venti secondi per valutare un curriculum

Stavo discutendo sul fatto quotidiano di test invalsi quando ho visto, nel forum, questo messaggio.

Otello • 4 ore fa
è arrivata la mitica “meritocrazia” non siete contenti?
li dove ci sta in 20 SECONDI selezionano i curricula
la tua vita decisa da un precario sottopagato a contratto, se non gli piace la tua faccia sei fuori.. se detesta la tua scuola elementare sei fuori, se sei figlio di papà sei dentro comunque e sempre…
in più i soliti baroni universitari ci camperanno per insegnare come scrivere un curriculum per far centro nei mitici 20 secondi e se non sapete scrivere un curriculum perfetto sarà ovviamente solo per colpa vostra.
voi cosa credevate che fosse la mitica “meritocrazia”?

messaggio a cui ho risposto:

bastano 20” per individuare CV da spedire in fretta nel cestino della carta straccia…
quando leggi il nome di qualche diplomificio che rilascia i titoli
quando vedi un tempo luuuungo di laurea o vedi qualche laurea in scienze della fuffa teoretica…
le imprese non son la charitas1.

e che ha causato le conseguenti risposte fra cui:

Kicky Shevathas (je suis PAVI) • 2 ore fa
Dovrei fare risorse umane: magari non ci metto 20” ad individuare un cv da buttare nella carta straccia, ma noto che mi basta leggere un commento di 5 righe per essere portato alle stesse conseguenze…

cicex Shevathas (je suis PAVI) • 3 ore fa
Se si assumessero ‘persone’ non basterebbero 20 sec.
Un università di pregio, la laurea con una sessione di anticipo in una facoltà che non sia fuffa teoretica danno la certezza di un buon candidato? Sa quanti cretini inutili ho conosciuto che rientravano in questi canoni e quante persone veramente valide che non ci rientravano?
Se fosse come dice lei non ci sarebbero i colloqui. ma dei lettori ottici in cui inserire i cv che danno la ‘risposta’ …. si o no…. che tristezza…..

Sembra che i due commentatori non abbiano compreso bene quanto avevo scritto “bastano 20” per individuare un CV da spedire nel cestino della carta straccia”, i venti secondi servono per trovare quelli certamente da eliminare, non di certo per trovare il candidato migliore per l’azienda. Se riuscissi a trovare in venti secondi il candidato ideale per l’azienda minimo sarei proprietario di una signora società di consulenza sulle risorse umane…

Perché generalmente bastano venti secondi per trovare i CV da eliminare? se ci si pensa è semplice; le selezioni sono un costo e, dovendo esaminare tanti candidati le aziende preferiscono chiamare partendo da quelli che sembrano più promettenti. Se per un posto hanno 100 candidati non esaminano tutti e 100, fanno la graduatoria finale permettendo sia a Tizio, laureato con un anno di anticipo in una università seria che a Caio, laureato dopo 10 anni di fuoricorso nel’ Intergalattic University of Pabillonis (noto diplomificio).

No, esaminano magari i primi 5 e se trovano quello che va a loro a genio è assunto. Non chiamano gli altri 95.  La scelta del dipendente fra i privati non è un concorso pubblico2 e non devono garantire a tutti le pari opportunità. Ecco perché le HR vengono addestrate ad individuare da subito i CV da spedire nel cestino della carta straccia.

CV scritto male, tempo di laurea lungo, voto basso, studi svolti in noti diplomifici son tutti fattori che destinano il curriculum nel cestino e che vengono individuati da subito.

È un sistema giusto? la precedente è una domanda senza senso, la selezione del personale non è una gara olimpica dove devi permettere a tutti di partecipare.

Rischio di perdere qualcuno veramente valido e capace? Sì ma l’alternativa è spendere un sacco per cercarlo. La questione è la stessa dei test per il numero chiuso, con i test elimino sicuramente qualcuno che potrebbe diventare un buon medico ma per un eventuale futuro buon medico che elimino, elimino anche novantanove studenti che non avrebbero combinato niente e che avrebbero consumato risorse (tempo-docente, sedie in aula, spazio nel laboratorio) inutilmente.

