Sul precariato scolastico e sulle sanatorie

Bisogna ammetterlo, nel periodo fra il 1970 e il 1980 lo stato e il parastato (poste, ferrovie e società di trasporto pubblico, enel etc. etc.) sono stati usati anche come colossale ammortizzatore sociale e riserva di posti per clientelismo politico. Prendiamo ad esempio la legge Rumor, legge che grazie alle baby pensioni (1) velocizzava il turn over nella PA. E questo andazzo ha coinvolto anche la scuola. La scuola venne usata come stipendificio sia per “calmare” l’onda dei laureati con il 18 politico dei primi anni 70 sia per tenere in vita alcune facoltà universitarie altrimenti con ridottissimi sbocchi lavorativi. Per far ciò si procedette come prassi anche negli altri comparti della PA(2), ovvero creando precariato e poi regolarizzando ope legis. Infatti l’organizzazione del lavoro scolastico era un sistema che creava molte esigenze di supplenze e quindi permetteva molto precariato.(3) Uno degli scopi della legge sulla “Buona Scuola” è quindi il rimodulare la gestione del personale evitando tale precariato. E con la conseguenza di rendere molto ridotto l’uso di precari, ergo poca trippa per gli aspiranti docenti non abilitati.

Queste sono tutte le sanatorie degli anni 70 e 80 del secolo scorso

La legge 1074/1971
Così, il 6 dicembre 1971 fu emanata la legge 1074, che introduceva gli incarichi a tempo indeterminato e istituiva corsi abilitanti speciali . I docenti incaricati diventavano praticamente illicenziabili, sebbene ancora in attesa di abilitazione.

La legge 474/1973
In pochi mesi, il Governo Andreotti emanò la legge 477 del 30 luglio 1973, il cui articolo 17 prevedeva l’immissione in ruolo attraverso l’istituzione dei una graduatoria ad esaurimento . Furono indetti altri corsi abilitanti in attesa della scomparsa dei concorsi a cattedra, sulla quale allora erano tutti d’accordo.

La legge 463/1978
Altra regolarizzazione dei precari che, non abilitati, avevano insegnato per un tempo abbastanza lungo come supplenti e quindi inseriti nelle graduatorie per i ruolo, senza concorso. Venne indetto anche un concorso a cattedra.

La legge 270/1982
Stessi effetti della legge precedente.

La legge 326/1984
Legge per includere negli effetti della legge precedente chi non riuscì ad entrare nella finestra aperta da tale legge.

Legge 246/1988
Legge che fornì la possibilità di immissione in ruolo in due province (una delle quali doveva coincidere con quella di servizio) a chi avesse un biennio di servizio tra il 1975 e il 1981.

Legge 417/1989
Legge che istituisce il cosiddetto “doppio canale”, istituito dalla legge 417 del 27 dicembre 1989. Il “doppio canale, fu la prima sanzione del fallimento del concorso . Con esso, infatti, si ammetteva implicitamente l’impossibilità di regolare gli accessi ai ruoli con il solo strumento delle selezione meritocratica e si cercava di regolare “il traffico” – sempre affollato – degli ingressi con l’apertura di una via riservata (al 50% dei posti) a coloro che avevano maturato una certa esperienza come supplenti.

Ai beneficiari della 246, i precari più anziani, si aggiunsero tutti coloro che nel triennio, via via preso in considerazione, avessero prestato almeno 360 giorni di servizio. Questi docenti accedevano a un concorso per soli titoli e avevano priorità assoluta per incarichi e supplenze.

fonte: http://ospitiweb.indire.it/adi/FormazioneReclutamento/Drago_Prec_0Pre.htm

Negli anni ’90 invece si tentò di istituire altri percorsi per l’accesso al ruolo, un concorso e le S.S.I.S. scuole specializzazione insegnamento superiore, ma il progetto sia per le pressioni dei precari che si sarebbero visti superati dai sissini che per  quelle delle università che chiedevano di istituire ssis anche per le classi di concorso sature, il progetto fallì e adesso, con la buona scuola, il ruolo è un percorso più lungo simile a quanto avviene, ad esempio, in Germania.

Tutte quelle sanatorie mostrano come anche la scuola sia stata usata come “assumificio” e come molti docenti siano stati chiamati in ruolo senza uno straccio di concorso. Fino al 1989 per entrare in ruolo bastava iniziare ad insegnare dalle graduatorie di istituto, arrivare a 360 giorni di insegnamento e aspettare la legge di regolarizzazione.

E così come la riforma Fornero altro non è stato che il conto della legge Rumor e dell’uso dei prepensionamenti come ammortizzatori sociali e sistema per accelerare i turn over, la riforma Renzi della scuola è il conto delle politiche demenziali degli anni 70 e 80 con la scuola.

L’uso della scuola come stipendificio per laureati, soprattutto in materie umanistiche, il poter accedere al ruolo senza passare da prove concorsuali, l’assenza di controllo sulla qualità del lavoro in cambio di basse retribuzioni hanno contribuito a distruggere la reputazione della scuola italiana e spinto a zero la considerazione dei docenti.  Il lavoro del docente, come mostrano impietosamente queste statistiche, era pensato più come un secondo lavoro part time per donne che altro.

(1)potevano andare in pensione, calcolata con il sistema retributivo, i dipendenti pubblici che avessero lavorato per 14 anni, sei mesi e un giorno, se donne sposate e con figli; meno generose (si fa per dire) le condizioni per gli altri, ossia 20 anni per gli altri statali, 25 anni per i dipendenti degli enti locali.

(2) La bassa considerazione di molto del settore pubblico, e non solo della scuola, è dovuto a quello. Nessuna selezione all’ingresso, stipendi bassi, ai tempi, rispetto a quelli del privato ma assenza di qualsiasi controllo di qualità e licenziamento praticamente impossibile.

(3) Ad esempio se Tizio, titolare di cattedra nella scuola X, prende congedi politici, familiari etc. etc. anche se lasciasse la scuola per 10 anni tale cattedra non potrebbe essere usata per il ruolo. Il fatto che una cattedra di 18 ore possa essere spaccata in più spezzoni. Tutto questo dovrebbe essere superato con l’organico dell’Autonomia.

 

 

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