Il solito articolo piagnisteo sull’università.

continua il dibattito sull’università nel fatto e adesso è apparso il solito articolo piagnisteo sull’università: disoccupazione studio su giovani laureati senza lavoro, devo dire che l’articolo non mi è piaciuto molto per come è scritto. Tanti dati e tante informazioni ma mancano quelle determinanti:

-> indirizzo scelto dal laureato disoccupato o sotto occupato.

-> tempo di laurea e voto di laurea.

-> esperienze di lavoro durante gli studi ed esperienze all’estero

-> cosa si è fatto nel periodo di disoccupazione (master, altri corsi di formazione per aumentare le proprie competenze…)

È logico che un laureato in ingegneria che si laurea con un voto di 107/110 con al più un anno di fuori corso ed esperienze all’estero con Erasmus è molto, ma molto, più appetibile di un laureato in scienze dell’educazione con 5 anni di fuoricorso che non ha mai lavorato, anche se il laureato ha preso 110 e lode. Mancando quei dati non si riesce a capire molto della ricerca e di quanto pesino indirizzo, voto e tempo medio di laurea sulle possibilità di trovare lavoro.

Un ragazzo che si laurea, in corso, in ingegneria meccanica con tesi sui materiali innovativi e con stage in azienda ed esperienze all’estero, che rimane disoccupato o sottooccupato dopo cinque anni dalla laurea è uno scandalo.

Un laureato in scienze dell’educazione che si laurea con 5 anni di fuoricorso e che, a parte frequentare l’università, non ha fatto nulla che rimane disoccupato o sottooccupato dopo cinque anni dalla laurea è sorprendente tanto quanto lo scoprire che a Cagliari a Natale faccia più freddo che a Ferragosto.

La ricerca mostra, ma era noto da tempo, che la laurea non basta più per spalancare tutte le porte ma occorre che alla laurea venga affiancato altro. Che potrebbero essere stage oppure soggiorni all’estero, esperienze di lavoro, altro che mostri che sei capace di fare e non solo di pappagallare agli esami.

Per questo mi è sembrato un articolo approssimativo o uso di una ricerca sul come si sentono i “laureati disoccupati” per scopi diversi da quella cui è stata predisposta? Sinceramente mi sembra un articolo buono solo per stuzzicare il solito piagnisteo dello stato che non riconosce la laurea presa, a 32 anni e con estremo sacrificio, assumendoti all’istante come megadirettore e dandoti come stipendio mensile il pil del rwanda (benefit esclusi). Solo sterili lagne e piagnistei.

Quel tempo, in cui il possesso di una laurea qualsiasi garantiva ipso facto un posto è finito. Quindi o ci si accorge di ciò e si comincia a nuotare oppure si finisce ad affogare, piaccia o meno la realtà è quella. Per lavorare bene serve una laurea presa “bene” e magari integrata con altro.

 

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Un pensiero su “Il solito articolo piagnisteo sull’università.

  1. Aggiungi anche: disponibilità a trasferirsi.

    È ovvio che a parità di facoltà ed esperienze, se sei disposto ad andare a lavorare a Milano trovi lavoro molto più facilmente che se cerchi solo in un raggio di 20 km da Maratea.

    Mi piace

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