se una regola c’è… forse c’è un senso.

Stavo leggendo la storia del ragazzo espulso da scuola per un piercing e tutto il casino che ne è sorto fra i duri e puri di legge&ordine e i rottami sessantottini de “la fantasia al potere”.

La questione, levata tutta la fuffa ideologica è questa: l’istituto alberghiero si è dotato di un regolamento, regolamento non deciso motu proprio dalla preside ma approvato dal collegio dei docenti, che recita:

«non è consentito il possesso di piercing, orecchini, acconciature di pettinature che non garantiscano l’assoluta igiene personale e la salvaguardia di ambienti salubri».

Norma che, a leggere grazie alla rete il regolamento di altre scuole ad indirizzo alberghiero, è una norma standard per quell’indirizzo di scuola. Anzi alcune scuole vietano proprio il possesso di piercing in vista durante le esercitazioni in sala o in cucina.

La questione non è quindi, come maliziosamente riportato, che la preside si sia inventata una norma sui due piedi e l’abbia applicata ad minchiam  o se sia partita in una crociata contro i piercing ma se e quanto i piercing  del ragazzo possano garantire l’assoluta igiene personale. Penso che il problema, per l’igene, sia il piercing sul naso.

Detto questo, quello che mi ha colpito è stata la reazione del padre, che guardacaso si è messo a fare da sindacalista del figlio (grassetti miei)

A scagliarsi per primo contro la dirigente è stato il padre del diciottenne espulso da scuola: «Se questa norma valesse in tutte gli istituti d’Italia, forse la metà dei ragazzi non potrebbe più andare a lezione. Direi che questa regola è fuori dal tempo: nel 2015 non si possono penalizzare i ragazzi per l’abbigliamento o per un piercing».  

Questa la risposta, che condivido, della preside:

Ma la preside dell’Alberghiero ha scelto la linea della tolleranza zero e non ammette deroghe al regolamento d’istituto che impone agli alunni “un abbigliamento consono e adeguato per l’ingresso a scuola. Stabilisce che non è consentito il possesso di piercing, orecchini, acconciature e pettinature che non garantiscano l’igiene personale e la salvaguardia di ambienti salubri”.  

Il padre non capisce, o non vuole capire, che la norma ha un senso e che è una norma specificatamente richiesta dall’indirizzo di studi scelto dal figlio. Per legge, prima che per decoro, in cucina e i sala sei obbligato a rispettare determinate norme igieniche fra cui le norme sull’abbigliamento, ed è giusto e sacrosanto che questo ti venga insegnato a scuola. Se vuoi lavorare in un settore sei tenuto a conoscere e rispettare le norme che regolano il lavoro in tale settore, se non vuoi rispettarle sei libero di non rispettarle però:

  1. Non puoi di certo pretendere che gli altri debbano giustificare o permetterti di esercitare tale scelta contro le norme.
  2. Non puoi di certo evitare le conseguenze delle tue scelte e delle tue azioni. Se vai contro la norma ti becchi le conseguenze.

Non vorrei malignare ma dalla dichiarazione del padre mi sembra di capire che il genitore non conosca le specificità dell’indirizzo alberghiero ma che, come spesso capita, pensi che la scuola alberghiera non sia una scuola che insegna una professione (ed a arzachena c’è bisogno di tali professionalità) ma sia un babysitting per adolescenti che dopo cinque anni rilascia un pezzo di carta. Questa è la maledizione degli istituti professionali, l’essere considerati parcheggi per studenti svogliati.

E il brutto della vicenda è proprio il padre, che invece di spiegare al figlio che nel mondo del lavoro occorre anche avere una certa professionalità e un certo modo di porsi lo incoraggia a contrabbandare come diritti i capricci. Insieme a tutti gli altri che si son buttati nei social a piagnucolare alla scuola fascista, al diritto allo studio(1) ed allo stato oppressore inneggiando alla fantasia al potere. Peccato che il lavorare implica anche degli obblighi e dei doveri, primo fra tutti quello di essere “professionale”, ed è meglio che questo ti venga insegnato da subito in casa e poi a scuola, altrimenti il contatto con la realtà sarà molto ma molto più traumatico. Se vuoi lavorare come lavoratore “professionale” ed essere considerato un lavoratore “professionale” devi comportarti da lavoratore “professionale”. Chi vieta lui di avere tutti i piercing che vuole fuori da scuola? Di comportarsi come vuole a casa? Nessuno.

Se però pretendi di comportarti come vuoi anche a scuola o al lavoro e fare anche lì quello che ti pare poi non piagnucolare e dare la colpa alla scuola od alla società se, nonostante un titolo “stiracchiato”, nessuno ti assume per fare da cuoco o da cameriere. Purtroppo le conseguenze delle tue azioni sono inevitabili (cit.). 

PS

Ho insegnato in un corso professionale per operatori alle macchine utensili, ivi, per regolamento (regolamento che si rifaceva alle norme di sicurezza) era obbligatorio quando si lavorava al tornio o ad altre macchine:

  • l’uso di scarpe anti infortunistiche.
  • l’indossare la tuta da metalmeccanico chiusa nei polsi e nel colletto.
  • niente orologi, catenine, foulard, cappelli lunghi sciolti.

e se non rispettavi il dress code non solo non accedevi al laboratorio ma ti beccavi anche una nota.

(1) Il diritto allo studio non è il diritto a scaldare un banco per 5 anni e avere un attestato ma implica anche il dovere di studiare e il dovere di permettere anche ai compagni di studiare.

Annunci

2 pensieri su “se una regola c’è… forse c’è un senso.

  1. anche il mio cucciolo è ad un professionale,ed anche li hanno un regolamento piuttosto rigido,che un giorno lavorerai con il cliente,nn c’è capo più rigido!
    E’ meglio che impari subito.

    Liked by 1 persona

  2. Fategli tenere i piercing. (storia a finali multipli)
    Finale 1: nessuno si arrischierà a valutare la megaorgia di batteri che si formerà su qualsiasi pietanza preparata dal ragazzino punzonato, che rimarrà 40 anni al professionale;
    Finale 2: qualcuno rischia, magari ce la fa a prendersi il diploma. Nessuno lo assume, a parte Manager Pirla che si troverà il locale chiuso dall’ASL perché il ragazzo ha gli spunzoni e praticamente ogni cosa che ha cucinato fino ad allora è un potenziale veicolo epatitico o tetanico.

    (forse l’espulsione è troppo grave, ma anche lui dopo quattro anni di scuola le norme HACCP le poteva anche guardare… Inoltre riguardo all’uso del tornio, qualsiasi sporgenza metallica su un tornio o una fresa potrebbe storpiarti)

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...