Un giudice…

fonte: http://www.lastampa.it/2015/06/13/italia/cronache/treviso-giudice-non-emette-la-sentenza-se-sbaglio-devo-pagare-lZbOX5HH7sQGJZXLylfKxM/pagina.html

Il timore di dover pagare di tasca propria i danni di una sentenza che potrebbe rivelarsi “sbagliata” ha convinto un giudice penale di Treviso a sollevare la penna ed evitare di firmare la condanna per un presunto contrabbandiere.

Cristian Vettoruzzo “scosso” dalla normativa di febbraio sulla responsabilità civile dei magistrati ha rinviato la questione alla Corte Costituzionale. Come dire, difficile pronunciarsi “in nome del Popolo italiano” se poi a pagare sono io. Il magistrato avrebbe dovuto sentenziare sulle responsabilità di un locatario di un capannone nel quale erano stati trovati 47 quintali di sigarette di contrabbando. «Dal dibattimento erano emersi solo elementi indiziari – spiega Vettoruzzo – e la valutazione di questi è particolarmente difficile e rischiosa in ordine alla correttezza dell’esito del giudizio». La legge introduce la possibilità che in caso di errore la vittima possa chiedere il risarcimento del danno allo Stato il quale ha l’obbligo di rivalsa sul magistrato mediante trattenuta mensile fino a un terzo sullo stipendio.

Ed è stato proprio questo aspetto a fare ammettere a Vettorazzo che un magistrato non può sentirsi «umanamente» sereno. «Per forza di cose – scrive nell’ordinanza – se sa che la sua attività di valutazione potrà comportargli una responsabilità civile per danni, il giudice sarà portato, quale essere umano, ad assumere la decisione meno rischiosa che nel processo penale è quasi sempre identificabile nell’assoluzione dell’imputato».  (…)

Sinceramente penso che questa vicenda mostri il peggio della magistratura italiana; la pavidità, il ritenersi non “giudici” ma giustizieri, che il giudice debba sposare sempre le tesi del PM, l’equazione inquisito = condannato. Tutti motivi per i quali la comunità europea ci ha giustamente sanzionato.

Partiamo dalla parte in grassetto:

«Dal dibattimento erano emersi solo elementi indiziari – spiega Vettoruzzo – e la valutazione di questi è particolarmente difficile e rischiosa in ordine alla correttezza dell’esito del giudizio»

Ci sono indizi ma non sono prove che inchiodano. Un principio della giurisprudenza moderna è “in dubio pro reo” ovvero che si deve condannare solo se le prove sono chiare e “oltre ogni ragionevole dubbio”. Se ci son solo elementi indiziari significa che non ci son prove, e quindi dovrebbe essere automatica l’assoluzione. L’alternativa quale sarebbe? che in primo grado si condanni in ogni caso perché tanto c’è l’appello? Questa mentalità ha partorito mostruosità giuridiche come il processo dell’Aquila, processo dove la sentenza di I grado non è stata riformata ma ribaltata e demolita dal secondo grado. Eppure ciò non avrà alcuna conseguenza verso il giudice di I grado. Oppure l’indecente balletto del caso Knox-Sollecito.

Mi sembra che la decisione nel caso sollevato dal giudice sia chiara: le prove sono insufficienti e quindi è d’obbligo l’assolvere, per quanto questo possa portare ad un potenziale delinquente in libertà. L’assoluzione, nel caso, di un delinquente non è colpa del giudice, può essere colpa di indagini fatte con leggerezza dalle FFOO oppure di scarsa professionalità del pubblico ministero. In uno stato che vuol dirsi moderno e civile per condannare servono prove, prove che reggano al contraddittorio fra le parti, non servono impressioni o “il popolo sostiene/vuole che” in pieno stile santa inquisizione.

Altra parte molto critica verso la magistratura è:

se sa che la suaattività di valutazione potrà comportargli una responsabilità civile per danni

Capita ai medici, ai dirigenti pubblici, a chiunque debba prendersi la responsabilità ultima di una decisione. Se un magistrato non vuol prendersi la responsabilità di fare il magistrato l’unico è che dia le dimissioni e scelga qualche lavoro dove non sia richiesto di prendere alcuna decisione. La legge non parla di generico errore ma fa scattare la responsabilità del magistrato solo in caso di:

Art. 2. Responsabilità per dolo o colpa grave.

  1. Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale.
    2. Nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto nè quella di valutazione del fatto e delle prove.
    3. Costituiscono colpa grave:
    a) la grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile;
    b) l’affermazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
    c) la negazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento;
    d) l’emissione di provvedimento concernente la libertà della persona fuori dei casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Art. 3. Diniego di giustizia.

  1. Costituisce diniego di giustizia il rifiuto, l’omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio quando, trascorso il termine di legge per il compimento dell’atto, la parte ha presentato istanza per ottenere il provvedimento e sono decorsi inutilmente, senza giustificato motivo, trenta giorni dalla data di deposito in cancelleria. (…)

Quindi il risarcimento scatta solo se c’è dolo o colpa grave oppure gravi omissioni in atti d’ufficio e la decisione su una eventuale condanna al risarcimento è lasciata alla magistratura stessa.Il fatto che un magistrato abbia paura delle decisioni dei colleghi dovrebbe essere un fatto alquanto grave che faccia pensare e riflettere bene. Non vedo poi dove ci siano penalizzazioni rispetto ad altre categorie. E se domani l’ordine dei medici chiedesse, in nome della tranquillità dei medici, che i risarcimenti per malasanità, dolo o colpa grave del singolo medico, non vengano addebitati al reo ma se ne faccia carico l’SSN perché un chirurgo non può entrare in sala operatoria con quelle preoccupazioni?

 

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Un pensiero su “Un giudice…

  1. Un giudice ha assolto una persona perché il materiale portato alla sua visione era solo indiziario. E’ una notizia? Dovrebbe essere l’assoluta normalità. Invece è una notizia perché il giudice e la stampa si lamentano che il giudice non ha potuto fare lo Zorro giustiziere… Esticazzi, per me questa è la dimostrazione che la legge sulla responsabilità civile FUNZIONA 😀

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