la disobbedienza civile come paraculismo

Stavo leggendo un poco della vicenda di Erri De Luca sotto processo a Torino per apologia di reato e le appassionate difese dell’intellighenzia. Il pubblico ministero ha chiesto per lui una pena di otto mesi di carcere(1) e pertanto il cultuvame italico se la sta prendendo contro la santa magistratura. O meglio la magistratura è santa ed intoccabile se tocca qualcuno che sta sulle balle altrimenti son solo servi prezzolati del sistema.

E già questo dovrebbe mostrare il colossale paraculismo di tantissimi che nelle vicende di mr. B blateravano di legalità e rispetto delle leggi adesso si dichiarano voltariani e di essere charlie.  Imho invece di essere charlie son solo ipocriti paraculi che vogliono, classico vizio italiano, sostituire alla legge, uguale per tutti, la solita morale per la quale la nobiltà della causa è sufficiente ad evitare le conseguenze legali delle proprie azioni.  Il chiamare una azione, prevista come reato, disobbedienza civile nella mente bacata di molti dovrebbe, se l’autore è “simpatico”, essere causa non di condanna ma di assoluzione quando non di solenne encomio.

Prima cosa: essere charlie significa, per come lo intendo, non è il credere che si possa dire o disegnare qualsiasi cosa e che nessuno debba o possa contestarla o sindacarla, significa credere che se Tizio per un qualunque motivo si senta leso da qualcosa detto da Caio, Tizio possa, e debba, chiedere che un giudice, terzo, valuti e decida, non che Tizio debba prendere il fucile e farsi giustiziere.

Seconda cosa: molti voltairiani che adesso scrivono appassionate apologie sei mesi prima erano per la condanna inappellabile delle sentinelle in piedi; non riesco a spiegarmi questa “folgorazione sulla via di damasco”.

Terza cosa: in politica coerenza è sì una parola grossa, ma fare l’apologeta di Voltaire e della libertà di parola il lunedì mattina e chiedere condanne per chiunque osi manifestare una opinione diversa dalla propria il mercoledì sera mi sembra un comportamento decisamente incoerente.

Un ultima cosa sulla vicenda, riporto un ottimo commento, dai forum del fatto, che la spiega benissimo e mostra impietosamente tutto il paraculismo legato alla vicenda.

pulicane
Allora, premesso che l’argomento “è una brava persona, io lo conosco” vale zero, proviamo a ragionare. Se un determinato comportamento in uno stato di diritto è sanzionato come reato e uno ne fa l’apologia, questa non è un’opinione, è apologia di reato. Si potrà dire che il reato non è grave (danneggiamento, non certo terrorismo, come qualcuno ha farneticato), e quindi meno grave ancora lo è l’apologia, ma reato resta. Ora, se De Luca avesse fatto un discorso come quello di Gandhi ai giudici: “Cari giudici, voi dovete applicare la legge e quindi siete costretti a condannarmi. Io, che la infrango consapevolmente, accetto la pena, perché tutti vedano cosa è costretto a fare – o a dire – una persona per bene come me, per fermare quest’ingiustizia in atto”, se avesse detto questo avrebbe tutta la mia solidarietà, e quella di tutti quelli che come me considerano la Tav una rovina (per altro fra condizionali e attenuanti in galera non ci finirebbe). Invece no, grida alla repressione e mobilita gli amici. In altre parole, e la cosa non sorprende, si comporta da ex di Lotta continua, non da seguace della disobbedienza civile.
da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/24/erri-de-luca-facciamo-sentire-la-nostra-voce-contro-una-giustizia-miope/2064288/#comment-2272227249

(1) In realtà, vista l’esiguità della pena questa verrà commutata in sanzione pecuniaria.

3 pensieri su “la disobbedienza civile come paraculismo

  1. Ma Erri De Luca, lui proprio lui e non uno dei tanti picchettatori e ambasciatori, ha detto qualcosa per rinforzare questa corsa alla berseguzione giudiziaria?
    Io non l’ho sentito, e se non ha detto nulla (escluso ovviamente quello per cui è sotto processo per apologia di reato), viene condannato e si fa i suoi mesi in carcere, secondo me va rispettato. Altrimenti la penso come Leonardo nel suo ultimo post: non è più una battaglia di opinione e non si parla più di disobbedienza civile, diventa una lotta perché De Luca diventi un buffone di corte, mestiere che permette di dire qualsiasi cosa senza subirne conseguenze.

    Ad Agosto il trolling, appena arriva l’autunno e i primi freddi le persone si stressano a lavoro e iniziano a non sopportare più i pappagalli e gli imbrattacarte, oltre ad arrabbiarsi se li mandano a fare battaglie di insulti per la Causa.
    Urge revisione dei calendari di Frate Indovino.

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