Sulla chiamata diretta a scuola

il ladro vive nel terrore di essere derubato

Stavo leggendo le sbroccate contro l’ipotesi di chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, le trovo molto interessanti perché mostrano impietosamente cosa sia in realtà la scuola italiana negli intendimenti di molti docenti, ovvero uno stipendificio, una greppia dove si ha il diritto, sacrosanto, di mangiare senza venire disturbati.

A leggere i forum sembra che tutti i dirigenti scolastici mirino solo ad avere un codazzo di lacché e a fare “beneficenza” ad amici, parenti e conoscenti con i soldi della scuola assumendo magari il cuggino per insegnare matematica oppure facendosi corrompere per assumere tizio o caio. Quello che mi chiedo, e mi chiedo soprattutto come coloro i quali devono trasmettere la cultura non si rendano conto di una grave conseguenza del loro ragionamento. Ovvero: molti dirigenti scolastici sono ex docenti e se tutti i dirigenti scolastici sono farabutti di tale livello come può essere possibile che invece i docenti siano tutti integerrimi? Queste furbate e uso di fondi pubblici non per gli scopi cui son stati stanziati ne ho visto di persona; progetti creati tanto per prendere i finanziamenti e i cui insegnamenti son stati affidati all’amico e al cuggino. Ho visto voti alti dati ai lecchini capaci sono di lodare il  prof ma incapaci di capire cosa stavano studiando. Mi sa tanto che ci son molti ladri che temono ladri più ladri di loro.

La soluzione al problema del: “io sono il preside e chiamo a mio cuggino” è semplice: valuta la scuola, ma valutata realmente e non sul miglioramento dell’autoconsapevolezza quantokarmica, e se non raggiunge i risultati si legna il preside, solennemente. E vedrai come il preside ci pensa due volte prima di chiamare suo cuggino invece di qualcuno capace di spiegare la matematica. Ma questo significa che anche i docenti dovranno essere valutati… Ovvove ovvove…

Un altra cosa che trovo buffa son i comunicati contro l’idea, consideriamo questo:

http://www.metronews.it/15/04/11/scuola-53-mila-firme-contro-la-chiamata-diretta.html

Stavolta dovranno essere ascoltati i docenti italiani. Sarà il primo cittadino della Repubblica ad ascoltarli: il presidente Sergio Mattarella. Perché ad oggi, in soli pochi giorni, hanno superato quota cinquantatremila nella raccolta firme su change.org, petizione relativa a un punto preciso del Ddl scuola in discussione in Parlamento. Quello che sostengono gli insegnanti è che conferire al Dirigente Scolastico il potere di scelta dei docenti, istituendo albi regionali che di fatto li precarizzano, violerebbe non solo i diritti acquisiti di quei docenti, ma anche l’articolo 33 della Costituzione, secondo il quale “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La libertà d’insegnamento, infatti, implica un’autonomia didattica e metodologica che non potrebbe essere più garantita nel momento in cui, come pretende la Riforma, si aumentasse la discrezionalità del Dirigente Scolastico fino al punto di consentirgli la selezione della sua “squadra”, scegliendo un docente rispetto a un altro in base a criteri meramente soggettivi».

La petizione lanciata dalla pagina Facebook “La vera scuola gessetti rotti”, che raccoglie 11 gruppi di docenti (parliamo di centinaia di migliaia), viaggia a una media negli ultimi tre giorni di 11000 firme ogni 24. Un vero e proprio record.(1)

Prima cosa: violerebbero i diritti acquisiti. Cioè il diritto acquisito al vitalizio per i parlamentari è blasfemia pura mentre quello al posto a vita senza controlli e senza che nessuno debba sindacare sul lavoro svolto per i docenti è sacrosanto. Coerenza.

Seconda: il solito richiamo, a pera, alla costituzione. La libertà di insegnamento riguarda la possibilità per chiunque di aprire una scuola, una bottega d’arte e di insegnare arte e scienza. Non configura alcun obbligo per lo stato di pagare uno stipendio a chiunque desideri insegnare qualsiasi cosa.

Terza cosa, e mi ricollego all’apertura dell’articolo, la conclusione della parte in grassetto io la leggo come un: io voglio fare quello che mi pare senza che nessuno possa metterci bocca ma non accetto che altri, superiori gerarchicamente a me, possano agire nello stesso modo cui voglio agire io.

(1) occhio all’effetto sciame, una testa un voto, non un click un voto.

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3 pensieri su “Sulla chiamata diretta a scuola

  1. La scuola è stata veramente considerata uno “stipendificio” per molti anni, questo è uno dei brillanti risultati insieme alla bassa qualità in generale.

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  2. Confesso che anche io ho subito pensato agli “amici degli amici” quando ho saputo della chiamata diretta. Più che altro perchè in Italia va così.
    Il problema si risolverebbe valutando la scuola, contando quante persone che escono da quella scuola passano poi il test di ammissione all’università, o quante persone si laureano, o quante trovano lavoro in tempi brevi. Insomma, ci sono diversi criteri di valutazione che si possono introdurre e che potrebbero esprimere un giudizio globale sulla scuola.

    Per il resto, hai detto tutto.
    Quando ho letto dei “diritti acquisiti” ho avuto un conato.
    Io vorrei insegnare matematica, ma se questa è la gente che insegna in Italia, non fa per me. Penso che emigrerò (ma non terrò mai un blog in cui me la prendo con 60 milioni di persone aha isn’t it end of story 🙂 )

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