lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie…

Stavo leggendo “Lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie” a cura della LIP scuola, un movimento che porta avanti una proposta alternativa alla “buona scuola” di renzi. L’ho trovato molto interessante perché mostra tanti difetti della scuola e del suo sindacalismo: malafede, autoreferenzialità (la scuola è solo per i professori, gli altri non contano un…), un mix di idealismo pseudo don milani e le solite, inalterate da 30 anni, lagne.

Cari studenti e cari genitori,
vorremmo provare a spiegarvi i motivi che ci hanno fatto scegliere di scioperare il 5 maggio 2015.
(…) Infatti quando si protesta non andando al lavoro si perde lo stipendio di quella giornata; quindi chi decide di scioperare è come se pagasse direttamente per manifestare il proprio disaccordo.

Infatti, se verranno approvate le proposte presentate, il senso della scuola pubblica (così come previsto dalla nostra legge più importante che è la Costituzione della Repubblica Italiana) verrebbe completamente alterato.

La Costituzione, i soliti richiami ai valori della Costituzione, beh ne dico uno: articolo 97 comma 3

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Come la mettiamo con i tanti precari che verranno, per l’ennesima volta, regolarizzati ope legis senza che abbiano superato un concorso? con i tanti che, nonostante non siano riusciti a passare le preselezioni del concorso del 2012, verranno regolarizzati? Come si può avere una scuola di buona qualità con docenti di pessima qualità? Eppure nei tanti volantini che girano “pro sciopero” di questo problema proprio non se ne parla.

In questa lettera non vi parleremo di come potrebbe cambiare il nostro lavoro, ma di come potrebbe cambiare la scuola per le famiglie e per gli alunni.
Vi sarete accorti che, da qualche anno, chi parla di scuola lo fa come se parlasse di un negozio, di un’azienda, di una fabbrica. Ci sono le “offerte” formative, si cerca di “risparmiare” razionalizzando, i responsabili sono i “dirigenti” e non più i presidi, le scuole si fanno “pubblicità” sui giornali, i “profitti” degli alunni sono valutati con i test; perfino il termine “competenza” è spesso avvicinato al significato della “competizione”, cioè di una gara, e non interpretato nel suo senso originario che è “andare insieme” o ancor meglio “arrivare ad uno stesso punto”.

Traduzione: cari genitori aiutateci a far credere ai vostri figli che si vive nel villaggio dei puffi, dove tutti, dal puffo secchione al puffo ignorantone, hanno diritto al successo formativo (un bel diplomino da appendere in salotto) e dove la competizione per un posto di lavoro, un lavoro migliore, non esiste. Aiutateci ad illuderli fino a quando saranno a scuola. Poi, che si fottano. Cazzi loro se le aziende preferiscono gli operatori di call center rumeni, con la stessa competenza ma più economici, quando l’unico corso di laurea cui riusciranno ad immatricolarsi senza debiti sarà scienze della fuffa teoretica e del lavaggio insalata al fast food, aiutateci ad evitare che qualcuno possa far prendere coscienza ai gggiovani della loro ignoranza… I test invalsi non sono la panacea ma, se qualcuno ha testa e vede che al test non riesce a cavare un ragno dal buco, qualche domanda sulla sua preparazione se la dovrebbe porre.

È molto importante fare attenzione alle parole che si usano(…) La scuola non è un supermercato o un’azienda dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera; “la scuola è un organo costituzionale “(2) che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, di far crescere e formare cittadini valorizzando la loro persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno e di ciascuna.

Per completezza riporto la nota (2):

(2) Lo ha detto Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione.

Quella è stata la parte che mi ha fatto sobbalzare. Ad una lettura affrettata o da parte di qualche ignorante si potrebbe pensare che la scuola sia un organo costituzionale visto che lo ha detto Calamandrei. Peccato che sia un affermazione falsa e presentata maliziosamente come se fosse vera. La scuola non è un organo costituzionale. Gli organi costituzionali sono:

II. Gli organi costituzionali

Si devono considerare organi costituzionali dello Stato quegli organi che partecipano alla funzione politica: cioè prendono parte all’individuazione dei fini che lo Stato è chiamato a perseguire. Tali organi sono direttamente disciplinati dalla Costituzione ed una modifica degli stessi porta all’emanazione di norme costituzionali.

