Stupro e forcaiolismo

Attenzione articolo a fortissimo livello polemico

Su faccialibro alcuni amici mi hanno segnalato questo articolo:

http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/non-hai-urlato-scalciato-graffiato_b_7712376.html

Articolo che stupra il buon senso e la ragione. Chiariamo: i processi per stupro son processi difficili dove si confrontano due tesi opposte: “io non ci stavo e lui ha abusato”, “lei ci stava e quindi non è stupro”; che spesso sia molto difficile stabilire, a posteriori, quale sia la verità è lapalissiano. Però a meno di non voler credere allo stereotipo: donne tutte sante e uomini tutti depravati bisogna cercare riscontri a quanto dice la vittima e dimostrare che effettivamente la vittima è stata costretta contro la sua volontà ad un rapporto sessuale.

Se non si riesce a farlo, capita, bisogna assolvere. Sembra cinico e crudele dirlo ma uno dei capisaldi della giurisprudenza moderna è che chi accusa deve dimostrare la verità delle sue accuse e non deve invece essere l’accusato a dover dimostrare la sua innocenza. Ergo se in tribunale l’accusa non riesce a dimostrare la colpevolezza il giudice è giusto che assolva. L’alternativa quale sarebbe? buttar dentro un bel po’ di innocenti per avere la speranza di buttar dentro qualche colpevole in più? Potrebbe sembrare una buona idea almeno finquando non si viene considerati “presunti colpevoli(1)”.

Ci sono sentenze che sono lapidi sulla tomba della giustizia. Sentenze che si appoggiano sulla testa della vittima e restano lì, pesantissime, col loro carico di legalità (ché quella mica la stiamo a discutere) come un marchio d’infamia a imperitura memoria. Da qualche giorno una di queste ha stabilito che se non urli, non sbraiti, non tiri calci pugni e graffi come una gatta arruffata, mentre un paio (almeno) di maschi col testosterone imbizzarrito ti stuprano, non si può dimostrare che questo paio (almeno) di maschi abbiano abusato di te. E va a finire che loro, che pure ti hanno risarcita economicamente per il danno subito, vengano prosciolti da ogni accusa.

Siamo alla pura sbroccata: se non si può dimostrare che c’è stato stupro allora non si può condannare per stupro. Si tratta di puro buon senso prima di essere legge e costituzione.

(…) Non mi ricordo, e non perché la mia memoria vacilli, di nessuna di noi chiusa in una doccia che scivola lungo la parete di quella stessa doccia mentre un paio (almeno) di bei cristi se la passano a turno. “Dài che questa è una che ci sta e poi non capisce niente, guarda come è fuori”. Vero: è fuori, cotta di alcol e hashish. Talmente fuori da vivere quello che gli psichiatri chiamano fenomeno di derealizzazione: una specie di presa di distanza del cervello dalla realtà, quando questa è troppo agghiacciante e spaventosa per poter venire accettata. È talmente fuori, questa tipa (che ha appena 16 anni) che non oppone resistenza a mani invadenti e membri ingombranti di eccitazione. Non urla, non piange, non scalpita e non graffia: “Dai, ci sta”… E poi magari domani neanche si ricorda. E invece, vestita del suo costume e della sua vergogna, lei capisce poco dopo cosa le è successo. Lo capisce al punto da non poter prendere sonno, dal chiamare le amiche e confidarsi con loro e, alla fine, decidere di raccontare tutto alla sua mamma. Che resta di pietra, finge calma, ma impazzisce di rabbia e di dolore per quello che un manipolo di bellimbusti ha fatto alla sua bambina.

Cioè la tipa ha bevuto e fumato fino a non capire niente. Bello, stupro o non stupro, è una azione estremamente incosciente come attraversare bendato sulle strisce pedonali. Se vieni investito non è di certo colpa tua ma sicuramente il tuo comportamento ha aumentato e di molti le probabilità di ricevere danni.

Seconda cosa: se la tipa non capiva niente, o meglio ha dichiarato di non capire niente, come possiamo dimostrare che non era consenziente? Che magari si è ubriacata per “lanciarsi”? Che, come capitato ad esempio a torino,  la tizia non si sia inventata tutto di sana pianta per cercare di giustificarsi con i genitori?

Può sembra crudele ma il giudice deve diffidare di tutto e di tutti e decidere, sulla base delle prove prodotte, chi sembri avere maggiore ragione e chi meno. Non può sposare tesi in nome di teoremi come: “non poteva non sapere” o “chi vuoi che si inventi una storia simile(2)”

Non è facile denunciare una violenza, lo è ancor meno quando sei costretta ad ammettere che eri fuori, che avevi bevuto e ti eri intorpidita il cervello con qualche canna. Non è facile perché inevitabilmente ti scontri con chi pensa che, alla fine, te la sei un po’ cercata. Che se a una festa diventi la ragazza del gruppo, vuol dire che sei una di “quelle” e la denuncia del giorno dopo è solo un tentativo goffo e disperato che tiri su per riverginarti imene e coscienza.

