verso della canzone compagno di scuola di A. Venditti.

Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

O anche come l’autrive descrive le nobili azioni della nobildonna Fonseca Pimentel

Il Resto di Niente è la storia dell’aristocratica di origini portoghesi Eleonora de Fonseca Pimentel che a Napoli si spoglia di titolo e di beni per diventare la “cittadina” Fonseca e dar voce alla Repubblica Napoletana del 1799. Punta di diamante di quella intellighenzia progressista borbonica si è identificata pienamente con la Causa, come spiega Marta Petrusewicz, polacca di nascita, normanna/borbonica d’adozione, storica del Mezzogiorno.

Eleonora fonda un giornale, Il Monitore, 4 pagine, 300 copie, per fare capire la Rivoluzione al popolo analfabeta. Guerriera della libertà, tradita dai francesi, la patriota Eleonora poteva scappare, invece resta. Viene condannata alla forca, come femmina svergognata, per reato di lesa maestà. Chiede solo una tazzina di caffè e un paio di mutandine che gli avevano strappato per disprezzo, per umiliarla davanti al suo popolo.

La magnifica intellighenzia progressista borbonica che, per far capire la rivoluzione al popolo analfabeta (analfabeta!) , la scrive in un giornale. Non va nelle piazze o fonda scuole ove imparare a leggere e scrivere. No, fonda un giornale. Stupefacente che poi i borboni abbiano fatto, a tale intellighenzia, un culo al quadrato. Da notare anche una spruzzata di polemica femminista cercando di presentare la condanna a morte della Fonseca Pimentel come se fosse un femminicidio. Nessun femminicidio invece, lei venne condannata a morte dai Borbone perché rivoluzionaria non perché donna di facili costumi. Infatti con lei sul patibolo ci furono anche: il principe Giuliano Colonna, l’avvocato Vincenzo Lupo, il vescovo Michele Natale, il sacerdote Nicola Pacifico, i banchieri Antonio e Domenico Piatti.

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3 pensieri su “Radical chic, un esempio

  1. La cosa incredibile è che l’autrice dell’articolo non si sia resa conto dell’assurdo costituito dall’idea di usare un quotidiano per diffondere idee in un popolo analfabeta e quindi incapace di leggere. Autorizza a porsi dubbi sulla sua sanità mentale…

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  2. Poteva essere molto di più, leggendo Wikipedia a riguardo della Fonseca Pimentel (che infatti a parte il giornale faceva l’insegnante per combattere l’analfabetismo della Napoli di quel tempo), e spero che nel film sia molto di più di quanto descritto dal solito, cretinissimo, articolo del fatto quotidiano che cerca arte indipendente oppressa dal sistema. Condivido in tutto e per tutto l’appellativo di radical chic

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