comprensione del testo e amor di polemica…

Stavo leggendo l’ennesima pseudopolemichetta sindacale sul fatto quando ho beccato una perla colossale, perla che però dimostra due cose:

la prima è che è vero che in italia c’è un mostruoso analfabetismo funzionale(1), gente incapace di capire anche testi di mediobassa difficoltà, per indenderci roba che va oltre i semplici: “seduto” “cuccia” “kittipakka!!!1111!!!”.

E la seconda è che molti confondono i diritti con i capricci e pensano che siccome loro ci hanno i diritti tutto il mondo debba attivarsi per soddisfare i loro capricci.

Il brano incriminato è questo:

Non è espressamente vietato parlare con i giornalisti. La questione è molto più sottile. I dipendenti comunali (insegnanti inclusi) devono infatti – per contratto – tenere uno “stile di comportamento consono al prestigio di Roma e alla sua funzione di Capitale della Repubblica”. E non solo. Devono anche assumere “comportamenti tali da stabilire un rapporto di fiducia tra i cittadini e l’amministrazione”. Infine, il dipendente deve “astenersi da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione”. In sostanza, si sta vietando ogni contatto con i giornalisti, comprese le comunicazioni con sms, chat, social network, email e foto. E per chi trasgredisce è previsto un provvedimento disciplinare.

Strano che il giornalista non si sia accordo della contraddizione marchiana in quel periodo, se non espressamente vietato parlare con i giornalisti non si può vietare alcun contatto con loro quale che sia il mezzo usato. Il limite, giusto, è che il dipendente non deve rilasciare alcuna dichiarazione pubblica offensiva nei confronti del proprio datore di lavoro. Questa, oltre che puro buon senso, è una clausola standard di qualsiasi contratto di lavoro. Il dipendente, che magari allena una squadretta di calcio, può contattare i giornalisti per parlare dei risultati dei suoi pulcini, il dipendente comunale che guida la società culturale: il cinema esistenzialista postmoderno dei fratelli lumiere può tranquillamente rilasciare interviste sulla rassegna che stanno organizzando senza paura di essere sanzionato. Rischia la sanzione se, invece di parlare di cinema, di calcio  o del meteo, comincia a sparlare dei propri datori di lavoro o dell’amministrazione.

Alla lettura dello strafalcione mi è sorto il solito dubbio: incapacità del giornalista o esagerazioni in malafede? Sconfortante anche che nei commenti molti bevano quella cavolata come acqua fresca e si piazzino a blaterare del diritto alla libertà di espressione inteso, da loro, come diritto a dire il cazzo che a loro piace.

Anche proseguendo la lettura dell’articolo ho avuto l’impressione che il giornalista non conosca (o faccia finta di non conoscere) come funziona il provvedimento disciplinare all’interno della PA o di una azienda privata. Ignora che, nel caso di sanzioni che vadano oltre il rimprovero verbale (che praticamente non vale un bip…) il dipendente debba essere sentito dalla commissione di disciplina e che possa farsi assistere da un sindacalista. E che in caso di abusi sia possibile anche ricorrere alla magistratura.

Non so se sia peggio chi scrive articoli così approssimati oppure chi se li beve come acqua fresca…

(1) A differenza dell’analfabetismo vero e proprio l’analfabeta funzionale riesce ad associare alla parola il suono delle sillabe però non riesce a comprendere il significato di testi di media difficoltà.

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3 pensieri su “comprensione del testo e amor di polemica…

  1. Dalla mia, che sono sospettoso, suggerisco che ci sia una finzione d’ignoranza e non un’ignoranza vera e propria. Anche perché lo scrivente vive in quel mondo e come pensa una cosa del genere e la esterna, addirittura la scrive, qualche collega potrebbe spiegarli il cortocircuito logico.

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  2. Così com’è, nel contesto della mia percezione deviata del giornalista moderno, non mi sembra una contraddizione: dice che, per malafede o senso di giustizia, il giornalista non può trovare un alleato nel tiro di palata di fango addosso ad un ente pubblico nel dipendente dell’ente pubblico stesso.
    Oltre alla stupidità, sotto questo filtro, si nota cattiveria e frustrazione in chi commenta sproloquiando di libertà d’espressione (in aggiunta anche a quanto dice dmitri, cioè che questa gente, se non fa finta, non ha mai lavorato una giornata in vita sua e non saprebbe essere professionale manco a prenderla a pedate), che non potranno vedere alcuni mostri e alcuni ladri sbattuti in prima pagina…

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