Stupro e forcaiolismo 2

Attenzione articolo a fortissimo livello polemico.

Dopo la questione di modena adesso ci sono un bel po’ di polemiche su un altra sentenza di assoluzione per stupro, la sentenza di appello del caso di fortezza di sotto. Il web e faccialibro si sta riempendo rapidamente di articoli che polemizzano contro la sentenza di assoluzione.

La sintesi della vicenda è questa: i sette ragazzi accusati di stupro dalla ragazza son stati assolti, uno perché ha dimostrato che mentre avveniva lo stupro lui in realtà si trovava da tutt’altra parte e sei perché la giuria ha ritenuto la ragazza capace di intendere e volere e non sono emerse, durante il dibattimento, prove che dimostravano come sia stata costretta a compiere atti sessuali anzi molte prove dimostravano l’esatto contrario come ad esempio il fatto che la presunta vittima abbia allontanato una ragazza venuta a chiedere se andava tutto bene o che i sei avevano smesso non appena lei l’aveva chiesto e l’avevano riaccompagnata a prendere la bici per tornare a casa. Nella sentenza si parla anche di ventinove (29!) affermazioni della presunta vittima poi rivelatesi completamente false. E ciò ha ovviamente reso inattendibili le parole della ragazza e conseguentemente anche all’assenza di ulteriori prove di avvenuta violenza ha spinto il collegio giudicante, formato da due donne fra cui il presidente e da un uomo, ad assolvere i sei.

La presunta vittima ha comunque inviato una lettera cui polemizza con la sentenza e il web si è incendiato di tanti articoli che trasudano sdegno e indignazione e chiedono a gran voce la testa dei magistrati e di rifare il processo sostituendolo con un bel processo in piazza seguito magari da un bel rogo nel pieno stile “streghe di Salem”.

Ho letto articoli deliranti da parte di molte pseudofemminare in cui si cerca di ribaltare la realtà, ottenendo come unico risultato di tirarsi solenni martellate sui coglioni(1).

Questo è l’inicipit di un articolo sulla vicenda.

L’ANNO ZERO
Non mi dilungherò troppo. L’ho già fatto in altre occasioni. Con quali risultati, è facile verificarlo.

Non ho letto per intero l’ignobile sentenza assolutoria dei sei stupratori fiorentini (quindi italiani, di buona famiglia, cattolici). Né l’affranta lettera aperta della ragazza, oggi ventinovenne. Non ne avevo bisogno. Lei è sola, disperatamente sola. Nessuno potrà capirla, tranne un’altra donna. E non so se potrà bastarle.

Non doveva scrivere. Non doveva discolparsi. Non doveva giustificarsi. Eppure è stata spinta – da sé medesima – a farlo. Ognuna di noi, nelle sue condizioni, si sarebbe comportata come lei.

Non ho letto, perché già so. Quando, tra le motivazioni dell’assoluzione, si ricorre alla “leggerezza” della vittima, ai gusti sessuali, alla presunta promiscuità, all’abbigliamento, allo stile di vita, già sappiamo tutto. Siamo all’anno zero della storia. Il tempo non esiste, non si muove mai, in una società fondata sullo stupro. (…)

Io mi chiederei:

a) partiamo dalla cosa meno importante dell’inicipit, cosa c’entra la buona famiglia o il fatto, non dimostrato, che siano cattolici? se i protagonisti fossero stati esquimesi shintoisti squattrinati cambierebbe qualcosa nella vicenda? Credo di no. E allora cosa ci sta a fare quella frase?

b) la parte che mi ha fatto sobbalzare: Non ho letto per intero l’ignobile sentenza assolutoria dei sei (…) Non ho letto, perché già so.
Insomma: la solita tesi preconfezionata che la donna è sempre vittima e che se non viene creduta sulla parola la corte è sessista, perché la femmina dice la verità sempre e in ogni caso e la corte che si è rifiutata di riconoscerlo e invece, come scritto nelle motivazioni della sentenza sentenza che non si è voluta leggere, ha riscontrato 29 gravi incongruenze e plateali menzogne, è stata sicuramente sessista. No, leggere, capire perché e percome non è importante, l’importante è poter far partire il piagnisteo indignato preconfezionato.

E io mi chiedo, a parte i boccaloni che fanno partire lo sdegno non appena leggono il titolo che valore può avere un articolo nel quale l’autrice dichiara a chiare lettere di non aver letto la sentenza che va a contestare? Su quali fatti son basate le sue contestazioni?

Anche le “donne strafatte di fatto” si son scatenate nei loro attacchi contro gli assolti (ma stranamente nel gazzettino delle procure non criticano i giudici o le critiche son molto labili) oscillando fra una solidarietà pelosa e improbabili paralleli con il caso di Franca Viola.

Che dire? mi sembra che si voglia un ritorno ad un novello medioevo dove l’accusa di stupro funzioni esattamente come quella di eresia descritta ne “il nome della rosa”. Una volta deciso che sei eretico, sei eretico e devi andare al rogo, le prove non servono per cotali verità autoevidenti. Occhio che però il mostro della settimana un domani potrebbe essere un figlio, un padre, un compagno. Se non qualcuna che ha messo qualcosa nel bicchiere di lui e si è divertita con uno strap-on. D’altronde “chi si inventerebbe una storia simile?”

(1) Sessismo voluto

 

13 pensieri su “Stupro e forcaiolismo 2

  1. Niente di più ridicolo dei morti di figa whiteknight che si indignano e difendono a spada tratta la ragazza nel disperato tentativo di trovare figa su Internet. Per il resto, il caso è decisamente comune: la troiona fidanzata si prende una “distrazione”, se ne pente e grida allo struppo. Le femministe isteriche le danno ragione, il giudice per fortuna non ci casca e la manda al diavolo. Tra parentesi, i ragazzi hanno avuto la vita distrutta, un processo durato anni e chissà quanti soldi da pagare tra avvocati e tutto il resto. Ah, ci sarà il terzo grado di processo tra qualche annetto, secondo te come finirà?

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  2. “a) partiamo dalla cosa meno importante dell’inicipit, cosa c’entra la buona famiglia o il fatto, non dimostrato, che siano cattolici? ”

    Quella è la base dell’indignazione a comando, ci si indigna di più se l’oggetto dell’indignazione è la “borghesia”, termine ormai divenuto un insulto da sputare a denti stretti da chi, poi, di fatto non è certo un “proletario” ;D

    Ma poi ce la ricordiamo la triste vicenda del ragazzo caduto dal balcone dell’hotel a Milano? Forse non ce la ricordiamo perché una volta stabilito che era da solo e che i “ragazzi di buona famiglia” suoi compagni erano estranei all’accaduto e non avevano architettato un enorme complotto del silenzio, non se n’è più parlato.

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    • Già, purtroppo certi articoli non sono per approfondire, discutere o analizzare ma per scatenare indignazione a comando e soffiare sul fuoco. Spero che almeno non si lamentino se poi vengono considerati meno attendibili di “lercio”.

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