Essi sono: il Presidente della Repubblica, il Parlamento, composto da Camera dei Deputati e Senato, il Presidente del Consiglio dei Ministri e l’intero Governo, l’organismo della Magistratura, gli Enti territoriali autonomi.

Gli organi di rilievo costituzionale sono, invece, quelli che, pur non partecipando alla funzione politica, ne’ essendo essenziali alla struttura costituzionale dello Stato, sono elencati, ma non direttamente disciplinati dalla Costituzione, che rinvia alla legge ordinaria la disciplina della loro organizzazione, struttura ed attività.

Gli organi di rilievo costituzionale sono: il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, il Consiglio Superiore della Magistratura, il Consiglio Supremo di Difesa. (Qui)

E la domanda che mi pongo è: ignoranza o malafede? come mai i docenti, che dovrebbero essere quelli che insegnano, prendono un simile svarione o tentano simili mezzucci per nobilitare la loro causa? E’ proprio vero che la frequenza di richiami e citazioni della costituzione è inversamente proporzionale alla sua conoscenza. Si parla tanto contro la deriva pubblicitaria della scuola e si ricorre ai soliti mezzucci dei pubblicitari di quarta categoria di dire alla fine e scrivere con parole piccole “l’offerta per avere il cellulofonino gratis prevede il pagamento di questo e quello e quell’altro per 30 anni…” La scuola non è un supermercato vero, ma non è neppure una greppia. Il compito della scuola è insegnare e diffondere cultura, cultura reale e non l’inutile erudizione alla don ferrante. Dalla scuola mi aspetto che riesca a portare i ragazzi a risolvere con facilità un test cretino sulla comprensione del testo e le capacità logiche…

In definitiva le famiglie, che già contribuiscono in maniera importante, pagheranno molto di più anche perché sul piano della cosiddetta “Buona Scuola” sono previsti: l’entrata di “sponsor” che condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa, il finanziamento delle scuole private ed il versamento di parte del proprio contributo fiscale per finanziare i progetti scolastici.

Che male c’è ad avere gli sponsor? prima ci si lamenta che i privati non vogliano investire nella scuola e poi ci si lamenta che i privati possano investire. Coerenza questa sconosciuta. Parliamo anche del 2 per mille alle scuole: quelle son tasse dovute e già pagate. Non è che se non dichiari a chi destini il tuo 8 per mille quello ti viene reso.

In televisione è stato detto che sarebbero stati assunti molti insegnanti precari che avrebbero risolto il problema dei supplenti; poi però, quando è stato il momento giusto per assumerli, il Governo non lo ha fatto e, per farlo in misura inferiore a quella necessaria, ha preteso in cambio una delega su 13 fondamentali aspetti della scuola. In pratica è come se qualcuno dicesse: “Assumerò una parte degli insegnanti solo se poi posso decidere da solo come trasformare la scuola”.

Nessuna difesa del III comma dell’articolo 97 della Costituzione…

In televisione non si dice che l’integrazione degli alunni con disabilità sta per assumere un carattere sempre più sanitario e meno scolastico; in tal modo il personale di sostegno sarà sempre di meno, i centri specializzati sempre di più e si realizzerà quel processo di separazione fra alunni cosiddetti normali ed altri cosiddetti con Bisogni Educativi Speciali che non aiuterà a migliorare la scuola dell’inclusione.

I BES sono bisogni che i normodotati possono avere per un breve lasso di tempo e che devono essere giustificati. I disabili sono a parte e, da ex docente, posso dire che la scuola dell’inclusione spesso, troppo spesso, è scaricare un disabile in classe e lasciare che se lo smazzino docenti e compagni. Quella non è integrazione è mero paraculismo. Integrazione quale, di chi? specificare e parlare di casi concreti grazie. Parliamo ad esempio di quando ti trovi in classe un disabile grave che si alza e gira per i banchi rovesciando tutto, parliamone. Come integrarli, chi deve fornire i supporti, quali e perché. Parliamone. Fatti non pugnette slogan.