I due commenti sono comunque interessanti perché mostrano come molti ancora non riescano a capire come ragionino le aziende e come giri il mondo. Pensano che il compito del selezionatore sia chiamare chiunque invii il curriculum per una chiacchierata davanti ad una buona tazza di te per conoscersi e parlare dei massimi sistemi… non c’è molto da stupirsi se poi quando arrivano alla realtà finiscono frustrati a lagnarsi di tutto e tutti, tranne che di loro stessi (e della scuola che invece di insegnare loro come funziona il mondo gli ha illusi di vivere nel villaggio dei puffi).

(1) Sì, ho sbagliato e ho scritto il nome con la grafia latina.

(2) Quello che non fanno le HR per i privati (spazzar via la maggior parte dei candidati indegni) per lo stato lo fa la preselezione.

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21 pensieri su “venti secondi per valutare un curriculum

    • il tempo di laurea è un fattore che viene preso in considerazione ma insieme a tanti altri. Se hai altre caratteristiche che rendono appetibile il tuo CV puoi anche cercare di farlo passare in cavalleria; in questo un buon centro per l’impiego può dare una mano.
      Quello che generalmente viene scartato è il CV con: 2000 diploma in…
      2014 laurea triennale in …
      Competenze:
      bla,bla,bla,bla,bla,bla,bla, … 15 righe … bla,bla,bla.

      Che ci creda o no è il formato standard del CV del peraccottaro informatico… 😀 (magari ci faccio un articolo)

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  1. Interessante vedere come si sia radicata una certa visione romantica del colloquio come esperienza psicoanalitica più che lavorativa. Viene a mancare il necessario pragmatismo (tipico dei paesi anglosassoni) che permette di vedere e chiamare le cose per quel che sono, e non per come ci piacerebbe che fossero.

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      • Poi, tanto per dire, questo salace Otello che discetta caustico sull’arte del compilare CV, prima di lagnarsi di baroni e della società intiera, meglio farebbe ad imparare a scrivere un post quantomeno decente (sintassi e tutta quell’altra roba). E che diamine!

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    • Secondo me invece c’è una visione “ingenua” per cui il colloquio è legato alle performance lavorative. Magari siete tutti ingegneri e per voi è così, magari non vi è mai capitato di sentirvi dire “Durante gli studi ha lavorato?” “No durante gli studi ho studiato” “peccato sa, anche io ho lavorato sempre durante gli studi e chi lavora durante gli studi poi ha una marcia in più” Cazzate come questa (perché sono assolutamente cazzate) mi fanno sempre dubitare quando si parla di CV e colloqui come di un sistema perfettissimo in cui se non vai avanti è colpa tua che non sai scrivere un CV. Per la cronaca, io non ho lavorato durante gli studi, ma ai colloqui me la spaccio comunque perché mica son pirla e soprattutto perché sfido chiunque a dimostrare che lavorava visto che son tutti in nero 😀

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  2. Dico la mia sulla questione dei curriculum per valutare i professori. La capisco ma solo in parte. Il colloquio di lavoro spesso (in certi ambienti più che in altri sicuramente, ma io ho avuto esperienza di ambienti disparati) è molto opinabile, basato più sulla ricerca di un’affinità elettiva, sulla similitudine (ha fatto la mia stessa scuola, ha fatto le mie stesse esperienze di vita, veste e parla come me, viene dalla mia stessa terra), tutti fattori vagamente incidenti sulle possibili performance lavorative future, ma da alcuni recruiter che si sentono molto Freud e ti giudicano per come ti siedi più che per quello che hai fatto ritenuti estremamente importanti.

    Questo per dire che il sistema dei curriculum per me è visto in modo un po’ troppo romantico e idealizzato, l’errore che si fa è confrontare una visione _perfetta_ del sistema dei CV con la peggior interpretazione del sistema attuale.

    Poi nel merito della questione, esiste il sistema delle graduatorie che assegna un punteggio a un docente. Punteggio alto se ti sei laureato con ottimi voti, se hai fatto un master, se hai insegnato e quanto hai insegnato, se hai fatto una scuola tipo SISS o simili, se hai fatto dei master legati al campo della didattica, se hai fatto formazione post-laurea. Spiegatemi cosa altro ci deve mettere un professore, oggi, in un CV che sia più completo e pertinente di quello che già contribuisce a dare il punteggio di graduatorie. E quanto può essere più efficiente chiamare i primi 10 di una lista meritocratica (la graduatoria) rispetto a spulciare i 10’000 CV che arriveranno ogni giorno in una scuola ambita. Mancando un sistema per valutare l’operato dell’insegnante che già insegna, quello che resta di arbitrario nel valutare un CV è proprio quello che si dice nei vari articoli: “vedere se esce da una scuola buona e quanto ci ha impiegato a laurearsi”. E chi decide se la scuola da cui vieni è buona? 90 volte su 100 vuol dire “è buona perché è quella da cui vengo anche io”…

