Sulla deportazione degli insegnati.

Il progetto “la buona scuola” prevedeva il superamento del precariato ed una assunzione straordinaria in ruolo degli aspiranti docenti. Aspiranti docenti che adesso stanno protestando perché, vista la cronica lacuna di docenti al nord e la sovrabbondanza di docenti al sud, alcuni per ottenere il ruolo dovranno trasferirsi.

Al sistema di reclutamento, incasinato come i precedenti, potevano essere mosse molte critiche giuste e motivate: il non sapere la provincia di destinazione e quindi l’impossibilità di valutare se conveniva scegliere il nuovo percorso per il ruolo o rimanere nel vecchio (le graduatorie ad esaurimento non verranno abrogate), l’assenza di trasparenza e di informazioni sull’algoritmo di assegnazione dei posti.

Ma quella dell’essere costretti a trasferirsi, nel caso, per avere il ruolo è invece quella più sbagliata, critica che rafforza di molto, nel resto delle persone, l’idea che gli insegnanti siano solo dei frignoni che pretendono il lavoro sotto casa.  A leggere gli articoli e i forum sembra che gli insegnanti, e soprattutto le insegnanti, siano gli angeli del focolare ed il perno della famiglia, siano solo loro a dover tirar su figli, assistere i parenti anziani e disabili, pulire, fare la spesa, e che per tali pressanti motivi non possano spostarsi dal paesello. Con tanti saluti alle battaglie femministe che le donne, lavorativamente, sono uguali se non migliori degli uomini(1).

Il problema dell’eccesso di posti al nord e di docenti al sud esiste ed è reale, così come il problema di carenza di docenti in certe classi di concorso, soprattutto tecniche e scientifiche e di eccesso in altre classi di concorso, guardacaso quelle legate alle materie umanistiche.

Come risolverli? Nessuna proposta concreta, solo piagnistei che è ingiusto spostarsi, che non conviene eccetera eccetera.

Adesso, nessuno manda i carabinieri ad obbligare la gente a prendere servizio ad Aosta, se non conviene economicamente non vai, cerchi altro. E se non c’è altro? Eh figliolo o mangi la minestra o salti la finestra…

Poi quello che viene dipinto con toni biblici è quello che capita tutte le volte che una qualche azienda privata chiude una sede o una filiale, anche se hai 50 anni o ti trasferisci o sei a spasso. Che solidarietà pensi di carpire da un padre di famiglia costretto a trasferirsi o peggio licenziato a causa della chiusura della sua azienda? O da un vincitore di concorso nazionale per un ente con sedi in tutta Italia, come l’agenzia delle entrate, che, originario di Cagliari, si è visto assegnare la sede di Trento?

E’ questo parlarsi addosso in maniera autoreferenziale e il piagnisteo continuo che alla fine permette a Renzi di conquistare da altri i voti persi dai docenti e forse di carpirne qualcuno in più rispetto ai voti persi. Ed è questo che frega i docenti, non son solo loro a votare.

(1) Un capo d’azienda che dicesse quello che dicono le aspiranti docenti: che le donne debbano fare da angeli del focolare verrebbe crocefisso seduta stante.

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9 pensieri su “Sulla deportazione degli insegnati.

    • infatti. E questo continuo piagnisteo alla fine serve solo a generare antipatia ed astio. E una delle tattiche politiche più note è “sculacciare” una categoria odiata e percepita come privilegiata per far vedere di essere un uomo tosto. La stessa tecnica usata da Grillo verso la kasta.

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    • Sì, ma hanno anche fatto di peggio. Ad esempio il fatto che docenti, abilitati, possano essere chiamati ad insegnare materie affini anche se non abilitati in quelle. Per materia affine si intendono quelle materie in cui ti puoi abilitare con lo stesso titolo di studio grazie al quale ti sei abilitato nella materie cui possiedi l’abilitazione. Ad esempio se hai la laurea in Matematica puoi dare il concorso e conseguire l’abilitazione sia per l’insegnamento di matematica che di fisica o di informatica.
      Fisica, matematica e informatica son materie affini per un laureato in Matematica.
      Per accedere alla III fascia delle graduatorie di istituto per le supplenze era richiesto solo il possesso del titolo di studio e non dell’abilitazione. Eppure fino alla buona scuola tale problema, che insegnassero persone non abilitate ma solo in possesso del titolo di studio adatto, non si è mai e poi mai posto. Adesso è diventato di botto una criticità della “buona scuola”. Cioè se chiamo, dalla terza fascia delle graduatorie di istituto, un laureato in matematica per insegnare fisica non ci son problemi, se chiamo invece un docente laureato in matematica, abilitato all’insegnamento della matematica, per insegnare fisica è uno scandalo. Poi ci si chiede come la credibilità dei sindacati vada esponenzialmente a zero.

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