Insegnare a pensare…

Articolo del corriere della sera del  22 settembre 2015

L’appello dei prof di storia e filosofia:
scuole, chiamate noi per i posti in più

L’invito ai presidi a non trascurare queste discipline nell’ultima fase di assunzioni, quella per il potenziamento dell’offerta formativa: «Noi sì che insegniamo il pensiero critico»

A.A.A. offronsi professori pensanti, in grado di educare le future generazioni alla memoria, alla riflessione autonoma, al pensiero critico, al ragionamento logico, al dialogo e alla convivenza civile, alla consapevolezza storica: insomma, docenti pronti a fare degli studenti «buone teste». Suona più o meno così l’appello degli insegnanti di storia e filosofia, che rivendicano il loro diritto ad essere chiamati per la fase C del piano di assunzioni, e di non essere relegati in fondo alle preferenze degli istituti scolastici, come se le loro materie fossero Cenerentole dell’insegnamento.  (…)

Articolo di repubblica del 12 gennaio 2013

Concorsone, le pagelle dei prof i vincitori:
fisici, matematici, ingegneri. Male i filosofi

Il “quizzone” superato da poco meno del 50% dei docenti per le superiori. Tra i laureati in materie scientifiche la percentuale salta quasi al 70%, seguiti (66%) da latinisti e grecisti. In fondo alla classifica i laureati in filosofia: passati solo al 33% (…)

 

La domanda si pone spontanea: in che modo un docente che ha cannato un test di logica banale come quello del concorsone può insegnare il pensiero critico e la riflessione autonoma? Come può una buona testa essere frutto di una testa vuota (o meglio zeppa di vacui paroloni). A postumi l’ardua sentenza 🙂

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8 pensieri su “Insegnare a pensare…

  1. Hai cannato la costruzione della frase carente di un “può” tra concorsone e insegnare…certo niente rispetto alla prosopopea con cui certuni insigni si candidano alla salvezza delle nuove generazioni che dell’assenza di logica fanno un manifesto di orgoglio filosofico,però un errore è un errore,questi orripilanti errori di battitura che sfogliano,loro si,le giovine menti.
    Correggi,prima che cotanto errore incida in maniera definitiva sul mutevole afflato intellettivo delle menti argillosi degli studenti italiani rendendo vana la presenza di tutta questa filosofia.

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  2. Com’era quella storia? I laureati umanisti sono più bravi e preparati di quelli in materie scientifiche? A quanto pare dei dati oggettivi (tipici della cultura scientifica), ossia i risultati dei test, smentiscono questa credenza comune.
    Forse gli umanisti sono tra i più accaniti odiatori dei test proprio perché fanno risultati pessimi in confronto ai loro rivali con educazione scientifica?

    Per il resto, ritengo che insegnare bene la storia sia molto più importante della filosofia che, secondo me, è inutile o quasi.

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    • Invece la filosofia è molto utile, per due ragioni: la prima è che ci son tante questioni “non scientifiche” che non possono essere affrontate con gli strumenti della scienza, penso ad esempio ai problemi di etica e di diritto legati alla procreazione assistita o al fine della vita. E la seconda è che è utile saper applicare il pensiero critico anche a questioni non scientifiche. E’ anche utile conoscere come nel passato si son rapportati con le grandi questioni, come le hanno affrontate e come hanno tentato di risolverle. Il problema della filosofia in italia è che non viene insegnata come filosofia ma viene trasformata in una serie di riassuntini da mandare a memoria senza sviluppo e senza approfondimento. Rabbrividisco a pensare a quanti filosofi son caduti come pere cotte nelle domande sui sillogismi aristotelici del concorsone… Serve tornare ad insegnare veramente filosofia e non estetica dell’intellettuale impegnato.

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      • Da quello che ricordo, si studiano più che altro le biografie degli autori e qualche riassunto, nulla che sia utile. Eh, ma per insegnare davvero non si possono usare gli eserciti di intellettualodi che attualmente infestano gli elenchi degli insegnanti.

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        • Io per fortuna l’ho studiata bene, con la docente che ti costringeva a pensare, a dire cosa pensavi ed a sostenerlo argomentando. Spesso la sua domanda killer era: il filosofo Tizio ha detto questo; sei d’accordo? perché?
          Potevi anche dire che per te erano un mucchio di vaccate a patto che argomentassi bene perché le ritenevi stupidaggini.

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