Giustizia da Santa Inquisizione

Una delle cose che non entra in testa all’italiano medio è la differenza fra legale e morale e che la legge deve occuparsi solo dell’illegale, l’immorale è lasciato ad altri (Dio, Buddha, Manitou, FSM, il televoto del grande fratello, Cthulhu e Barbara D’Urso…). Fra i commenti alla vicenda di scattone, molti erano sulla falsariga di questo  (tratto dai commenti all’articolo di Kurdt, grassetti miei):

il fatto che si sia dichiarato non colpevole lo rende ancor più colpevole perché esclude il pentimento e aggiunge al reato anche la menzogna e l’arroganza di essere superiore alla sentenza dei giudici. Se lui si considera innocente, avrà rancore per la società che l’ha condannato e non può trasmettere agli alunni insegnamenti positivi. Non bastano le competenze nell’insegnamento, ci vogliono anche delle qualità morali che Scattone non possiede. Si dichiari colpevole, chieda perdono ai genitori di Marta e la smetta di fare la vittima. (…)

Perché considero quel commento pura barbarie medievale?

Primo: finalmente con l’illuminismo è finita (o meglio dovrebbe essere finita) la mentalità che per condannare occorreva far confessare il reo e per far ciò era lecita la tortura. Chiunque, anche se condannato, può continuare a ritenersi e dichiararsi innocente e vittima di un errore giudiziario. Ma ciò non sposta di una virgola la vicenda giudiziaria e lo status giudiziario attuale della persona. Scattone è stato condannato, ha espiato la pena ed è stato riabilitato. Che si sia dichiarato pentito, vestito di sacco, cosparso il capo di cenere e si sia flagellato sulla tomba della vittima o che abbia festeggiato ogni santo giorno con ostriche e champagne è un fatto completamente irrilevante per una analisi della vicenda dal punto di vista legale. Il pretendere che il condannato confessi è, ricordiamolo, una barbara pratica medievale.

 

Secondo: Un altro principio che gli italiani hanno molta difficoltà ad accettare è: “se non è vietato dalla legge allora è permesso”, e che lo stato civile si basa soprattutto sulla legge e non sulla morale. La legge è comune e davanti ad essa tutti sono uguali, la morale è strettamente personale. Ciò che può impedire ad una persona di lavorare per lo stato è solo ciò che è scritto nella legge non l’opinione di chichessia. Oggi è Scattone perché… domani magari Wladimir perché è un travestito, Piernaik perché gay o Paoletta perché chiacchierata…

 

Terzo: la giustizia dovrebbe essere amministrata dai giudici e non dalla pancia dell’opinione pubblica con il televoto. Il televoto lo ammetto per decidere chi buttar fuori dalla casa del grande fratello non per la giustizia penale. E il giudice deve essere terzo fra le parti. L’alternativa, che ogni parte decida la sua giustizia, la Sardegna l’ha conosciuta benissimo, una lunga storia di faide sanguinose(1) e non ho il piacere di ritornare a quel periodo. Sulla vicenda, una volta che la magistratura si è pronunciata e la sentenza è passata in giudicato, il parere della famiglia non conta, legalmente, più nulla. Che per loro il condannato sia innocente o meritevole del rogo è un fatto completamente irrilevante.

 

Quarto: la persona dovrebbe essere giudicata per ciò che ha fatto o ciò che ha omesso di fare, il “avrà rancore per la società che l’ha condannato e non può trasmettere agli alunni insegnamenti positivi” è semplicemente delirante, un puro processo alle intenzioni basato sul nulla.

 

Ultima ma non meno importante: purtroppo molti sognano una giustizia di piazza stile vecchio west o medioevo dove il popolo si riuniva, linciava e faceva bruciare la strega o l’eretico di turno. Peccato che la giustizia popolare sia sì veloce ma raramente equa e precisa. Ed è una precisa colpa dei giornalisti il rimestare e montare i linciaggi per vendere qualche copia in più.

 


(1) In Sardegna, almeno dal dominio piemontese alla prima guerra mondiale, è stato latitante lo Stato, Stato che aveva solo il volto degli esattori del fisco e dei carabinieri venuti a reclutare soldati. In quelle situazioni la società si da regole e agisce da sola come un piccolo stato nello stato.

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