Non “te la sei un po’ cercata”, figliola hai inanellato una sequenza di cazzate abbastanza gravi. Le tue cazzate non giustificano lo stupro, mai, in nessun caso però spiegano benissimo perché ti sei trovata in questa situazione.

Nonostante tutto vai e denunci, mentre la tua città che è grande come uno sputo quando si tratta di appenderti addosso cartello di infamia, ti guarda con un insopportabile ironico disprezzo. Perché quelli che hanno abusato di te sono dei bravi ragazzi e se tu non avessi voluto farci sesso avresti potuto molto semplicemente dire di no. E se non sei stata in grado di farlo, peggio per te. La prossima volta bevi di meno. Mica è colpa di un maschio se approfitta di una femmina… Che poi chiamalo maschio uno che approfitta di una femmina.

E qui comincia la mistificazione del giornalista. La tipa aveva bevuto fino a non capire niente però sicuramente è stata stuprata. Beh caro autore, se hai in mano le prove che inchiodano gli inquisiti perché non sono state tirate fuori al processo? da dove nasce tale granitica certezza?

Tant’è, tu vai avanti, ti fai la tua battaglia in Tribunale, ti sottoponi a perizie e controperizie, parli con psichiatri, psicologi e magistrati. Racconti la tua storia e provi a non ondeggiare nella fiducia: ti crederanno, tu sai che stai dicendo la verità. E in qualche modo lo crede anche il giudice che per le infinite pagine della motivazione della sentenza, che assolverà i tuoi stupratori, riconosce l’onestà delle tue parole. Solo che non ci sono le prove: “Se è vero che il comportamento passivo della vittima – si legge nelle motivazioni della sentenza – e il fatto che scivolasse nella doccia avrebbero dovuto indurli a sospettare che la stessa avesse perso la lucidità necessaria per presentare un valido consenso all’atto sessuale è altrettanto vero che l’assenza di azioni di respingimento e di invocazioni di aiuto avrebbero potuto ingenerare la convinzione che la 16enne fosse consenziente”.

Solo che non ci sono le prove. E la magistratura cosa dovrebbe fare, condannare per sentito dire? E se la madre, la sorella di uno degli inquisiti dicesse che il padre della presunta vittima ci ha provato? condanna immediata senza passare dal via anche per lui? Siamo seri se non ci sono prove si deve assolvere punto. E’ triste, è spiacevole ma purtroppo il garantismo lo richiede. Certo si può cambiare una legge e stabilire che una donna che accusa debba essere sempre creduta per quanto inverosimile e campata per aria possa essere la sua accusa. Bello, però poi non incaz***vi se ad essere accusato è vostro padre, vostro marito o vostro figlio.

Tanto basta per proscioglierli e smacchiargli la fedina penale. Per le coscienze no, non c’è sentenza, non c’è magistrato, non c’è perizia che possa ripulire l’infamia di avere abusato di una donna, del suo sesso e della sua dignità.

Io mi chiedo solo una cosa: da quali prove nasce tale granitica convinzione di colpevolezza e, in seconda battuta, se tali prove, che l’articolo non presenta, siano state presentate al giudice. O se magari per colpire un presunto colpevole (non ci sono le prove, non ci sono le prove…) si debba buttare nel cesso la giurisprudenza post illuminista e tornare ai bei processi di piazza con annesso rogo.

Un ultima cosa, il titolo, sulla falsariga della bufala: se ha i jeans non è stupro, serve solo per formentare polemiche e attrarre click. Un titolo: “non ci sono prove, imputati assolti”  non avrebbe sollevato lo stesso vespaio. Ma, a lungo andare, quanto è utile sollevare vespai solo per avere qualche click in più?

(1) E’ capitato ad una avvocata femminista americana di quelle ultraradicali pronte a sostenere che “nessuna donna può inventarsi accuse di quel tipo” e che quindi si dovesse prendere per oro colato le dichiarazioni della presunta vittima, di riconsiderare la sua posizione quando è stato il figlio ad essere accusato di violenza.

(2) Slogan sentito troppe volte nel caso di rignano flaminio. Caso nel quale il tribunale del riesame, la cassazione su ricorso contro la decisione del precedente e la corte di I grado giudicarono l’inchiesta senza fondamenta e assolsero perché il fatto non sussiste.

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2 pensieri su “Stupro e forcaiolismo

  1. La giornalista fa anche un’altra omissione molto importante: uno dei coinvolti è stato respinto e non ha partecipato all’amplesso. Non è molto chiaro quello che scrive Totaro, ma se è stato respinto dalla ragazza vuol dire cosa, invece, per l’invasata Dirani dell’HuffPo? Che la ragazza aveva diritto di scelta nello scegliersi i “carnefici”? LOL

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