È facile prevedere cosa accadrà nel giro di pochi anni: si moltiplicheranno le scuole private per chi potrà permettersele, si creeranno le scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e si moltiplicheranno le scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B, scuole per ricchi e scuole per poveri. Un salto indietro di decenni. Cresceranno le disuguaglianze in modo drammatico, di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori mentre i figli degli operai faranno gli operai.

Anche adesso lo sono. Lo sono perché il figlio del dottore sa di non aver fatto una cippa a scuola e va a ripetizione. Il figlio dell’operaio è convinto di sapere di tutto e di più perché ha 15 in matematica e, al test universitario, capirà che oltre le moltiplicazioni c’è di più…
Spiace dirlo ma le scuole di serie A e di serie B esistono già da oggi. Alzi la mano chi pensa che il miglior liceo classico della città sia la stessa cosa delle professionali di qualche zona svantaggiata O che la scuola media della Milano bene sia la stessa cosa di quella di Scampia…

Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità; non lo è quella dove un dirigente da solo, sulla base di criteri arbitrari, deciderà di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare; non lo è quella dove le decisioni verranno condizionate dalle aziende; non lo è nemmeno quella dove le “buone scuole” saranno finanziate solo se le stesse otterranno un buon risultato nei test; non lo è infine quella dove il contributo dei genitori è più alto dei contributi statali.

La scuola dove i docenti potranno fare i loro porci comodi senza dover pagar dazio e senza che nessuno possa sindacare il loro lavoro o la preparazione dei loro studenti è una buona scuola? Ho partecipato a progetti scolastici da studente (corsi post diploma) e ho visto (da docente) come venivano organizzati dalle scuole. Molte delle accuse: scelte con criteri arbitrari, mio cuggino è bravo con il computer quindi insegnerà java al corso, scontri all’ultimo sangue fra colleghi per decidere chi doveva incassare questo o quello, classi abbandonate all’ITP (il sottoscritto) perché il docente in compresenza doveva fare lavori urgentissimi per i progetti (progetti pagati extrastipendio quindi a rigor di logica da portare a completamento in orario diverso da quello di lezione).

È contro questo simile progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso.
Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia.

Arriviamo alla parte propositiva, cosa c’è? nulla solo vacue supercazzole. “sperimentare concretamente forme di democrazia”, di grazia quali? assemblee d’istituto e di classe servono solo a segare lezioni e avere vacanze extra, quale democrazia? gli studenti decidono a maggioranza quali argomenti trattare del programma di matematica? viene votata, democraticamente miss liceo? Quale democrazia? La democrazia che da potere al collegio dei docenti? che poteri e chi ne risponde dell’uso sbagliato di eventuali poteri? Non ci può essere potere senza responsabilità. Se, per assurdo, il collegio dei docenti decidesse di comprare dalla miocuggino&co carta igienica 2 veli a 1€ al rotolo (quando al discount con 0.80€ prendi la confezione da 12) chi ne risponderà se la scuola poi non può più comprare sapone o altra carta? Ogni singolo docente del collegio? chi ha votato sì? La democrazia è bella ma talvolta non è per niente utile o funzionale.

Nel bellissimo film “Gli anni in tasca” di Francois Truffaut il maestro Richet parla ai suoi alunni, prima delle vacanze, dicendo loro: “Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente…. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente…”
Crediamo in queste parole come crediamo in un’altra scuola e quindi in un’altra società: solidale, inclusiva, pacifica.

Potete credere anche al grande Cthulhu, prima di spacciare film per la realtà potete fare la grazia di dirci come vorreste arrivare a quei risultati? come fare per realizzarla realmente? no, dipingersi di blu e mettersi a puffare tutto il giorno non funziona, almeno con gli homo sapiens.

Non investire sulla scuola è grave per il futuro dei vostri e dei nostri figli.
I veri problemi della scuola andrebbero affrontati seriamente garantendo partecipazione, dialogo, confronto, ascolto, rispetto delle persone, delle loro capacità, abilità e competenze.

Siamo a disposizione per confrontarci con chiunque lo desideri e per eventuali richieste di materiale utile ad una corretta informazione. Ringraziandovi per l’attenzione, Vi chiediamo di aiutarci a difendere la vostra scuola, la nostra scuola.

