Sul valore legale del titolo di studio

da: http://www.nascitacostituzione.it/02p1/02t2/034/index.htm

Einaudi. Dichiaro che voterò contro questo emendamento (parla degli emendamenti all’articolo 34 della costituzione) come avrei votato contro l’articolo 27, così come era stato proposto dalla Commissione, perché ritengo che questo articolo consacri non la libertà della scuola, ma la sua schiavitù. O la lingua italiana vuol dire qualcos’altro di quello che dice o è evidente che questo articolo consacra la schiavitù della scuola e non la sua libertà. Infatti, il primo comma, già votato, dice che l’arte e la scienza sono libere e libero è l’insegnamento. Poi l’articolo seguita nei commi successivi a dire che la legge fissa gli obblighi delle scuole non statali ed assicura un equipollenza di trattamento scolastico rispetto agli alunni degli istituti statali. Non si sa che cosa ciò voglia dire. Acquista poi significato da quello che è detto dopo, quando si afferma che è prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini, quindi dal ginnasio inferiore al superiore, dal liceo all’università, e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Se la lingua italiana vuol dire qualche cosa, questo vuol dire che lo Stato o qualche organo pubblico stabilirà quali siano i programmi, quali siano gli insegnamenti che devono essere impartiti, programmi ed insegnamenti a cui tutti gli ordini di scuole pubbliche e private si devono uniformare. L’articolo significa letteralmente, per quello che dice, che si consacra ancora una volta il valore legale di quello che è il pericolo, la peste maggiore delle nostre università, il valore giuridico dei diplomi, dei titoli di dottorato e di licenza, che si rilasciano coi vari ordini di scuole. Mi si consenta di fare appello alla mia quasi cinquantennale esperienza di insegnante: ciò che turba massimamente le università è il fatto che gli insegnamenti, invece di essere indirizzati alla pura e semplice esposizione della verità scientifica, sono indirizzati al conseguimento di diplomi di nessun valore, né morale né legale. Poiché questo articolo consacra ancora una volta il valore legale a tutti questi pezzi di carta, io voterò contro.
Ricordiamo il colloquio che il Falloux, Ministro dell’istruzione pubblica, all’epoca di Napoleone II, ebbe con uno straniero. Interrogato intorno all’insegnamento scolastico in Francia, il Ministro tirò fuori l’orologio e disse: «Sono le undici; in tutti i licei francesi, pubblici e privati, si commenta quel determinato passo di Tacito alla terza classe liceale».
Questo noi non vogliamo e questo è concretato implicitamente nell’articolo in esame, in cui viene negata la libertà della scienza e dell’insegnante, proclamata nel primo comma. (Applausi).

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8 pensieri su “Sul valore legale del titolo di studio

  1. Shevatas, lo sapevi che l’abolizione del valore legale di titoli di studio è da sempre uno dei cavalli di battaglia di quel partito politico il cui segretario ha nome di battesimo Matteo? No, non quello al governo. E non da qualche tempo, fin dal 1996, cioè dalla scampagnata di 4 gatti sul Po.
    Miaoooo

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    • In effetti no, anche se condivido. C’è da notare comunque che oggi, pur rimanendo il valore legale di fatto quest’ultimo viene bellamente ignorato. Basta vedere le ricerche di lavoro o il fatto che all’università hanno praticamente rimesso gli esami di ammissione.

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      • Gli esami di ammissione ad ingegneria ci son sempre stati. E quelli che non superavano il punteggio minimo ma riuscivano lo stesso ad iscriversi (x disponibilità posti) o facevano una fatica bestiale oppure mollavano dopo uno due anni.

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          • Al Polimi io ho iniziato nel 1996 (o era il 97? Boh) ed il test era orientativo. Ma quelli sotto un certo punteggio o oltre una certa graduatoria… (ed io mi bullo di essere stato quattrocento e rottesimo su cinquemila)… Si capiva la graduatoria dal numero di tentativi per analisi I o Geometria. Ed anche con la selezione di fatto solo uno su quattro finiva.

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  2. quindi sei a favore?
    Io non vedo come de-normalizzare una cosa possa portare vantaggi: è ovvio che si creerebbe un vuoto giuridico nel quale si inserirebbero i peggiori parassiti, e di conseguenza sarà necessario ri-legiferare sulla questione. <
    La scuola non è un arte, o perlomeno non la scuola pubblica intesa com'è in uno stato sociale: in questo cotesto l'insegnamento ha un fine specifico, e per una serie di motivi che sono sicuro che tu capisca c'è necessità di standardizzazione.
    Poi forse ho capito male la questione… spiegami.

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    • Come hai, giustamente, detto tu serve una standardizzazione. Il valore legale del titolo di studio, ovvero il titolo certifica che tizio sa fare “sicuramente” questo e quello, ha imparato quest’altro e quell’altro ancora, ha senso se le valutazioni e le prove sono standard in maniera che un 80 di milano sia equivalente come capacità e competenze ad un 80 di palermo. Se la standardizzazione, come dimostra l’invalsi o i risultati dei test di ammissione universitari, non c’è il titolo non dimostra niente. Ha senso che abbia valore legale?
      Sì, c’è il problema delle professioni delicate, come quelle sanitarie, ma si può risolvere facilmente ponendo come requisito per l’esame di stato l’aver sostenuto e passato presso strutture universitarie accreditate tutti gli esami caratterizzanti il CdL in medicina.

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