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    • in realtà per valutare il CV dei docenti ci si può rifare alle tabelle ministeriali di punteggio, tale titolo vale X punti, talaltro vale Y. E poi vedere se il docente abbia fatto qualcosa di molto attinente al POF tirato fuori dalla scuola. Se il POF indica come fondamentale ricamo e uncinetto, il docente che ha già organizzato attività simili partirebbe avvantaggiato. Il sistema chiamo a mio cuggino perché è mio cuggino, nonostante quanto dicano i sindacati, lo vedo un poco in salita. Il problema sarebbe dimostrare al provveditore e poi nel caso al TAR, che si tratta di un atto validamente motivato…

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      • Ma tu mi stai davvero dicendo che un preside (o la segretaria ovviamente) dovrebbe spulciarsi i CV e farsi i conti per correlare quello che sta sul CV con i dati delle tabelle ministeriali di punteggio? Quando ora già è un casino in casi di supplenze chiamare i primi 10 della lista, aspettare le risposte ecc… Poi non so, io ho esperienza sul Liceo Scientifico e magari per scuole più “specifiche”, tecniche ecc le esperienze extra-insegnamento hanno più senso, ma in generale non capisco quale possa essere la grande importanza dei CV, è un sistema fallibile e macchinoso già nel mondo del lavoro, figuriamoci nella scuola.

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        • Mi sembrano falsi problemi. La scuola potrebbe chiedere un formato standard o fornire un template standard per il CV dei docenti, se il docente deve essere scelto dalla scuola. Cosa che già capita quando la scuola, per i suoi progetti, chiama dei docenti esterni.
          L’utilità del CV potrebbe essere quella di selezionare, fra tanti docenti “egualmente bravi” quello che magari ha partecipato a progetti di un determinato tipo o che ha lavorato a POF (piani offerta formativa) analoghi a quanto sta proponendo la scuola.
          Poi come ho scritto il sistema perfetto non esiste e non esisterà mai. Esistono però i sistemi meno peggio.

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          • Si capisco il tuo punto di vista ma mi sembra un gran sbattimento per quei pochissimi casi in cui il POF è veramente una cosa particolare. Il sistema meno-peggio sarebbe un’evoluzione delle graduatorie, e un controllo sul fatto che SISS e master non siano fuffa per avere punti ma corsi “reali” in cui si insegna qualcosa di utile didatticamente.

            Poi per chi non ha mai insegnato… a che serve il CV? A vedere da che città o scuola proviene? Immagino che le supplenze saranno chiamate ancora per molto dalle buone vecchie graduatorie

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          • in realtà le graduatorie dovrebbero sparire. Si imbarcano tutti i docenti e quelli senza cattedra verranno destinati a fare da tappabuchi solo che quello che prima erano i docenti con le ore a disposizione in una singola scuola con la riforma saranno docenti con le ore a disposizione o di una rete di scuole o di una intera provincia.

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  3. Capisco, ma ancora non vedo come cambiare il sistema di reclutamento possa “migliorare” la scuola. Oggi ci sono graduatorie a esaurimento, di merito (per concorso) e di istituto, e il sistema per quanto migliorabile funziona bene specialmente per gestire supplenze e tappabuchi in modo abbastanza automatizzato. Tra l’altro non ci sono molti professori che scelgono una sola scuola, di solito la disponibilità è data per più scuole di una provincia.

    Il problema principale della scuola restano, a mio parere, gli insegnanti GIA’ in ruolo, e su quelli non so cosa si possa fare.

    Altra cosa su cui sono d’accordissimo è vietare il passaggio da sostegno a ruolo “normale”, così come son sempre stato un po’ diffidente verso il meccanismo del cambio regione: faccio punti e graduatoria alla scuola di poggibonsi di sotto e poi ZAC mi sposto nella graduatoria di Milano e sono tra i primi. Che esperienza hai in questo caso nell’insegnare in un contesto che non sia Poggibonsi di sotto?

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