Potevate scrivere come volevate affrontare tali problemi. A me il messaggio è sembrato invece un voler fuggire dal discorso rifugiandosi nella fantasia. Purtroppo la realtà è anche competizione e prima te ne rendi conto meglio è.  E per il futuro dei figli è importante che si rendano conto di come giri il mondo; che abbiano la cultura per interpretare il mondo e agire nel modo più appropriato.  La scuola serve a quello, non a far credere che si viva ancora nel villaggio dei puffi.

Questo messaggio mostra i tanti difetti della scuola e del sindacalismo scolastico e spiega perché la scuola abbia preso schiaffoni da trenta e passa anni. Autoreferenzialità, alti ideali ma poche o nulle proposte concrete, la fantasia al posto della realtà e clamorosi svarioni come “la scuola organo costituzionale”. L’esempio palese del fallimento della scuola e del perché nazioni più concrete che ai sogni accompagnano anche derivate ed integrali e gli strumenti per realizzarli, ci stanno facendo mangiare la polvere. [Sì, i migliori laureati son molto graditi all’estero, i migliori, non di certo il laureato quadratico medio italiano.]

Io vorrei una scuola che fornisse gli strumenti per interpretare e capire il mondo, dove venisse insegnata la logica e come svolgere ragionamenti corretti, la matematica e la grammatica, che insegnasse come si riconosce e si valida una fonte, come si reperiscono le informazioni corrette, come i grandi del passato hanno discusso e tentato di risolvere le grandi domande (quelle la cui risposta è 42) voglio una scuola che si confronti con le altre scuole europee (non solo lato stipendio docenti)…

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7 pensieri su “lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie…

  1. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Sempre puntuali e pungenti le analisi che il buon Shevathas l’oscuro fa del mondo scolastico. Ottima lettura, ben argomentata. Consigliata a tutti.
    Quando pubblicheranno i risultati delle prove Invalsi scuola per scuola? Quando?
    Io mi aspetto che le scuole migliori inizino a pubblicare volontariamente i loro risultati così che quelle che non le pubblicano verranno automagimente classificate come poco valide.

    Liked by 1 persona

    • L’invalsi non è la panacea, ci possono essere molti fattori che influenzano i risultati e non è detto che ad una buona scuola corrispondano sempre buoni risultati o viceversa. Per come il test è strutturato è impossibile usarli per giudicare il prof. Tizio o il prof. Caio. Ci sono altri indicatori che dovrebbero essere considerati come: la reputazione della scuola fra i reclutatori o come sono andate le carriere universitarie e gli esami di ammissione agli studenti di quella scuola.
      Una misura precisa e oggettiva come potrebbe essere la misura della lunghezza di una trave purtroppo è impossibile. Al più puoi raccogliere indizi.

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  2. Due cose a proposito del perdere lo stipendio quando si sciopera.
    Primo: nella scuola dei miei figli è usanza avvalersi della possibilità di NON comunicare l’intenzione di sciopero. Di fatto poi la scuola non garantisce la regolarità delle lezioni, poi però l’insegnante è regolarmente a scuola a percepire il suo stipendio.
    Quindi sciopero a costo zero o qualcosa non mi torna? Qualcuno mi illumini, per favore.
    Secondo: quando l’insegnante sciopera, il genitore che casca nel tranello perde una giornata di lavoro, mentre se è furbo molla i bambini a scuola e sono cavoli degli altri insegnanti gestirseli tutti.
    Quindi, tutti ne fanno le spese, l’insegnante non quasi mai?
    Grazie

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    • Dipende dal preside, per prassi se non ci sono studenti in classe il docente non è tenuto a rimanere a scuola in quell’ora. Quindi se gli studenti scioperano il docente può andare a scuola, firmare, o firmare il giorno dopo, e recarsi alla manifestazione. Ufficialmente risulterà in servizio.
      Alcuni presidi impongono in ogni caso la presenza in servizio, ma son mosche bianche.
      Riguardo alla seconda domanda se un minorenne entra a scuola è responsabilità di quest’ultima custodirlo fino al termine dell’orario delle lezioni, l’unico modo per evitarlo sarebbe chiudere del tutto la scuola ed impedire fisicamente l’accesso. Ma capita molto raramente

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