La guerra non è un gioco…

Il bambino sardo di dieci anni
che vuole combattere con l’Isis

“Come si diventa islamici? Mi piacerebbe arruolarmi nell’esercito jihadista”. A pronunciare queste frasi, davanti a un padre esterrefatto, è un bimbo sardo di 10 anni, che ha anche espresso il desiderio di imparare a sparare col fucile in modo da diventare, da grande, un ottimo cecchino. (…)

Il genitore, Giovanni, ha raccontato la sua storia al settimanale Famiglia Cristiana. “Alle prime, io e mia moglie non abbiamo dato troppo peso a quelle frasi, ma la mattina in cui, accompagnandolo a scuola, mi ha recitato, senza interruzioni, l’intera formula di giuramento di non so che rito iniziatico jihadista, mi sono preoccupato davvero, considerando anche il fatto che il ragazzo non aveva mai manifestato particolare entusiasmo di fronte a una poesia da imparare a memoria”.(…)

“Grazie soprattutto all’interessamento del preside dell’istituto frequentato da mio figlio – dice il padre – scopro che un suo compagno, che contrariamente a lui ha libero accesso alla rete, aveva scaricato una grande quantità di video sull’Isis e le sue attività, e su altri gruppi estremisti islamici e li aveva condivisi con mio figlio e altri ragazzini”. Il preside quindi è intervenuto, ma le fantasie e i discorsi del bambino non sono cambiati molto, arrivando, pochi giorni fa, a commentare i fatti di Parigi e la strage alla redazione di Charlie Hebdo: “La colpa di quanto accaduto è di noi occidentali che abbiamo preso in giro il loro Dio“.(…)

da: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2015/01/28/il_bambino_sardo_di_dieci_anni_che_vuole_combattere_con_l_isis-5-405497.html

Non penso sia solo colpa di internet e dei malvagi islamici quanto anche di tanti sbroccati italiani che, in preda a severi attacchi di self hate, non fanno altro che sostenere che il nostro mondo sia marcio e corrotto e di come sia bello il mondo alternativo, qualunque esso sia. Basta ricordare la questione delle due ochette: tutti ad esaltare il loro coraggio e pochi che dicono chiaro e tondo che hanno fatto una serie incredibile di stronzate, anzi, nel caso si debba ammettere fuori dai denti che hanno fatto una cojonata storica si cercano mille giustificazioni; questo è uno dei tanti editoriali che deplorano gli attacchi che le poverine hanno ricevuto: “… si è pericoloso andare in siria impreparate come loro ma sono state rapite anche persone più esperte…”.

Logico che poi un bambino, che pensa solo in termini di bene contro male finisca influenzato e voglia andare in quella che lui ritiene essere la parte del bene. Il rischio è che entri in qualcosa di più grande di lui e poi ne esca dentro una cassa da morto, come capitato ad altri sciroccati partiti a combattere per il califfato convinti di andare a partecipare ad un torneo di “call of duty” e bruciati dall’incontro con la realtà…

 

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3 pensieri su “La guerra non è un gioco…

  1. Continuo a dire che i bambini NON devono avere libero accesso alla rete e che i genitori debbano prestare attenzione all’indice PEGI dei videogiochi.

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