Contrapposizione scuola lavoro

Sembra che la scuola viva quasi di contrapposizioni apparenti; un’altra contrapposizione apparente oltre che quella fra cultura umanistica e scientifica è quella fra mondo della scuola e mondo del lavoro.  Sono mondi diversi, è vero, con diversi scopi e obiettivi ma devono lavorare in sinergia visto che il bagaglio culturale che la scuola deve fornire poi dovrà essere speso, almeno dalla maggior parte di quelli che dalla scuola escono, proprio nel mondo del lavoro.

Ho parlato, non a caso, di bagaglio culturale, perché intendo che la scuola debba fornire qualcosa in più oltre a quattro stupide nozioni, deve insegnare ad imparare, deve insegnare ad autoaggiornarsi, deve insegnare il pensiero critico, la capacità di comprensione e la capacità di analisi. Tutte cose essenziali se si vuol fare un lavoro che richieda anche impegno intellettuale e vada oltre la ripetizione meccanica di alcune azioni “semplici”.

Una delle accuse che spesso vengono lanciate dagli insegnanti quando si parla di inserire i privati e il mondo del lavoro a scuola è che il mondo del lavoro richieda alla scuola di preparare robot umani, persone indottrinate e capaci di fare semplici ripetizioni meccaniche di azioni senza che sia richiesto di pensare.

Ma se ci si riflette poco poco si vede subito che è una accusa assurda. Perché le aziende dovrebbero investire nella scuola per ottenere roba che hanno a disposizione gratis? Non ho visto call center o imprese di pulizia chiudere per mancanza di manodopera. O i pomodori marcire nelle piante perché non si trova personale per la raccolta. Una scuola che forma negri è fallimentare perché poi i negri istruiti verranno scalzati inesorabilmente da negri più negri di loro. O robot. Un robot rimane sempre più preciso, più economico e più veloce di un uomo. Un uomo che tenta di fare il lavoro di un robot soccomberà certamente. L’uomo se vuole vincere deve puntare sulle sue capacità: analisi, comprensione, velocità di apprendimento…

E allora perché questa fobia del mondo del lavoro e dei privati?

I motivi sono essenzialmente due: il primo è che molti docenti anche molti docenti, anche di materie tecniche, non hanno mai insegnato sono usciti dall’università e sono entrati a scuola. E del mondo del lavoro non hanno esperienza diretta ma solo sentito dire. Quindi non conoscono realmente il mondo del lavoro e, ovviamente, non possono insegnare agli studenti come tale mondo funzioni. Può essere divertente, come capitato al sottoscritto, scoprire che argomenti che il docente diceva essere “fon_da_men_ta_li”(1) a lavoro vengono catalogati alla voce “fottesega…” e che cose spesso definite come inutili da parte di docenti incapaci di capirle son quelle dalle quali dipende la tua vita lavorativa.(2)

Scuola e lavoro hanno tempi diversi, vincoli diversi, a scuola puoi, grazie ad assenze strategiche, ritardare la consegna di un elaborato, se lo fai a lavoro spesso son mazzate. A scuola si studiano principalmente casi didattici, a lavoro devi confrontarti con la realtà e i vincoli che essa ti pone. Ad esempio se l’azienda ha investito su Red Hat e Postgresql non puoi arrivare tu e dire: spostiamo tutto su Ubuntu/Mysql perché la RH non la conosco. Cose che a scuola sono ammesse, o accettate, come le assenze strategiche, nel mondo del lavoro vengono legnate a morte. Scuola e lavoro son mondi diversi, ma è giusto così. A scuola devi principalmente imparare, a lavoro devi applicare quanto imparato.

L’altro motivo di attrito, quello più grave, è invece legato alla valutazione dei risultati della scuola. Nel mondo del lavoro devi confrontarti continuamente con i risultati da raggiungere ed è normale venire paragonato ai concorrenti, essere giudicato dagli acquirenti e giudicare i fornitori. Mentre a scuola, basti vedere le polemiche infinite sui testi di ammissione o sull’invalsi, il valutare la scuola e i docenti viene considerato un atto blasfemo come festeggiare la october fest a la mecca.

E uno dei sistemi di valutazione del sistema scolastico e delle scuole è vedere cosa son stati capaci di combinare, in media, gli studenti usciti da quella scuola, come sono andati all’università o quanto son considerati appetibili dal mondo del lavoro (che poi è quello che fanno eduscopio o almalaurea).

Se il privato investe nella scuola, è logico che si aspetti un ritorno di investimento. Se finanzia un corso di perito informatico si aspetta che esca gente capace di agire da perito informatico e non persone che, se messe davanti ad una red hat, frignano che conoscono solo ubuntu. O gente che si spaccia per web developer solo perché capace di scrivere un css. Si vuole avere risultati e non aria fritta, non gente che confonde sistema operativo e applicativi che però è stata promossa e fatta diplomare in virtù della sua autoconsapevolezza karmica.

Ecco, la paura reale e fottuta è che il privato “misuri” la scuola; se si diffonde voce che i diplomati nella scuola X vengono snobbati  perché la predetta scuola ha fama di diplomificio, quella scuola è morta. Sarà piena solo di scazzati che mirano ad avere un titolo a sbattimento sotto zero. E l’infima qualità degli studenti si rifletterà nel corpo docente, chi può scappa da quella scuola. Cose che ho visto succedere, di persona, quando il mio liceo per acquistare studenti usò la tecnica “raccatta spazzatura”(3).

Gira che rigira la contrapposizione è causata dall’inno della scuola italiana: “nessuno mi può giudicare nemmeno tu… la verità ti fa male lo so”.

(1) Ad esempio che devi conoscere tutto a memoria. Nella mia scrivania quando scrivo codice ho, a portata di mano, i manuali “in a nutshell” della o’reilly.

(2) Posso dire due o tre cosette riguardo alle basi di dati e la loro normalizzazione; la storiella “nei database ogni tabella deve obbligatoriamente avere una chiave primaria contatore” è una di quelle. Per due motivi: primo non è detto che nella tabella non ci sia un altro campo, ad esempio il codice fiscale nel caso di una tabella di persone, che possa fare da chiave primaria. Secondo non c’è solo la chiave primaria ma ci sono anche dei vincoli di univocità sui campi. Ho visto un database “ben progettato”  che permetteva di inserire più volte la stessa persona con lo stesso codice fiscale nella tabella utenti. Risultato 18 mario rossi con lo stesso codice fiscale ma chiavi primarie diverse. Questa è una delle tante porcherie che ho visto e sentito  da parte di docenti di informatica.

(3) Promuovere, promuovere, promuovere. E vennero accolti tutti i maturandi di lungo corso provenienti dalle scuole della provincia. Scadimento della didattica e l’ambiente divenne molto peggiore rispetto a prima.

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